Pecore sotto copertura

In arrivo al cinema un film decisamente sui generis! Cosa può accadere se, ad indagare su un caso di omicidio, sono delle pecore abituate ad ascoltare libri gialli prima di andare a dormire?

Domani, giovedì 7 maggio, arriva al cinema Pecore sotto copertura, diretto da Kyle Balda (Minions) e scritto da Craig Mazin (The last of us, Chernobyl). Quando George (Hugh Jackman) muore, il suo gregge di pecore decide di capire chi è stato ad ucciderlo: un plot interessante per una commedia per famiglie che gioca con le regole del giallo, divertendo e facendo riflettere.

Si tratta, infatti, di un film ben confezionato che può piacere ai più piccoli, istruendoli su temi come la morte e l’importanza di ricordare, ma anche ai più grandi, a cui strappa risate e – perché no – anche qualche lacrimuccia.

La trama

George vive da solo nel suo camper. O, almeno, senza altri umani: si occupa amorevolmente del suo gregge di pecore, che conosce ad una ad una, di nome e carattere. Tra le più importanti ci sono Mopple, che ricorda ogni cosa, Sebastian, taciturno e solitario, e Lily, la più intelligente di tutte. C’è anche un agnellino ancora senza nome, nato d’inverno e per questo allontanato dal gregge per superstizione.

Le giornate di George sono completamente dedicate alle pecore, a cui legge, ogni sera, qualche capitolo di un giallo. Ma è sempre Lily a capire per prima chi è il colpevole.

Quando George muore in una notte temporalesca, saranno dunque proprio le pecore ad assumersi il compito di capire chi è stato ad ucciderlo e ad aiutare Tim (Nicholas Braun), il povero poliziotto imbranato, ad arrestare la persona giusta.

Come in ogni buon giallo, gli indiziati sono diversi e ognuno sembra avere dei buoni motivi per essere sospettato. Le pecore, però, conoscono il gioco e vogliono provare ad arrivare alla verità, per il bene del loro amato pastore.

Concentrati sulla vittima

La trama del mistero da risolvere segue perfettamente le regole del giallo letterario ed è appunto tramite esse che le pecore mandano avanti l’indagine. Dopo aver trovato il coraggio di uscire da ciò che fino a quel momento era stato tutto il loro mondo – delimitato alla terra di George -, Lily, Mopple e Sebastian si avventurano nel Paese per seguire le indagini.

Fin da subito, la colpa viene data ad un vagabondo e compare una persona inaspettata. Due elementi che le pecore riconoscono come elementi iniziali di un caso. Poi, improvvisamente, appare un nuovo testamento che stravolge le carte in regola: una quantità inaspettata di soldi destinata alla figlia di George, appena arrivata in città. Nel testamento, sono citati anche diversi cittadini: il poliziotto, un macellaio, un altro pastore, un prete, una negoziante, un altro figlio di George.

Per le pecore, tutti sono possibili sospettati.

Ognuno sembra avere un conto in sospeso con George e, man mano, le pecore uniscono i puntini di un disegno più grande. Oltre ad aiutare Tim, il poliziotto, che le vede spuntare nei momenti più improbabili.

Un giallo ben congegnato, in cui le regole vengono esposte, per essere seguite come indizi e poi, come in ogni buon giallo, ribaltate. Ogni indizio ha il suo motivo. Il risultato è un intrigo divertente, pensato per i più giovani, forse sempliciotto per chi mastica gialli già da un po’.

D’altronde, l’indagine è quasi solamente un pretesto per esplorare in modo ironico e divertente il modo in cui potrebbe reagire un ovino a qualcosa che generalmente non viene mai associato ad esso: un caso di omicidio. Pecore e delitti sono ingredienti piuttosto originali, da mischiare assieme.

Le pecore diventano nuvole

Da sempre, le pecore sono uno dei più conosciuti simboli di ingenuità. Tutto il gregge, pur avendo caratteri variegati, condivide questo aspetto di purezza d’animo. Forse solamente Sebastian fa eccezione, in quanto solitario e abituato a sparire per giorni, invece che rimanere confinato nel terreno di George. Fin da subito, si capisce che non ha la stessa dabbenaggine che condividono le altre pecore, perché ha già visto la parte più brutta del mondo, lontano dalla sicurezza confortante del prato di George. Proprio per questo è lui a spronarle ad andare oltre i propri confini.

Gli altri elementi del gregge, invece, sono sempre stati confinati nel prato e hanno sviluppato la capacità (e abitudine) di dimenticare le cose brutte. Se avviene qualcosa di drammatico o spiacevole, infatti, basta contare fino a tre e rimuoverlo come non fosse mai successo. Continuando, così, a vivere una vita serena.

Una commedia dalle grandi tematiche

Tutto ciò che accade nella vita di un ovino è bello, fino al giorno in cui ogni pecora non va in cielo, diventando una nuvola. Lily non ricorda di averlo mai visto succedere, ma sa che è così. Per questo, la morte di George mette il gregge in difficoltà: le pecore credevano che morire accadesse solamente nei libri, ma scoprono che invece avviene anche nella vita reale. All’inizio, vorrebbero dimenticare e basta, ma Mopple li convince a non farlo. Solo lui ricorda tutto e sa quanto sia importante: perdere qualcuno è doloroso, certo, ma il punto è che è proprio la memoria che fa rimanere in vita chi si ama. Anche se fa male, almeno all’inizio.

Insomma, in questa commedia stupefacente viene dato grande spazio a temi tutt’altro che banali. Alla fine, i dilemmi esistenziali delle pecore non sono così lontani da quelli che affliggono anche le persone e, forse, farli vedere attraverso gli occhi di questi animali ingenui può essere d’aiuto anche per i nostri “cuccioli”, per capire alcuni concetti molto complicati. Come la morte e l’importanza di ricordare.

Gli agnellini d’inverno

Un altro tema che emerge dalla pellicola è quanto possa essere importante sentirsi parte di un gregge. A maggior ragione, quando ti senti escluso come un povero agnellino d’inverno, visto con astio per niente di più che un pregiudizio. Una colpa, insomma, che alla base non ha nulla più che il mese di nascita sbagliato.

In fondo, a tutti capita di sentirsi un agnellino d’inverno, fuori posto senza capire bene perché. Ancora una volta, le dinamiche del gregge riflettono quelle della nostra società, rendendo più comprensibile e vicino qualcosa che potrebbe sembrare complesso. Ciò che emerge, però, è il senso di appartenenza che permea tutta la pellicola.

Una commedia coraggiosa

Pecore sotto copertura ha un buon ritmo e riesce a dare il giusto spazio alle sue tre anime: quella comica, drammatica e poliziesca. Restituendoci una pellicola ben bilanciata e scorrevole, perfetta da vedere in famiglia o per una serata spensierata.

Insomma, la pellicola unisce un mistero ad una buona dose di risate e, al tempo stesso, ad un’attenta riflessione. Il risultato è un film a suo modo coraggioso, che si fonda sulle regole del giallo parlando del mondo e della morte tramite gli occhi di qualcuno di inaspettato: un gregge di pecore.

a cura di
Francesca Maffei

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