A distanza di circa un anno, i Vintage Violence tornano sul palco del Locomotiv Club con “concerti (A) sentimento” aggiungendo alla scaletta i brani dell’omonimo nuovo EP pubblicato nel frattempo
Il “rock duro” dei Vintage Violence non è di certo novità a Bologna. Il pubblico della città è ormai affezionato ad una band che, dopo venticinque anni di carriera, può affermare con fermezza di aver fatto della coerenza il proprio marchio di fabbrica. Pur evolvendo suoni e prospettiva sui temi, muovendosi tra intimismo e la più diretta critica sociale, rimangono sempre fedeli ad un unico manifesto ideologico e stilistico. Anticipato dal cantautore Santoianni e accompagnato dalla loro solita carovana di pogatori, venerdì 6 febbraio, il gruppo è riuscito a far scatenare anche i più scettici sin dalle prime note.
Come punk vuole, il ritmo del concerto è serrato e frenetico. L’atmosfera trasmessa è unica, statica, ma tutt’altro che monotona. I brevi intermezzi fanno da conduttore tra un brano all’altro componendo un blocco narrativo unico, monolitico. Nonostante la scaletta attinga da tutti gli album della band, tralasciando giusto i più acerbi “Psicodramma” e “Cinema”, il risultato è particolarmente lineare.
In sala, si può piacevolmente notare un’enorme varietà di profili diversi. I nuovi singoli vengono particolarmente apprezzati dagli instancabili giovani fan. Sui loro volti, si può leggere la soddisfazione nel sentirsi finalmente rappresentati in musica, la gioia di aver trovato un gruppo che si scaglia con una “violenza primordiale” contro i fenomeni che quotidianamente li soffocano. L’atteggiamento dei più maturi, anche se positivo, è difficile da interpretare. Forse anche loro si sentono “raccontati”, forse li attraversa la nostalgia di un “periodo musicale” che difficilmente ritornerà oppure li travolge la triste consapevolezza di aver preferito “la noia alla paura”. Di una cosa siamo assolutamente certi: il live dei Vintage Violence non ha deluso alcuna aspettativa.
a cura di
Lucia Tamburello

