Giornate degli Autori 2025: il racconto del presente per immaginare un futuro diverso

All’Accademia della Moda e del Costume di Roma, la conferenza stampa della 22esima edizione delle Giornate degli Autori: sguardi d’autore sul mondo di oggi, tra guerre, memorie e desiderio di rinascita

Nel cuore dell’Accademia della Moda e del Costume a Roma si è svolta la conferenza stampa di presentazione della 22ª edizione delle Giornate degli Autori, che si terranno a Venezia dal 27 agosto al 6 settembre, all’interno della Mostra del Cinema.

In programma dieci film in concorso, cinque eventi speciali, due cortometraggi del progetto Miu Miu Women’s Tales e nove titoli italiani per le Notti Veneziane. Quattro le traiettorie tematiche che attraversano la selezione: la memoria (storica e personale), l’amore come resistenza, l’elaborazione del trauma e lo sguardo giovanile come detonatore di nuove visioni.

Bello essere qui. I dati emersi poco meno di una settimana fa restituiscono una fotografia articolata del comparto cinematografico italiano, che appare in parziale ripresa. Si registra un incremento del 6,4% nel numero di spettacoli e una sostanziale stabilità del pubblico. Altri segnali incoraggianti arrivano dal ritorno dei più giovani in sala: +135% di presenze, un dato che smentisce il pregiudizio sulla ‘generazione streaming’ e dimostra come un’offerta culturale di qualità sappia ancora attrarre. Serve però una strategia condivisa, attenzione alle politiche pubbliche, ma soprattutto serve continuare a credere nei nostri autori, nei nostri registi e nelle nostre storie.”

Francesco Ranieri Martinotti, Presidente del GdA
Una ragazza nel deserto con una fiaccola: il manifesto di un tempo che richiede luce

A rappresentare visivamente l’anima di questa edizione è stata scelta un’immagine potente firmata da Pax Paloscia, artista romana: una giovane ragazza in piedi su un terreno desertico regge una fiaccola accesa, affiancata dalla figura statuaria della dea greca della pace, Eirene. Il vento solleva la sabbia, ma la fiamma resiste.

Una visione che rifiuta la rassegnazione e invoca consapevolezza. È un simbolo di rinascita attraverso la memoria, la giovinezza e la speranza. In tempi così fragili, è il cinema che ci permette di restare vigili, critici, umani.”

Gaia Furrer, direttrice artistica GdA
Il programma

Cosa ci dice oggi il cinema d’autore? A cosa serve quando tutto intorno brucia? Sono queste le domande che hanno attraversato la conferenza stampa delle Giornate degli Autori 2025, un’edizione che si presenta come un atto politico prima ancora che culturale: venti film da tutto il mondo che interrogano il presente, restituendone le contraddizioni, i conflitti, ma anche il desiderio ostinato di cambiamento.

Al centro del dibattito troviamo la forza del racconto cinematografico come strumento per elaborare il trauma e ricucire il senso delle cose: i film selezionati raccontano guerre visibili ed invisibili, fratture culturali, esodi, lutti, ma anche gesti d’amore e di speranza.

“La memoria può essere un atto politico e anche un gesto di ribellione.”, ha ricordato la direttrice artistica Gaia Furrer. In Memory, film d’apertura della regista ucraina Vladlena Sandu, l’infanzia si fa archivio di dolore e resistenza. In Inside Amir, il protagonista si confronta con la scelta (o l’illusione) della fuga da un Iran in bilico. E in La Gioia, unico film italiano in concorso, Nicolangelo Gelormini racconta un legame proibito che implode sotto il peso del bisogno di riscatto.

Il concorso propone dieci titoli in anteprima mondiale, in una geografia emotiva che attraversa continenti e generazioni. Ma le Giornate non si esauriscono qui: tornano le Notti Veneziane, con nove titoli italiani tra documentari e fiction, e si rinnova il dialogo tra cinema e femminile grazie ai corti firmati da Joanna Hogg e Alice Diop per Miu Miu Women’s Tales.

A guidare la giuria sarà Dag Johan Haugerud, Orso d’Oro alla Berlinale 2025, affiancato da personalità internazionali come Lina Soualem, Francesca Andreoli, Josh Siegel e Sofian El Fani.

Notti Veneziane: nove sguardi italiani su ferite, corpi e nuove identità

La sezione Notti Veneziane, in collaborazione con Isola Edipo, raccoglie nove titoli italiani capaci di restituire il presente attraverso prospettive intime e radicali. Sono film che ci parlano con la carne viva della realtà, senza filtri, spesso al confine tra documentario e finzione, tra autobiografia e sogno.

