Intervista ai Blake Rascals: la band che suona come una notte che non vuoi dimenticare

Dalla provincia di Ancona alle strade di Sheffield, i Blake Rascals in tour tra Italia, Germania e Regno Unito.

Ascoltare la musica dei Blake Rascals è come rivedere la tua cotta del liceo dopo dieci anni. Solo che, incredibilmente, mentre tutto è andato a scatafascio, quell’amore che ti sembrava eterno e invece poi, dannazione, vi siete persi di vista, è ancora esattamente come te lo ricordavi. Basta uno sguardo, o in questo caso un ascolto, per farti tornare in mente quanto ti piaceva. 

I Blake Rascals sono Giuseppe Palumbo, voce e chitarra, Andrea Marcellini al basso e Simone Raggetti alla batteria. Originari della provincia di Ancona – che, dopo aver ascoltato i loro primi due singoli, “Conspiracy of Snakes” e “Money Maker”, uscito l’8 ottobre scorso, non sembra poi così lontana da Sheffield – fanno un indie-rock da film notturno, tutto neon, pioggia e sigarette accese controvento.

“Money Maker”, in particolare, conquista immediatamente e, cosa più importante, continua a piacere anche dopo ripetuti ascolti.


Proprio in questi giorni è partito il tour che li porterà in giro per l’Italia e l’Europa. Noi li abbiamo incontrati per farci raccontare qualcosa in più di loro.

Andiamo con ordine: perché William Blake?

Perché era uno che vedeva oltre. Un visionario, un ribelle, un poeta che sapeva essere dolce e apocalittico nella stessa frase. Blake parlava coi fantasmi, con gli angeli e con le prostitute. Noi ci sentiamo un po’ così, sospesi tra la grazia e la rovina. Prendere il suo nome è come portarsi addosso una promessa.

Ognuno di noi ha una lista di artisti intoccabili ai quali deve tanto. Voi venite a volte associati a band come Royal Blood ed Arctic Monkeys. Vi ci ritrovate o ci sono altri riferimenti che raccontano meglio chi siete?

Sicuramente. Ma dentro di noi ci sono riferimenti più ampi. Ci ritroviamo in band come The Strokes o nei Queens of the Stone Age per l’approccio più ipnotico. Poi ci sono i Libertines, con quella miscela di caos e poesia, e naturalmente i Milburn, che rappresentano un pezzo importante della nostra storia ma anche della città di Sheffield. Più che suoni, ci interessa quella capacità di raccontare storie vere, senza troppi filtri. Quello che ci lega a queste band è soprattutto l’onestà nel modo di suonare e scrivere.

Vi definite “un film graffiato tra romanticismo e vita di strada”. Per me, se foste un film, sareste Wild At Heart. Due amanti incasinati in fuga, ma con molta meno America. Lynch lo definì “un film su un amore trovato all’inferno”. Secondo voi, se i Blake Rascals fossero davvero un film, quale sarebbe?

Hai centrato qualcosa di profondo con Wild At Heart. Ma se dovessimo scegliere un altro film che ci racconta forse sarebbe “Shakespeare a Colazione” (Withnail and I) di Bruce Robinson. Anime alla deriva, ubriache di sogni e di poesia. Il freddo, la pioggia, le stanze sgangherate, i dialoghi che sembrano monologhi di Shakespeare riscritti da qualcuno che ha dormito male da una settimana. C’è quella malinconia inglese, quella bellezza decadente del fallimento elegante. È un film dove non succede quasi nulla, eppure succede tutto. Siamo con Withnail quando recita Amleto alla pioggia: “What a piece of work is a man…”  e intanto, la bottiglia è vuota. E anche un po’ il cuore.

Oggi, chi fa musica, può fare tutto dalla propria cameretta senza mai vedere la luce del giorno, incontrare persone o, banalmente, vivere. Manca, forse, un po’ di disperazione. Come avviene il processo creativo che dà forma alle vostre canzoni?

