“Springsteen: Liberami dal nulla”: il viaggio dentro l’oscurità con Jeremy Allen White e Scott Cooper

Presentato “Springsteen: Liberami dal nulla”, il film biografico che ricostruisce la genesi dell’album “Nebraska” e la fragile umanità del mito Bruce Springsteen. In conferenza stampa, Jeremy Allen White e il regista Scott Cooper si confrontano su depressione, padri, amicizia e il bisogno umano di essere visti

Arriverà nelle sale italiane il prossimo 23 ottobre Springsteen: Liberami dal nulla, il nuovo film di Scott Cooper ispirato al libro di Warren Zanes e dedicato a uno dei momenti più intimi e tormentati della vita di Bruce Springsteen: la nascita di Nebraska.

A interpretare il Boss è Jeremy Allen White, affiancato da un cast corale che comprende Paul Walter Hauser, Odessa Young, Jeremy Strong, Stephen Graham e Gaby Hoffmann.

Prodotto da 20th Century Studios e distribuito in Italia da The Walt Disney Company, il film racconta il percorso di un uomo che, nel pieno del successo, si trova a fare i conti con la propria oscurità, riscoprendo nella solitudine la voce più autentica della sua arte.

Le cose sbagliate mi sembrano giuste

“Te stesso è tutto ciò che possiedi davvero.”

È questa frase che attraversa come un filo sotterraneo Springsteen: Liberami dal nulla, film che esplora la battaglia interiore del Boss e i travagli dietro Nebraska, un’opera fra le più intense della sua carriera. La pellicola affronta la depressione e la solitudine di chi vorrebbe chiedere aiuto in un’epoca che non lo contempla, nonché il rapporto tormentato con il padre.

L’oscurità di “Nebraska” parla ancora alle persone che vivono ai margini. È per questo che prima l’album ed ora il film restano così attuali?

Scott Cooper“Nebraska” è un disco di confusione e rabbia, ma anche di struggente desiderio di connessione: è pieno di empatia. Bruce ha sempre dato voce a chi non ne aveva e credo che sia proprio quell’empatia a risuonare ancora oggi.”

Jeremy Allen White: “Bruce è sempre stato riluttante ad apparire sul grande schermo. Non ha mai concesso così facilmente la sua storia. Portarla al cinema è stato sorprendentemente gratificante: ci ha permesso di incontrare l’uomo dietro il mito.”

Nel film c’è un momento chiave in cui “Nebraska” sembra nascere quasi per caso: è così?

Scott Cooper: “Sì. Bruce, in quel periodo, non si riconosceva più. La musica pareva qualcosa da spegnere, da lasciar morire e da quel silenzio è emersa “Nebraska”, apparentemente fuori programma. Non c’era una grande produzione dietro, non c’era ambizione a priori: stava diventando quasi un diario, un’urgenza di raccontare se stesso.”

All’epoca per registrare era necessario avere uno studio di registrazione di riferimento: cosa lo ha spinto a ricercare proprio quel suono?

Scott Cooper: “Bruce non voleva la perfezione dei grandi studi di New York in quel caso perchè cercava l’eco breve, il respiro vero, persino il rumore della stanza. Il suo microfono restituiva qualcosa di naturale, quell’imperfezione che rende viva la voce: così questi elementi, in sinergia, hanno dato vita a uno degli album più sinceri mai registrati.”

Jeremy, hai incontrato Bruce a Wembley. Cosa ti ha trasmesso?

Jeremy Allen White: “Mi ha fatto capire cosa significasse davvero essere “il Boss”. In lui già riconoscevo una miscela di passione e violenza sul palco, ma quando l’ho incontrato e si è raccontato ho visto una gentilezza quasi disarmante: è stata un’esperienza formativa.”

Perché Bruce si è messo così a nudo con questo film?

Scott Cooper: “Non è un film “su di lui”, ma di lui. “Nebraska” fa parte di lui e rappresenta il punto più difficile della sua vita, e questo ci ha permesso di conoscerlo davvero.”

Qual è stata l’influenza dei genitori?

Scott Cooper: “Bruce ne parla apertamente: è cresciuto con un padre imprevedibile e quel periodo fu una reazione a quel vuoto. Quando stava per arrivare la fama con “Born in the U.S.A”, mancava ancora qualcosa: voleva essere visto.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale mio padre mi ha introdotto a tutti i generi musicali. Quando mi ha fatto ascoltare Bruce affrontavo un periodo in cui mi sentivo perso ed è arrivato al momento giusto: ho sentito come, in qualche modo, quel suo momento fosse anche il mio. Questo film è dedicato a lui.”

 Quali sono le similitudini tra i protagonisti di “The Bear” e “Springsteen”?

Jeremy Allen White: “Entrambi raccontano uomini che non sanno comunicare, nel senso ortodosso del termine. Uomini che soffrono, devono ritrovarsi, combattendo e riuscendoci attraverso l’arte.”

Scott Cooper: “Abbiamo voluto togliere il mito all’uomo. Mostrare Bruce mentre si ripara con la musica. Tutti conoscono Springsteen, ma pochi conoscono l’uomo che lotta per ritrovarsi.”

a cura di
Michela Besacchi
articolo realizzato con il parziale aiuto di AI

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