Il genere distopico secondo “Non lasciarmi” e “The Promised Neverland”

Cosa può unire un romanzo distopico britannico del 2005 e un manga thriller giapponese del 2016? A primo impatto nulla… Eppure, “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro e “The Promised Neverland” di Kaiu Shirai e Posuka Demizu raccontano lo stesso incubo: crescere scoprendo di non essere liberi, ma risorse da sfruttare. In entrambi i casi, la vita dei protagonisti è tracciata fin dalla nascita. Ma scopriamo assieme quali affinità e differenze hanno queste due opere letterarie

All’inizio sembrano due storie lontanissime. Da una parte Non Lasciarmi, romanzo distopico e intimista di Kazuo Ishiguro, fu pubblicato nel 2006 in Italia. Ishiguro è un autore rinomato, vincitore del Nobel per la Letteratura. Dall’altra The Promised Neverland del 2016, manga giapponese firmato Kaiu Shirai e Posuka Demizu, un thriller ad alta tensione popolato da bambini prodigio e demoni famelici. Entrambe le opere sono accomunate da un punto chiave: la presa di coscienza dei protagonisti che la loro esistenza è una menzogna, e che il mondo che li ha cresciuti è in realtà una gabbia.

In entrambi i casi, l’infanzia è protetta solo in apparenza. Hailsham e Grace Field House sono luoghi ordinati, con regole, lezioni e una parvenza di normalità. Ma questa cura non serve a crescere adulti liberi: serve a formare individui obbedienti, incapaci (o quasi) di mettere in discussione il proprio destino.
È una prigione senza sbarre, in cui il controllo è esercitato attraverso la rassicurazione, non la paura. E proprio per questo è ancora più difficile da spezzare.

Non lasciarmi sceglie la via della malinconia: i protagonisti comprendono il loro ruolo di “donatori” e vi si piegano con una dolce rassegnazione. The Promised Neverland, invece, imbocca la strada dell’azione: Emma, Norman e Ray non solo vogliono vivere, ma vogliono salvare anche gli altri. Due opere, due culture, due linguaggi narrativi diversi che però affrontano la stessa domanda universale: cosa rende davvero libero un essere umano?

Le trame

Pubblicato nel 2005, il romanzo di Kazuo Ishiguro si muove in un’Inghilterra alternativa, in cui esiste un sistema educativo particolare e apparentemente idilliaco. Kathy, protagonista e voce narrante, ci guida nei ricordi della sua giovinezza a Hailsham, un collegio immerso nella campagna. Lì, insieme agli amici Tommy e Ruth, cresce in un ambiente ordinato e protetto, scandito da lezioni, attività artistiche e regole non sempre comprensibili. Col tempo, però, emergono dettagli inquietanti sul perché gli studenti siano lì e su quale futuro li attenda, aprendo domande profonde sulla libertà e sul significato stesso dell’essere umano. La narrazione di Kathy è calma e lucida: le immagini di tutta la sua vita sono chiare e descritte passo per passo. Nonostante ciò, ci sono scarsi dettagli sul contesto storico e sociale di questa Inghilterra alternativa.

Uscito in Giappone tra il 2016 e il 2020, il manga scritto da Kaiu Shirai e illustrato da Posuka Demizu è ambientato in un orfanotrofio isolato, Grace Field House, dove un gruppo di bambini vive sotto la guida affettuosa di “Mamma”, la direttrice. Emma, la protagonista, è un’undicenne vivace e ottimista, sempre insieme ai suoi migliori amici Norman e Ray. Le giornate sono piene di giochi, studio e test di intelligenza, in un clima che sembra perfetto. Ma anche qui, dietro le mura dell’istituto, si nasconde una realtà molto diversa da quella che i bambini hanno sempre conosciuto: una realtà che metterà alla prova il loro coraggio e la loro capacità di restare uniti.

Non lasciarmi (2010)
Una facciata di luce che nasconde oscurità

In entrambe le opere, la prima impressione è quella di un luogo sicuro, quasi ideale. Hailsham, nel romanzo di Ishiguro, è immerso nella campagna inglese, governato da insegnanti attenti, interessati all’educazione artistica e al benessere degli studenti. Grace Field House, nell’universo creato da Shirai e Demizu, è una casa luminosa e ordinata, con pasti caldi e una “Mamma” sempre pronta a incoraggiare. Ma l’armonia è una costruzione studiata per mantenere i bambini tranquilli, incapaci di sospettare la verità. Non serve rinchiuderli: basta abituarli a credere che il mondo finisca lì. Un’illusione che rende la gabbia ancora più difficile da spezzare, come si vede in Non lasciarmi, dove, anche lasciando Hailsham, Kathy e i suoi amici restano intrappolati nei doveri di futuri “donatori”.

Quando l’incanto si incrina, emerge una realtà spietata. In Non lasciarmi, i ragazzi scoprono (o forse sanno da sempre) di essere cloni creati per donare organi. Il loro valore, per la società, è puramente utilitaristico: vite a termine, programmate per finire presto. In The Promised Neverland, l’orrore è più immediato: i bambini sono “allevati” per diventare cibo per creature non umane.

Anche se all’apparenza le due storie non si assomigliano, entrambe condividono un’idea disturbante: il corpo non appartiene a chi lo vive, ma a chi lo possiede e ne decide l’uso. La reazione alla verità, però è ciò che differisce nelle due opere. In Non Lasciarmi, Kathy, Tommy e Ruth affrontano il destino con una consapevolezza lenta e rassegnata. È una tragedia silenziosa, fatta di piccoli gesti e ricordi. In The Promised Neverland, Emma, Norman e Ray trasformano lo shock in determinazione e la paura in voglia di vivere.

TPN (2016)
Due opere frutto di culture differenti

Le differenze tra le due opere non sono solo narrative, ma affondano le radici in sensibilità culturali diverse. Non lasciarmi porta con sé un pessimismo controllato, tipico di una certa tradizione letteraria britannica: il dramma non esplode in gesti eclatanti, ma si consuma in silenzio, nella consapevolezza che il destino è immutabile e che la dignità si trova nell’affrontarlo senza false speranze. The Promised Neverland, pur partendo da premesse ugualmente cupe, si nutre invece dell’energia e della tensione tipiche del manga shōnen: l’idea che, unendo le forze, l’ingegno e il coraggio, esista sempre una possibilità di fuga. In questo contrasto si riflette una diversa concezione della speranza: per Ishiguro è fragile e privata, per Shirai e Demizu è collettiva e combattiva. Due visioni lontane nello stile e nel tono, ma ugualmente potenti nel raccontare cosa significa vivere sotto il peso di un destino imposto.

a cura di
Rachel Anne Andres Rialo

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