“Il Tao delle macchine”,  il lato oscuro della tecnologia raccontato da Chen Qiufan

Pubblicato in italiano nel 2025, Il Tao delle macchine è l’ultima opera dello scrittore cinese di Science Fiction Chen Qiufan. Vincitore del prestigioso Galaxy Awards for Chinese Science Fiction e del Nebula Awards for Science Fiction and Fantasy, l’autore elabora le sue opere includendo l’uso dell’AI

Il Tao delle macchine. Dieci racconti cinesi di androidi, IA e altri futuri possibili è una collezione di dieci racconti autonomi, tutti accomunati da un filo tematico: il delicato rapporto tra l’essere umano e la tecnologia avanzata. La difficoltà nel distinguere ciò che è umano da ciò che è artificiale è il nucleo principale del romanzo breve, che si interroga sull’identità dell’uomo esaminando volti, emozioni e ricordi. Ogni racconto spinge il lettore ad esaminarsi su come la tecnologia abbia influenzato la sua persona e i rapporti sociali, guidati da reti digitali piuttosto che da incontri in presenza. Il senso di appartenenza ad una comunità e il calore del contatto umano si perdono a favore del progresso meccanico, sollevando questioni etiche profonde sulle implicazioni sociali e sul desiderio di mantenere l’umanità.

Nonostante le caratteristiche tecniche e stilistiche di un’opera di fantascienza, gli scenari astratti assumono elementi concreti, contribuendo alla consapevolezza che, grazie al futuro digitale, la fantasia potrebbe diventare presto la realtà. In meno di duecento pagine, lo scrittore si analizza mediante riflessioni prettamente filosofiche e culturali, per aprire un dibattito morale sui rischi e sulle possibilità della tecnologia. Le macchine vengono rappresentate non solo come strumenti, ma come specchio delle paure e del desiderio di controllo dell’uomo. L’intelligenza artificiale diventa il simbolo delle responsabilità e dei limiti dell’essere umano, il cui uso è direttamente influenzato dall’incapacità di gestire il suo progresso.

Dieci racconti tra memoria digitale e personalità

Essendo Il Tao delle macchine una raccolta di dieci brevi storie, anche le trame si differenziano pur mantenendo il fulcro sull’abuso della tecnologia. Nel primo racconto, la società è dominata da un sistema di sorveglianza totale basato su algoritmi e AI. Ad un gruppo di cittadini comuni viene assegnato il compito di monitorare il comportamento degli altri attraverso piattaforme digitali che riducono l’essere umano a un semplice dato. Nel secondo, un satellite viene lanciato nello spazio, ma a seguito di un guasto rimane in orbita come relitto tecnologico. Attraverso il suo peculiare punto di vista “dall’alto” il satellite incarna il fallimento delle grandi invenzioni dell’uomo.

Il simbolo che sfuma la percezione tra naturale e artificiale del terzo racconto è il gatto. Animali apparentemente innocui, questi felini assumono caratteristiche robotiche che ingannano e turbano l’essere umano. La sofferenza e la fragilità dell’animo umano vengono nascoste nel quarto racconto, dove i protagonisti vivono immersi in un mondo digitale apparentemente ordinato. Simile alla prima novella è la quinta storia, dove i personaggi vivono in una realtà artificiale modellata da algoritmi, mentre le relazioni sentimentali determinate da sistemi di calcolo vengono ostacolate dal giovane protagonista del sesto racconto.

Fortemente filosofica, che unisce tecnologia e spiritualità, è la settima storia, in cui la macchina sviluppa una forma di consapevolezza spirituale avvicinandosi ai concetti del buddhismo. L’ottavo racconto, invece, ha qualità esoteriche. In un mondo ipertecnologico, i fantasmi che perseguitano i protagonisti non sono spiriti ma residui digitali legati al passato. Nel nono, un automa dall’aspetto umano viene introdotto nella società per svolgere compiti specifici. Eppure, con il passare del tempo, l’umanoide inizia a mostrare comportamenti sempre più simili a quelli degli esseri umani, mentre nell’ultimo racconto l’uomo, grazie alla tecnologia, supera i propri limiti biologici e si trasforma in una semidivinità. 

“Ci sono sempre, però, alcune zone talmente grigie che la tecnologia non riesce a gestire. Per giudicare servono gli occhi, il cervello e l’esperienza degli esseri umani.

Il delicato rapporto tra uomo e tecnologia

Attraverso le dieci novelle contenute in Il Tao delle macchine, la società viene dipinta come succube della tecnologia. Lineari e carichi di significato, i racconti introducono l’intelligenza artificiale come strumento di sviluppo, capace di garantire sicurezza, efficienza e miglioramento della condizione umana, senza però occultare il suo lato più oscuro. Il conflitto tra uomo e macchina emerge quando i dati arrivano ad influenzare negativamente la libertà individuale. La dipendenza degli esseri umani nei confronti degli algoritmi inibisce la percezione che il singolo ha della realtà e delle sue relazioni affettive. I robot iniziano a imitare emozioni, prendono coscienza delle proprie abilità e si autodeterminano, persino nella spiritualità, mettendo in crisi il concetto stesso di essere umano.

Grazie al tono riflessivo e critico dei racconti, l’uomo è costretto a prendere coscienza della sua totale responsabilità dell’uso e della gestione della tecnologia. La fragilità celata dietro alla perfezione fittizia del mondo artificioso e i limiti al progresso dell’evoluzione meccanica pongono l’umanità di fronte ad una scelta: continuare a vivere succube di database oppure servirsi di questi preziosi strumenti per il proprio benessere senza trascurarne i confini e il giudizio. Seppur l’opera non regala una soluzione definitiva al conflitto tra uomo e macchina, l’autore invita a meditare sul futuro: il destino dell’uomo non dipende dalla tecnologia, ma dalla sua adeguatezza nel guidarla in modo etico e lungimirante.

Il Tao nella cultura cinese

Il Dao (o Tao) è un concetto cardine della cultura e della storia cinese. Il significato di 道 (dao) è letteralmente “la Via” o “il Cammino” e indica il principio universale che regola l’ordine naturale del cosmo. Secondo il pensiero taoista, il Dao non è né una divinità né una legge scritta, bensì un’essenza immateriale, naturale e invisibile che scorre in tutto il mondo, garantendo l’equilibrio tra gli opposti. Tutto ha origine dal Dao, segue il Dao e trova la sua fine nel Dao. Vivere seguendo la forza del Dao significa seguire il flusso della natura senza forzarla, valorizzando la spontaneità, la semplicità e la moderazione. La spontaneità del Dao è ampiamente sviscerata nel Tao Te Ching, testo principale della filosofia cinese attribuito al grande maestro Laozi, fondatore del Taoismo.

Chen Qiufan sceglie come prima parola da attribuire al suo scritto il Tao come tentativo di applicare l’idea di armonia ed equilibrio alle macchine. L’intelligenza artificiale dovrebbe seguire una “Via”, un sentiero naturale, in armonia con l’universo e in sintonia con l’umanità. Se si decidesse di ricondurre il progresso tecnologico al Dao, l’intera realtà artificiale ne gioverebbe arrivando ad un equilibrio dinamico ma non costretto. Nei racconti, la robotizzazione spesso si maschera come strumento di controllo, alienazione o perdita di umanità proprio perché ha perso l’armonia. Del resto, il messaggio finale dell’autore è molto chiaro: riflettere su come bilanciare l’utilizzo dell’artificio in modo responsabile e virtuoso.

a cura di
Elisa Manzini

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