Strade Perdute è l’ottavo film di David Lynch. Ora torna al cinema dal 13 al 15 ottobre in versione originale sottotitolata. Una delle opere più controverse del regista americano, un viaggio noir in un film che risulta “circolare” e pieno di soprese. Il film fa parte della rassegna “The Big Dreamer – Il cinema di David Lynch” organizzata da Lucky Red e Cineteca di Bologna che andrà avanti fino a gennaio 2026.

“Nei miei film si trovano sempre mondi strani dove non è possibile entrare, a meno di costruirli o filmarli. E’ questo che per me è importante nel cinema”
David Lynch

Sembra ormai assodato che Lynch, nella sua carriera, non sia stato un regista di facile percezione. Inutile dire che Strade Perdute non ebbe successo al botteghino, ma rimane un film fondamentale per capire e approcciarsi all’arte di David Lynch. In esso, come in molti dei suoi lavori, vi sono elementi destabilizzanti, che vanno aldilà del cinema tradizionale. In Strade Perdute, nell’apparenza di una storia dai torbidi risvolti noir, ti ritrovi a fare i conti con visioni che scaturiscono dalla mente del protagonista, un viaggio onirico dove saltano gli spazi temporali e la narrazione tradizionale.

La trama

La trama vede Fred (Bill Pullman), un musicista jazz convinto che sua moglie Renee (Patricia Arquette in versione castana) lo stia tradendo. In seguito alla morte misteriosa della donna, il giovane viene accusato d’omicidio. Ma l’uomo non riesce a ricordare assolutamente nessun dettaglio del crimine e finisce in prigione. Fred vive così un crollo mentale che si manifesta quando si trasforma in Pete, un meccanico invaghito della bella Alice (sempre Patricia Arquette, questa volta bionda), la quale teme la vendetta di Laurent, un famoso boss della mafia. Un uomo che cambia identità, ma si imbatte con l’ossessione della stessa donna, tema ricorrente nel capolavoro di Hitchcock La donna che visse due volte.

Strade Perdute è un’esperienza che va aldilà del cinema nella concezione tradizionale. Quando il protagonista Fred entra in un corridoio buio è il calarsi nel suo stesso male. Lo sdoppiamento di personalità è una fuga fittizia che lo riporterà nella sua stessa malattia. In definitiva Fred è un misogino, desidera la propria donna, rivive una passione nuova in un corpo nuovo ma rimane poi vittima della sua stessa opinione, e cioè che le donne sono infedeli e manipolatrici.

Segreti della mente

In questo senso, il cinema di Lynch appare chiaro e maggiormente sconvolgente perchè scava nei nostri meandri più segreti, nelle nostre manie. L’approccio che l’arte filmica di Lynch è stata sempre associata all’arte pittorica. Come nei quadri di Bacon e Magritte non ci sono elementi “rassicuranti”, la realtà è vista sotto altri occhi ma se si scava in fondo si ritrova parte di noi stessi, delle nostre insicurezze, paure e segreti. Anche in Strade Perdute, Lynch indaga nel torbido della nostra mente.

L’uomo misterioso, interpretato da Robert Blake è una delle creazioni più spaventose di Lynch. La sua natura enigmatica e le sue apparizioni, soprattutto la famosa scena del telefono, lo rendono un personaggio centrale nel determinare la trama e il tono del film. E’ lui il direttore della festa, il propagatore della malattia di Fred ma non è altro che un suo alter ego. L’uomo misterioso incarna una minaccia che Fred inizialmente rifiuta, ma poi viene inevitabilmente attratto. Allo stesso tempo Patricia Arquette è la perfetta icona della perversione e del delirio onirico del regista.

Con Strade Perdute David Lynch smonta i meccanismi del noir e crea un punto di svolta nella sua carriera. Intraprende un percorso che nega ogni spiegazione razionale, sospeso fra viaggio nell’inconscio e sogno. I successivi Mulholland Drive e Inland Empire andranno a perfezionare quel meccanismo, intanto vi consigliamo di allacciarvi bene le cinture e lasciarvi andare in questo viaggio. Se abbandonerete ogni ricerca razionale vi immergerete in un mondo sospeso fra sogno e realtà, desiderio e malattia. Lynch inoltre è maestro e maniaco di ogni dettaglio. La colonna sonora contiene interpretazioni di David Bowie, Lou Reed, Marylin Manson: un ulteriore tassello di un’opera che non lascia indifferenti.

a cura di
Beppe Ardito

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di Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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