Father Mother Sister Brother – la recensione del film vincitore del Leone d’oro

Il nuovo film di Jim Jarmusch, Father Mother Sister Brother, vincitore del Leone d’oro dell’82ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, arriverà in sala a partire dal prossimo 18 dicembre. Noi di The Soundcheck abbiamo visto il film in concorso e ve ne parliamo qui, in anteprima.

Jim Jarmusch sbarca per la prima volta a Venezia con la sua nuova pellicola in concorso, Father Mother Sister Brother, che, nella serata di ieri, ha conquistato (nonostante qualche polemica) il Leone d’oro di questa edizione, il prestigioso premio attribuito al miglior film della Mostra. 

Una pellicola costituita da tre differenti storie, incentrate su una vita quotidiana priva di azione, ma – non per questo – di fascino

Il cinema d’autore di Jim Jarmusch

Quando si parla del cinema di Jim Jarmusch, si fa riferimento ad opere in cui l’autore mette in scena tutto senza che accada realmente nulla. Un elemento tipico della sua filmografia è rappresentato, infatti, dall’attenzione rivolta solo ed esclusivamente a tutti quei momenti privi di elementi drammatici, ragion per cui spesso i critici lo hanno accusato della mancata costruzione di trame vere e proprie. 

In realtà, quest’ultime esistono, ma sono totalmente asservite a ciò che interessa veramente il regista: l’esplorazione dei personaggi. Normalmente si tratta di outsiders alla ricerca del proprio posto nel mondo; tuttavia, a differenza di altri autori, Jarmusch non pone mai l’accento sul punto di arrivo finale, preferendo invece concentrarsi sul viaggio stesso.

E così anche in Father Mother Sister Brother la narrazione segue i protagonisti in una serie di scene che anticipano o seguono i momenti drammatici della loro vita. In più, la pellicola segna il ritorno del regista alla narrazione episodica, una struttura narrativa a lui molto cara intesa come un’unica armonia.

“Father Mother Sister Brother”

La pellicola si divide in tre episodi tematicamente connessi tra loro, ognuno dei quali riprende rispettivamente una parte del titolo (Father/Mother/Sister Brother), assunto come elemento cardine della vicenda narrata. 

In Father, infatti, due fratelli si recano in visita al vecchio padre, che vive isolato e, apparentemente, in una situazione finanziariamente difficile. Lo stesso non si può dire per la facoltosa madre di Lilith e Timothea che, una volta all’anno, ospita le figlie per il tè delle cinque (Mother). Infine, nell’ultimo episodio, assistiamo al riavvicinamento di Skye e Billy, due gemelli che hanno da poco perso i genitori e che decidono di visitare insieme, per un’ultima volta, l’appartamento dove sono cresciuti (Sister Brother).

Tre differenti storie per tre vicende distinte, accumunate, sì, da alcuni elementi comuni, ma profondamente diverse in tutte quelle piccole sfumature, in quegli invisibili dettagli in grado di donar loro nuovo colore. La giusta vividezza, che riesce a renderle a tutti gli effetti estremamente umane

Nonostante queste sostanziali differenze, però, le dinamiche familiari rimangono le vere protagoniste dell’opera, l’unico Leitmotiv in grado di intrecciare insieme realtà e finzione, restituendoci un racconto verosimile e profondamente umano.

La tematica della comunicazione 

Nel film, ciò che accomuna i personaggi è chiaramente la difficoltà comunicativa, tant’è che le loro interazioni sono caratterizzate anche da lunghe pause. In un certo senso, però, sono proprio questi silenzi a far assaporare al meglio le dinamiche familiari, concedendo un largo respiro alle scene. 

Father Mother Sister Brother è una storia di persone che, pur volendosi bene, non sanno necessariamente come parlarsi. Questo è evidente nell’imbarazzo del primo episodio, così come nella tensione competitiva del secondo e, infine, nella malinconia del terzo. Quest’ultimo rappresenta forse il caso più anomalo: i due fratelli protagonisti saprebbero anche come comunicare, hanno solo dimenticato di farlo per un po’.

Come spesso accade nei film di Jarmusch, non viene offerta una soluzione alla difficoltà, ma ci si concentra piuttosto sull’esplorazione del tema. Il punto non è risolvere i problemi comunicativi di queste famiglie, bensì mostrare a tutti quanto essi siano diffusi.

Staticità e dinamismo 

Father Mother Sister Brother si presenta, a una prima visione, come un’opera profondamente statica, dalla trama povera e totalmente priva di azione. Protagonista di quest’ultima è, infatti, una borghesia ordinaria, intenta a vivere la propria vita e le noiose seccature derivanti da essa. 

Ma è proprio questa eccessiva staticità a contenere, insita in sé, l’elemento dinamico della narrazione. Un motore d’azione silenzioso e latente che, unito a quel pizzico di umorismo jarmuschiano, è in grado di rendere queste tre storie appassionanti e straordinariamente immedesimanti

Jarmusch parte da oggetti, battute e specifiche situazioni (l’orologio, le fotografie, il brindisi con l’acqua, il tè ed il caffè, e l’opposizione concettuale di elementi ricorrenti come i figli e i genitori, la povertà e la ricchezza, la vita e la morte), costruendo uno schema attorno al quale ruotano tutte queste storie. 

Tutte queste vite

Estremamente diverse, ma, al contempo, tremendamente uguali nella loro umanità. Sottolineando quanto queste vicende, seppur collocate in luoghi geograficamente distanti, rimangano tuttavia comuni a tutti, permettendo ad ognuno di identificarsi in esse. 

Un’ultima imperdibile chicca: gli Skaters 

Tra gli elementi ricorrenti nei tre episodi ce ne è uno che spicca in particolar modo: un gruppo di skaters che sfreccia per strada, irrompendo nella scena. Tralasciando il possibile significato di questa immagine, il suo inserimento è perfettamente in linea con l’interesse di Jarmusch nella rappresentazione degli outsiders. Essi non sono i protagonisti, eppure non è un caso che il regista abbia utilizzato come cornice un gruppo sociale così distinto e normalmente associato ad una vita alternativa.

Questa scelta risulta ancora più interessante se si considera il ruolo degli skateboards in uno degli ultimi progetti collaterali di Jarmusch. Il regista ha infatti contribuito con le sue fotografie alla prima mostra d’arte su tavola da skate: The Skateroom. Ovviamente non ci sono certezze, ma è molto probabile che questo lo abbia spinto ad approfondire la tematica.

In conclusione…

Father Mother Sister Brother è un film ricco di spunti di riflessione su una questione nota a tutti: il rapporto con la propria famiglia. Un’opera dal ritmo lento che saprà sorprendervi e catturarvi con il suo umorismo e le sue vicende tipicamente umane.

Premiato a Venezia con il Leone d’oro, merita assolutamente almeno una visione in sala!

a cura di
Maria Chiara Conforti
Claudia Camarda

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