Dal 30 ottobre arriva nelle sale cinematografiche italiane Dracula – l’amore perduto, una nuova trasposizione del romanzo di Bram Stoker, che si concentra sulla storia d’amore tra Dracula e Elisabeta/Mina.

Da quando ero alle medie, con Twilight che imperversava e The Vampire Diaries che mi tenevano incollata allo schermo, ho vissuto il fascino e la romanticizzazione della figura del vampiro.

Nato dal folklore est-europeo e già oggetto di speculazioni e romanzi, verso la fine degli anni duemila il vampiro è iniziato ad apparire sempre di più nei prodotti cinematografici e televisivi come una figura affascinante e oggetto/soggetto di storie d’amore. Non più una creatura spaventosa, ma protagonista dei sogni di milioni di adolescenti.

Dracula – l’amore perduto (in originale Dracula: a love tale) di Luc Besson si colloca sulla scia di questa deriva sentimentale dei vampiri, ma lo fa partendo dalla storia originale del romanzo di Bram Stoker. Prende, però, un elemento specifico da una sua trasposizione: Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola, che si discostava dal romanzo originale per l’elemento romantico aggiunto, ora protagonista definitivo del film di Besson.

Rimaneggiare e giocare

Luc Besson parte dal fatto che lo sa che lo sappiamo: il romanzo di Stoker ha avuto già un numero di trasposizioni non indifferente, tra film, serie tv, episodi randomici e prese in prestito della figura di Dracula e degli altri personaggi in qualsiasi tipo di opera. Non per ultimo, Nosferatu di Robert Eggers, uscito proprio all’inizio di quest’anno.

Insomma, una storia nota, portata in scena nei modi più disparati. Luc Besson ne è ben consapevole e, perciò, decide di giocare con il racconto.

Parte da esso, ma sembra che spesso voglia fare l’occhiolino al pubblico. La sceneggiatura si fonda sui binari già posti dal romanzo, che però sono accelerati. Il viaggio di Harker non è nemmeno mostrato e Mina arriva in scena che noi già sappiamo benissimo chi sia. Dracula fa un salto al convento per ravvivarsi, diciamo, e poi lo vediamo già in città.

Besson dà spazio, come annunciato dal nome, alla storia d’amore. Dracula ha rinnegato Dio per la perdita del suo amore, che passa secoli a cercare in ogni angolo della terra. Finché non si arrende. Ed è a quel punto che, per caso (o per volere dell’Altissimo) è lei che arriva da lui. Come in ogni buona love tale.

Gotico e comico

Un film divertente, che sa prendere in giro se stesso e la sua opera di partenza. Una buona regia, un ritmo incalzante, alcuni buchi di trama che mettono alla prova la sospensione dell’incredulità, ma che perdoniamo perché alla fin fine si fa voler bene.

Se la sceneggiatura scricchiola qua e là, dal punto di vista visivo invece è un ottimo mix di atmosfere gotiche e costruzioni buie, che si alternano alle scene coloratissime delle feste. Non per niente, in questo adattamento, il sole non sconfigge i vampiri: i classici toni cupi di ambientazione notturna vivono in perfetta sintonia con scene di balli nel corso dei secoli e viaggi alla ricerca dell’amore perduto.

Il film da diversi punti di vista è equilibrato sugli opposti: non solo in questa convivenza visiva, ma anche nel tono stesso del film, che alterna momenti tragici e struggenti a parentesi divertenti e più leggere.

Anche il cast è azzeccatissimo: in particolare Christoph Waltz che, anche se non viene mai chiamato per nome, veste i panni di Van Helsing: quest’attore riesce come sempre ad offrire un’interpretazione intrigante, con un velo di ironia mordente in ogni sua battuta. Degna di nota anche Matilda De Angelis, nel ruolo della vampira Maria, che offre una performance espressiva e vivace.

E poi abbiamo il nostro Dracula: Caleb Landry Jones, che è esattamente uno di quegli attori che non si può definire bellissimo, ma che affascina. Un po’ alla Bill Skarsgård, per intendere, con lo sguardo inquietante, eppure ammaliante. Ed è esattamente quello che mi aspetto da un vampiro: come quando si sta su un dirupo e le vertigini ti attraggono a buttarti giù.

Ma ne avevamo proprio bisogno?

Quando è stata annunciata l’uscita del film, l’ennesimo incentrato sulla figura di Dracula, in molti si chiedevano se ci fosse davvero bisogno di una nuova trasposizione della storia. Una storia adattata per il grande schermo in tutte le salse, fin dagli esordi del media cinematografico.

Diciamo che no, non c’era davvero bisogno di un nuovo Dracula. Ma è come per quei confort movies che si guardano centinaia di volte e ci fanno sentire sempre un po’ meglio. Insomma, mi ci vedo, nella spooky season con il freddo e il brutto tempo fuori, che mi metto sul divano con la copertina e mi sento ancora un po’ ragazzina a vedermi per l’ennesima volta l’ennesima storia d’amore di vampiri.

a cura di
Francesca Maffei

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