Di solito tutto comincia con un’immagine. Qualcosa che ti resta in testa senza un motivo preciso  come una vecchia cartolina trovata per caso, scritta da qualcuno che non conosci… e a cui provi a rispondere.
Il resto prende forma in sala prove, passandoci tanto tempo con persone che stimi, prima ancora che musicalmente, umanamente. È lì che le idee si allungano, si sporcano, si trasformano in una linea di chitarra, di basso, o magari solo in un silenzio messo al posto giusto.

Dopo due singoli, state pensando a un album?

Non proprio. È un po’ come quando inizi una storia d’amore e qualcuno ti chiede se pensi già al matrimonio, ai figli, alla casa con il giardino.
Noi vogliamo goderci l’inizio, le cose che non sai dove andranno ma ti fanno venire voglia di scoprirlo. Le canzoni, per ora, nascono così, una alla volta, senza pretese. Poi magari un giorno ci svegliamo e l’album è già lì, che ci dorme accanto.

Il vostro mini-tour nel Regno Unito vi porterà in città simbolo della rock’n’roll inglese come Sheffield, Londra e Brighton. Che effetto fa tornare “a casa” del genere che vi ha ispirati?

È un ritorno alle radici. Suonare a Sheffield, Londra o Brighton ti ricorda da dove viene tutto, ma anche quanto c’è da fare ancora. Non è nostalgia o mito, è consapevolezza. Ti mette in prospettiva, ti fa capire cosa funziona e cosa devi lasciare indietro. E poi, semplicemente, è un onore poter suonare dove la musica che ami ha preso forma.

Cosa pensate della musica attuale e cosa le manca, in caso, o cosa pensate, comunque, della “scena” in generale in Italia?

Oggi i numeri sembrano spesso diventati la misura di tutto: streaming, follower, like. È comprensibile, fa parte del gioco, ma rischia di mettere in secondo piano la musica stessa. Tutti vogliono sembrare qualcosa, ma pochi vogliono essere qualcosa. Crediamo che la musica debba parlare per sé, non per i numeri che fa e che la vera longevità venga solo dal fare le cose con sincerità, questa è una cosa che non puoi nascondere quando suoni, si vede.

Cosa avete imparato dal suonare fuori dall’Italia?

Suonare fuori ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva. Non è questione di essere all’estero o in Italia, ma di come ti approcci a quello che fai e a chi ti ascolta. Ovunque ti trovi, la musica funziona solo se riesci ad essere sincero con te stesso e il pubblico, in fondo, percepisce quando stai davvero raccontando qualcosa che ti riguarda. Quello che cambia è l’atteggiamento, la capacità di restare concentrati, senza distrarsi da tutto il resto. Fuori ti misuri con questo, e torni a casa più consapevole.

Chi li volesse sentire, può farlo qui:

Oct 18 – Garage 7/9, Teramo (PE)

Oct 23 – Wishlist, Roma (RM)

Oct 25 – Scarlatti Cafè, Ruvo di Puglia (BA)

Nov 1 – Glockenbachwerkstatt, Monaco 🇩🇪

Nov 7 – On Stage, Castelfidardo (AN)

Nov 14 – Sottoscala 9, Latina

Nov 15 – Vox Live Club, Jesi (AN)

Nov 22 – Arci La Serra, Recanati (MC)

Nov 29 – Arci Ombriano, Cremona (CR)

Dec 7 – Sidney & Mathilda, Sheffield 🇬🇧

Dec 8 – The Fiddler’s Elbow, London 🇬🇧

Dec 9 – The Brunswick, Brighton 🇬🇧

Dec 13 – RibHaus, Villa Potenza (MC)

Dec 19 – Civico 130, Atella (PZ)

Dec 20 – Caffè Letterario, Barletta (BA)

Jan 16 – Sonica, Siracusa (SR)

Jan 17 – Punk Funk, Palermo (PA)

Feb 7 – Bang Bang Radio, Casalpusterlengo (LO)


a cura di
Daniela Fabbri

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di Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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