Esce oggi su Prime Video “Love Me Love Me”, il primo film Prime Original italiano appartenente al genere young adult e trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Stefania S., fenomeno editoriale internazionale che ha conquistato oltre 24 milioni di lettori su Wattpad. Ecco la recensione in anteprima del film!
Che lo si voglia ammettere o no, il romance young adult è un genere che continua a far impazzire il pubblico – teen ma non solo – da decenni. Non importa se le storie, i personaggi e le dinamiche sembrano ripetersi identici all’infinito, o se nel frattempo noi cresciamo: ci sarà sempre spazio per un po’ di “trash”, per i trope di friends to lovers, enemies to lovers, love triangles e per tutte quelle formule narrative che, puntualmente, riescono ancora a coinvolgerci.
È anche per questo che Prime Video non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di produrre Love Me Love Me, ispirato al primo libro della tetralogia di Stefania S., diventata in breve tempo uno straordinario successo globale su Wattpad e, in seguito, su TikTok.
La trama
Il film segue le vicende di June (Mia Jenkins), una diciottenne che, dopo la morte del fratello, è costretta a trasferirsi nuovamente con la madre, questa volta a Milano, per cominciare una nuova vita. Qui inizia a frequentare la Saint Mary’s International School, una scuola d’élite internazionale popolata dai figli dei grandi nomi della finanza: un ambiente lontanissimo dal suo mondo, ma dal quale è immediatamente accolta.
Durante le lezioni conosce Will (Luca Melucci), studente modello e ragazzo gentile, dolce e romantico, che sembra incarnare l’idea del fidanzato perfetto. Parallelamente, però, nasce la rivalità con James Hunter (Pepe Barroso Silva), migliore amico di Will e suo opposto caratteriale: chiuso in se stesso, tormentato, scontroso, con un passato enigmatico e una vita segnata da combattimenti clandestini e l’utilizzo di sostanze. Il classico affascinante bad boy, circondato da un’aura di pericolo e mistero, capace di attrarre l’attenzione di tutti e irresistibile per le ragazze, June compresa.
In breve tempo quest’ultima diventa il centro dei pettegolezzi della scuola, e il rapporto tra lei e James – inizialmente caratterizzato da sfide e provocazioni – evolve progressivamente in un’attrazione sempre più intensa. Si profila così l’idea di un triangolo amoroso, solo accennato, dato che è chiaro fin dall’inizio chi è destinato a restare ai margini e, inevitabilmente, a soffrire.

Enemies to lovers, bad boys e triangoli amorosi
In questo primo capitolo cinematografico, Love Me Love Me sceglie di concentrarsi soprattutto sulle dinamiche relazionali tra i personaggi principali: il racconto si sviluppa attorno all’incontro e al progressivo avvicinamento dei tre protagonisti, seguendo passo dopo passo l’evoluzione dei loro rapporti, tra attrazione, rivalità e conflitti, privilegiando la costruzione dei legami sentimentali rispetto allo sviluppo di eventi o colpi di scena rilevanti.
Dinamiche, queste, che il pubblico teen apprezza anche perché permettono di identificarsi con facilità nei personaggi – con cui già i lettori dei romanzi avevano empatizzato -, nella ragazzina sensibile, insicura e “diversa dalle altre”, capace di far breccia nel cuore del ragazzo bello e dannato prendendosi cura di lui e accompagnandolo verso un cambiamento, o nel giovane che sotto l’apparenza della sicurezza e dell’arroganza nasconde un animo fragile e vulnerabile.
Il film si costruisce quasi interamente su questo rapporto enemies to lovers, che però in questa prima pellicola non risulta né così tanto – o così a lungo – “enemies” né ancora pienamente “lovers” – passando dalle scene degli incontri tra i protagonisti a quelle dei combattimenti clandestini di James, sempre più frequenti e centrali nella narrazione. Si crea così un’alternanza tra momenti in cui prevale il sentimento e quelli di azione, incentrati insistentemente sulla violenza.

Il cast internazionale: una sorpresa positiva
Se c’è un aspetto della pellicola che sorprende in positivo è il cast: ai protagonisti Mia Jenkins, Pepe Barroso Silva e Luca Melucci si affiancano la tedesca Andrea Guo e gli italiani Michelangelo Vizzini, Madior Fall e Vanessa Donghi, creando un gruppo internazionale affiatato che ha affrontato le riprese in un clima giocoso e familiare, come dichiarato da tutti loro durante la conferenza stampa e come si percepisce dalla visione del film.
Apprezzabili le interpretazioni degli attori, a partire da Mia Jenkins, che con il suo sguardo tenero, le espressioni buffe e il suo pigiama rosa con le banane riesce a rendere June simpatica a tutti, restituendole quell’essenza di ragazza dolce, un po’ impacciata ma “furbetta” che la caratterizzava nei libri, lontana dallo stereotipo della ragazza bella e frivola. La sua interpretazione salva scene che, altrimenti, sarebbero limitate al “cringe”.
Al suo fianco, Pepe Barroso Silva ha saputo cogliere la profondità “stratificata” del personaggio che interpreta, dando vita a un James Hunter supponente e magnetico, “narcisista… ma hot” (come afferma June), capace però di lasciar intravedere le sue insicurezze. Tra i due attori la chimica è innegabile e sostiene gran parte del film… che comunque, come sempre, si guarda per la trama… !

