Si conclude con il magnetismo di Robert Smith e dei suoi The Cure l’intensa tre giorni del Firenze Rocks. E, dopo gli headliner precedenti Lenny Kravitz e Robbie Williams, quest’ultima giornata è stata la più rock di tutte e indubbiamente anche quella che ha registrato il maggior numero di presenze.

Rockers nostalgici degli anni ottanta hanno raggiunto il Parco delle Cascine già dalle prime ore del pomeriggio. A preparare il pubblico all’evento clou della serata una serie di band provenienti dalla Gran Bretagna. I primi a guadagnare l’altissimo palco del Visarno sono gli irlandesi Just Mustard, seguiti poco dopo dagli scozzesi The Twilighit Sad, gruppo energico e dirompente capitanato dall’inquietante e teatrale James Grahm.
A trasportare il pubblico verso i The Cure ci hanno pensato i Mogway, non un semplice opening set, ma un vero e proprio concerto di un’ora e mezza: lunghe ipnotiche suite costellate da crescendi musicali e da esplosioni di chitarre elettriche.

Non appena si fa buio, arrivano loro. Simon Gallup, Reeves Gabrels, Jason Cooper, Roger O’Donnell, Perry Bamonte e soprattutto lui. Il magnetico Robert Smith che saluta il pubblico con una lunga e lenta passeggiata sul bordo del palco, prima di guadagnare il microfono e attaccare le note di Alone.
Questa l’intera setlist:
- Alone
- Pictures of you
- Hight
- A night like this
- Lovesong
- Secrets
- Just like Heaven
- Treasure
- Want
- A Fragile Thing
- Burn
- Fascination Street
- Alt.End
- Push
- In between days
- Play for today
- A Forest
- Trust
- From the Edge of a Deep Green Sea
- Endsong
- Lullaby
- The Walk
- Let’s go to bed
- Mint Car
- Friday I’m in love
- The lovecats
- Close to me
- Why can’t I be you?
- Boys don’t cry
a cura e foto di
Moris Dallini






























