Lily James è Whitney Wolfe Herd in Swiped, il nuovo film della regista Rachel Lee Goldenberg. La pellicola targata 20Th Century Studios, porta sullo schermo la scalata al successo della mente creativa dietro la nascita di Tinder prima e di Bumble poi. Su Disney+ a partire da domani, venerdì 19 settembre.
Sarà disponibile su Disney+ a partire da domani Swiped, il nuovo film targato 20Th Century Studios. Presentato in anteprima al 50° Toronto International Film Festival, la pellicola porta sullo schermo la storia vera della geniale e visionaria Whitney Wolfe Herd, co-fondatrice di Tinder e ideatrice di Bumble.
Siamo nel 2012 e Whitney (interpretata dalla bravissima Lily James) è una brillante giovane donna che, fresca di laurea, con determinazione e intraprendenza cerca di farsi strada in un mondo competitivo come quello della tecnologia. Imbucatasi ad un party per illustrare le sue idee innovative, Whitney incontra Sean Rad (Ben Schnetzer), che, percependone il potenziale, la accoglie nella sua azienda. Ed è proprio qui che la donna inizierà a dare libero sfogo alle sue intuizioni. Una di queste porterà alla nascita di Tinder, ad oggi la dating app più usata al mondo.
Un’invenzione che le farà scalare velocemente posizioni e status, ma che la metterà anche in forte competizione con altri membri dell’azienda.
Un film che non punge
Il film di Rachel Lee Goldenberg ruota intorno a una delle più importanti figure del nostro tempo. Una donna che, con passione e dedizione, è stata capace di imporsi in un mondo dominato principalmente da uomini. In grado di offrire un forte impulso all’universo delle dating app e di rinnovare, con Bumble, le vecchie dinamiche di genere: offrendo alle donne il potere di fare il primo passo.

Un racconto vivace, frizzante e dal ritmo coinvolgente che, almeno nelle intenzioni, vorrebbe richiamare l’incalzante narrazione di The Social Network. Anche qui, infatti, è messo in scena il dietro le quinte di uno dei maggiori colossi digitali, senza dimenticare di delineare le dinamiche tossiche che avvengono all’interno dell’azienda e che porteranno la nostra protagonista a scivolare in un vortice di risentimento, malumori e autodistruzione.
A differenza di quanto fatto da Fincher, però, Swiped sceglie la strada del biopic più classico, evitando di andare davvero a fondo tra gli angoli oscuri del successo, i suoi demoni e le sue trappole. Rachel Lee Goldenberg mette in scena l’ascesa e la caduta di Whitney, seguendo una strada lineare che incasella il film in una dimensione già vista. Pochi guizzi e poca originalità, ma tanto, tanto girl power, che contribuisce a puntare i riflettori su alcune preoccupanti e sempre attuali tematiche: relazioni tossiche, abusi e sessismo.
Un’ondata di odio e discriminazione (dilagante anche sulle app) con cui tantissime giovani ragazze sono costrette, ogni giorno, a fare i conti. Odio che qui investe prepotentemente Whitney, denigrata e degradata anche sul luogo di lavoro. Tradita e abbandonata da coloro di cui si fidava.
Un’esperienza devastante che, però, rappresenterà la spinta per dar vita a un’altra app d’incontri ideata dalle donne per le donne, al fine di proteggerle da maleducazione e molestie: Bumble.
L’unica certezza è il talento di Lily James
Il cuore pulsante del film è senza dubbio Lily James, che ancora una volta dà prova della sua grande versatilità. Ha vestito le scarpette di cristallo di Cenerentola nel live action diretto da Kenneth Branagh; ha recitato al fianco del Premio Oscar Gary Oldman in L’ora più buia; è stata una sorprendente Pamela Anderson nella serie tv Pam & Tommy, al fianco di un altrettanto sbalorditivo Sebastian Stan. Un’innata capacità camaleontica, che le ha permesso di passare con disinvoltura da un ruolo all’altro, risultando sempre credibile. Sempre perfettamente a fuoco.

Anche in Swiped non manca di calarsi con naturalezza nei panni di un personaggio complesso, dalle mille sfaccettature, abbracciandone il lato più fragile e quello più combattivo, bilanciandone forza e sensibilità. Una performance intensa, che rappresenta forse l’elemento di maggior valore all’interno della pellicola di Rachel Lee Goldenberg.
In conclusione
Le premesse per questo film erano ottime: una delle figure più importanti dei nostri giorni, la nascita di due delle app d’incontri più usate al mondo e una storia capace di trattare temi urgenti come la discriminazione di genere. Era lecito aspettarsi un film più incisivo, graffiante – sullo stile di The Social Network o The Bombshell – e invece Swiped si limita a scalfire la superficie, non avendo mai davvero il coraggio di risultare scomodo. La narrazione è fin troppo schematica, prevedibile nelle sue dinamiche, e poco accattivante.
Un film che scorre senza troppi problemi, a divertendo e risultando a tratti coinvolgente, ma che lascia l’amaro in bocca, consapevoli che si poteva certamente schiacciare di più sull’acceleratore.
a cura di
Alessandro Michelozzi