Nel complesso, il cast se la cava bene anche sul piano linguistico: la pellicola è interamente girata in inglese e – nonostante la provenienza internazionale degli attori – i dialoghi risultano, nella loro semplicità, fluidi e facilmente comprensibili.
Le tematiche affrontate
Accanto alle classiche tematiche dell’amore, dell’amicizia e della crescita personale, Love Me Love Me prova a inserire anche argomenti più delicati, quali la salute mentale, il lutto, il consumo di sostanze, il rapporto con i genitori, la possessività e il cyberbullismo e l’autismo.
Si tratta di temi universali che parlano a tutti, ma che nel film restano perlopiù accennati e decisamente meno approfonditi di quanto sembra avvenire nei romanzi, dove sono trattati con maggiore attenzione e sensibilità.
È questa, in fondo, l’impressione generale che lascia il film: un’opera godibile, a tratti anche divertente, capace di strappare più di una risata – talvolta per battute riuscite, talvolta per l’assurdità delle situazioni – ma che tende a rimanere in superficie.
Il rischio proprio di molti adattamenti letterari si manifesta anche qui: la sceneggiatura non riesce a restituire la “profondità” dei personaggi, rendendo dinamiche e rapporti spesso poco fondati o spiegati. A chi non conosce l’universo editoriale di Stefania S. può capitare di interrogarsi sulle reali motivazioni dei comportamenti e delle azioni – o addirittura fraintenderle -, senza ricevere risposte chiare nel corso del film.
Molti personaggi e passaggi narrativi fondamentali nei libri vengono qui sacrificati o lasciati sullo sfondo, mentre alcune scene appaiono inserite senza le necessarie premesse o uno sviluppo coerente (come quella della coppia omosessuale, che irrompe improvvisamente nella narrazione senza essere davvero integrata nel racconto).

Tra cliché e mancanza di originalità
Nel complesso, Love Me Love Me fatica a distinguersi dagli altri grandi successi del genere. I combattimenti illegali ricordano quelli di Uno splendido disastro o Culpa Mía, la provocazione iniziale di James negli spogliatoi rimanda a Maxton Hall e il tentativo di allontanare June dalla festa riecheggia ancora Culpa Mía.
L’abbondante uso dei cliché, di per sé, non è un problema: il vero limite è la difficoltà nel trovare una chiave di originalità che dia al film un carattere proprio.
Nel tentativo di raccontare tante vicende in uno spazio temporale necessariamente ristretto – adattare oltre 800 pagine in poco più di 100 minuti non è un’impresa semplice – la sceneggiatura procede per accumulo piuttosto che per chiarezza.
Come già accennato, alcuni elementi importanti restano impliciti o del tutto inespressi: perchè June frequenta una scuola d’élite internazionale? Qual è l’origine del legame quasi fraterno tra James e Will? Perché Amelia cambia improvvisamente atteggiamento nei confronti dell’amica?
La speranza è che questi (e altri) aspetti vengano approfonditi in eventuali sequel.

L’incoerenza dell’ambientazione
Mentre i romanzi di Stefania S. sono ambientati a Venice, in California, il film sceglie Milano come teatro delle vicende, nel tentativo di conferire alla storia un respiro più internazionale e, come ha affermato durante la conferenza stampa il regista Roger Kumble (che ha diretto anche Uno splendido disastro e il secondo film della saga di After), di allontanarsi dalla consueta ambientazione americana.
Tuttavia, questa scelta si rivela poco efficace dal punto di vista della verosimiglianza.
Tralasciando la St. Mary’s, per la quale è stata scelta come location Villa Mondragone, splendido edificio rinascimentale nei pressi di Roma, sicuramente all’altezza del prestigio della scuola internazionale, non basta una scena girata a CityLife o qualche scorcio del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele – incredibilmente deserta – a calare lo spettatore nella realtà milanese: le riprese in esterna di strade ed edifici rendono evidente la collocazione romana del set.
Il risultato è una Milano che non sembra Milano (semplicemente perché non lo è), con ambienti e architetture che stonano e contribuiscono a interrompere la sospensione d’incredulità. Tra divise da high school americana, dialoghi in inglese e location romane spacciate per milanesi, la confusione geografica finisce per distrarre più che arricchire la narrazione.
Nonostante tutto, il film promette di essere un successo
Eppure, nonostante le evidenti debolezze, Love Me Love Me funziona: per il target a cui è destinato è un prodotto riuscito, come hanno dimostrato le reazioni del pubblico alla première mondiale del 4 febbraio all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.
Tra adrenalina, forti emozioni, urla di sorpresa, lacrime, sospiri e applausi, anche questa storia di amori impossibili, tensioni e conflitti, ha il potere di coinvolgere e far sognare, catturando l’attenzione degli spettatori fino alla fine. In questo ha sicuramente un ruolo fondamentale il cast: una scelta vincente e che non delude.
S partire da oggi, 13 febbraio – complice una promozione massiccia e una fanbase già consolidata che non vede l’ora di ritrovare sullo schermo i personaggi a cui si è affezionata leggendo i romanzi di Stefania S. -, il film è destinato a ottenere un grande riscontro su Prime Video. E se qualcuno resterà deluso dall’adattamento, rimarrà sempre il rifugio nei libri.
Love Me Love Me, coprodotto da Amazon MGM Studios e Lotus Production, arriva oggi in streaming su Prime Video, disponibile in tutto il mondo!
a cura di
Micol Perotti

