Fare una recensione di Watchmen (e parlarne ancora) sembra pressoché inutile, data la quantità di materiale critico, riflessioni, articoli e saggi ad esso dedicati, tuttavia, in questo articolo, vogliamo solo mettere in evidenza un legame particolare riscontrabile nel fumetto: quello con i testi di Bob Dylan

Watchmen é un capolavoro indiscutibile della storia del fumetto. L’opera di Alan Moore e Dave Gibbons ha contribuito a ridefinire per sempre il genere supereroistico e rappresenta tutt’ora, a più di 35 anni dalla sua pubblicazione, un esempio assoluto delle potenzialità della nona arte.

Uno dei tratti distintivi di Watchmen risiede nel fatto che ogni capitolo é aperto da un titolo che é parte di una citazione più ampia. La seconda parte della citazione é rivelata solo alla fine del capitolo, come una sorta di epigrafe di chiusura. Moore scelse queste citazioni con cura e intelligenza, attingendo da poeti come William Blake e Percy Shelley, filosofi come Friedrich Nietzsche e scienziati come Albert Einstein. Due volte citò Bob Dylan.

Desolation Row

Il primo capitolo dell’opera, caratterizzato dell’immortale monologo di Rorschach e dalla morte del Comico, si intitola A mezzanotte tutti gli agenti (At Midnight All the Agents), una citazione tratta da Desolation Row, la cupa e grottesca epopea che chiude Highway 61 Revisited del 1965.

Il riferimento al testo di Dylan é assolutamente calzante e coerente con ciò che Moore e Gibbons andranno ad affrontare. Desolation Row é una allegoria visionaria sulla decadenza della società occidentale. Il “vicolo della desolazione” é un luogo popolato da personaggi in rovina, dove distruzione, corruzione, marciume e violenza sembrano contagiare ogni cosa. I due autori evocano fin da subito la sensibilità brutale del menestrello di Duluth, preparando il lettore ad una storia di villain, terribili contraddizioni e spettatori passivi, dove anche un eroe chiamato “Il Comico” é, allo stesso tempo, uno stupratore e un assassino. Il tono messianico e moralizzatore con cui Rorschach apre la vicenda non fa altro che presentare l’America immaginaria di Watchmen in modo simile alla canzone di Dylan, creando un’assonanza che rafforza la potenza concettuale e poetica della prima parte del fumetto.

All Along the Watchtower

Bob Dylan viene di nuovo citato nel capitolo dieci. Questa volta la scelta dei due autori non é evocativa come nel primo capitolo, ma é più legata alla narrazione. Il titolo, infatti, recita Due cavalieri si avvicinavano (Two Riders Were Approaching), verso tratto da All Along the Watchtower, brano del 1967 divenuto popolare nella versione elettrica e apocalittica di Jimi Hendrix.
Come dicevamo in precedenza, qui non siamo di fronte ad un richiamo tematico, ma a una descrizione degli eventi che condurranno allo scontro finale tra Ozymandias, Gufo Notturno e Rorschach.
La citazione é sicuramente più didascalica e meno potente di quella di Desolation Row, ma si collega bene, oltre che alla storia, anche al tono biblico presente nei titoli di altri capitoli.

Dal fumetto al cinema

Il legame tra Watchmen e Dylan é sottolineato anche nella versione cinematografica, dove Snyder rende omaggio a questo connubio inserendo ben tre pezzi del cantautore. Due di essi sono quelli contenuti anche nel fumetto (ma non nella versione cantata da Dylan) ai quali si aggiunge The Times They Are A-Changin’ durante i titoli di apertura. Le scelte di Snyder, a parere di chi scrive, snaturano il rapporto originale tra l’opera e Dylan piegandolo all’estetica ultra-pop e alla consueta epicità esasperata cercata dal regista. Si oscilla, dunque, tra la malinconica nostalgia delle istantanee che aprono il film e la roboante riscossa lanciata dalla chitarra di Hendrix con la sua cover di All Along the Watchtower per poi concludere con la versione punk rock di Desolation Row dei My Chemical Romance nei titoli di coda, che chiude il film con un ultimo slancio di facile iconoclastia.

Per Moore e Gibbons, Dylan rappresentava una voce profetica, in grado di fotografare la decadenza occidentale e tracciare una via di luce in tempi dove “la notte diventa sempre più notte” mentre per Snyder, invece, i brani di Dylan sono al servizio dell’estetica del suo cinema (e in questo, perfettamente azzeccati). Detto questo, io rimango con il Dylan di Moore e Gibbons.

a cura di
Beard Comics

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