Ritornano i Wolf Alice dopo quattro anni dal precedente “Blue Weekend”. Più matura nei suoni e nei testi la band gioca la carta di una maturità stilistica necessaria
Il ritorno dei Wolf Alice dopo quattro anni segna un passaggio più maturo nei suoni e nei testi. D’altronde il titolo “The Clearing” (“la radura”) lascia intendere un’attitudine più riflessiva. Insomma, un cambio di rotta della band celebrato col passaggio alla major RCA dopo la fine del contratto con Dirty Hit. E per suggellare l’impresa al banco di regia abbiamo Greg Kurstin (Foo Fighters, Liam Gallagher, Adele). Dimenticatevi le chitarre shoegaze-rock dei dischi precedenti, troverete più piano, voce di Ellie Rowsell in prima linea e archi in sottofondo.
Anche i testi denotano aspetti più personali. Nelle relazioni d’amicizia e le loro epifanie (Just Two Girls), nei rapporti d’amore (Lening Against the Wall). Ma anche questioni delicate come la scelta della maternità (Play It Out). Ci ha messo impegno e personalità la Rowsell, ad esporre argomenti senza ridondanza o, peggio, con superficialità. E’ la clessidra poi l’elemento ricorrente nei testi del disco, l’onda lunga dell’invecchiamento e del tempo che passa, la stabilità delle relazioni. E infine la radura come elemento salvifico che passa sopra le ansie e le paure del tempo.
It warms me up like it could reach me inside
And then I come into a clearing
Questa consapevolezza e maturità aveva bisogno di uno scarto di lato musicale per The Clearing. E qui i riferimenti si rifanno all’alta tradizione pop-rock di matrice americana. Vengono in mente l’approccio autoriale di Carole King ma anche l’equilibrio formale fra rock robusto e ballate che hanno fatto dei Fleetwood Mac un gruppo iconico e senza tempo. E infatti la cover di “Dreams” dei Fleetwood Mac eseguita a Glastonboury 2025 lasciava intravedere la linea che avrebbe seguito la band.

Piano e violini infatti aprono il primo brano Thorns, una litania che piacerebbe ad Elton John. Qua e là la band ritrova l’attitudine folk che ne aveva caratterizzato gli esordi (Leaning Against The Wall, Midnight Song). Ma aldilà dell’innegabile coraggio ad uscire fuori da comodi clichè solo due episodi svettano come originalità. Il singolo Bloom Baby Bloom, con quel piano ipnotico e l’incedere coinvolgente. Una voce che tocca vette inaspettate, lirica e grintosa al tempo stesso. Oppure White Horses col contributo prezioso del batterista Joel Amey. Per il resto sono alti e bassi. Just Two Girls suona alla Steely Dan oppure Passenger Seat sembra un brano della Sheryl Crow, ne più ne meno.
In definitiva il risultato sembra seguire la scia di album come quelli dei Queen dove riuscivano a piazzare in un disco intero un paio di brani memorabili e il resto da dimenticare. Ci auguriamo che l’esperimento di The Clearing possa essere l’inizio di un percorso di maturazione perché al momento sembra abbiano creato un frutto ancora acerbo.
a cura di
Beppe Ardito