  • 6:06 di Maria Tilli indaga il tempo sospeso e traumatico di chi è sopravvissuto al terremoto dell’Aquila. È un film sul ricordo che vibra, che scuote ancora.
  • Amata di Gaia Formenti e Marco Piccarreda è una dichiarazione visiva e sonora sull’amore assoluto, l’ossessione e la devozione. Un’opera poetica e sensuale.
  • Confiteor di Giovanni Cioni è una preghiera laica tra memoria, colpa e possibilità di salvezza. Un film che parla alla coscienza più che allo sguardo.
  • Una cosa vicina di Loris G. Nese intreccia le voci e le immagini del passato familiare con una riflessione sul linguaggio del dolore. Un’opera intensa e personale.
  • Dom di Alessandro Marinelli racconta l’isolamento e la libertà di chi sceglie di vivere fuori dalla società. Un film fatto di silenzi, ma anche di resistenza.
  • Film di Stato di Davide Rizzo e Marzia Toscano decostruisce l’identità italiana attraverso gli archivi della RAI. Una riflessione politica e pop sull’autorappresentazione.
  • Indietro così di Alberto Caviglia è una commedia surreale che diventa satira del nostro tempo: ironica, intelligente, malinconica.
  • Life Beyond di Francesca Mazzoleni ci porta dentro la vita dopo il carcere, tra sogni, rabbia e voglia di riscatto. Un film che scava nella dignità.
  • Toni, mio padre di Anna Negri è un confronto intimo e generazionale tra una figlia e un padre scomodo. Una lettera d’amore scritta tra righe di conflitto.

Tutte opere diverse, ma accomunate dal coraggio di esporsi, di interrogare, di restituire complessità all’identità italiana contemporanea.

Dieci film in concorso: quando l’amore è ribellione, la memoria è resistenza

I dieci film in concorso sono viaggi dentro le crepe del presente: raccontano guerre, persecuzioni, esodi e traumi. Ma non si fermano lì. Ogni opera custodisce una scintilla di amore, legame e costruzione di sé, come se proprio dal dolore più radicale potesse nascere una possibilità.

  • Memory di Vladlena Sandu è un atto di resistenza. Ambientato in Ucraina, racconta un’infanzia segnata dalla guerra, dove ogni immagine è memoria e ogni memoria è politica. È un film che chiede di non dimenticare mai.
  • Inside Amir di Amir Azizi è un delicato ritratto di un giovane uomo in fuga dall’Iran. Ma la fuga è solo apparente: dentro Amir restano i volti, gli amori, i dubbi. Un film sul desiderio di appartenenza e sulla nostalgia che non smette di ferire.
  • La Gioia di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino e Jasmine Trinca, è una tragedia sentimentale e politica. Due donne che si incontrano nella ferita, e che nell’amore trovano una forma di giustizia emotiva.
  • A Sad and Beautiful World di Cyril Aris attraversa trent’anni di guerra in Libano seguendo una storia d’amore che resiste al tempo, alla perdita, alla paura. L’amore qui è ancora una volta rivoluzionario, perché crea radici in una terra che prova a cancellarle.
  • Bearcave di Krysianna Papadakis e Stergios Dinopoulos è un coming-of-age queer dove la tensione erotica e affettiva tra due ragazze si intreccia alla tensione sociale del contesto rurale in cui vivono. Un film silenzioso, ma potente.
  • Short Summer di Nastia Korkia ci porta in una Russia apparentemente immobile, dove due adolescenti vivono un’estate sospesa tra gioco e paura. È un racconto tenero e perturbante sulla fine dell’innocenza.
  • Last Night I Conquered the City of Thebes di Gabriel Azorín è una dichiarazione d’amore alla giovinezza e alla fragilità. In una notte in cui tutto sembra possibile, anche sfidare la Storia.
  • Memory of Princess Mumbi di Damien Hauser è ambientato nel futuro, ma parla del passato. In Kenya, nel 2093, un cineasta indaga la figura mitica di Mumbi, chiedendosi cosa significhi ricordare in un’epoca di oblio.
  • Vainilla di Mayra Hermosillo racconta la quotidianità precaria di sette donne in una casa condivisa. Tra chiacchiere, confessioni e piccole ferite, nasce un senso nuovo di comunità. Un film pieno di dolcezza e dignità.
  • Past Future Continuous di Firouzeh Khosrovani e Morteza Ahmadvand è un’opera visionaria tra poesia e archivio, che racconta il trauma dell’esilio iraniano con sguardo intimo e politico.
Eventi speciali: chi sopravvive ha il dovere di raccontare

Accanto ai film in concorso, cinque eventi speciali arricchiscono il programma. Sono opere che affrontano temi forti e necessari, capaci di scuotere le coscienze:

  • Who Is Still Alive di Nicolas Wadimoff dà voce ai sopravvissuti palestinesi del genocidio di Gaza. Nove testimoni parlano, ricordano, implorano: è un’opera dura, ma fondamentale. Il cinema qui è atto di giustizia.
  • Writing Life di Claire Simon racconta Annie Ernaux attraverso i corpi e gli occhi dei giovani. Un film politico e poetico sulla potenza delle parole.
  • Laguna di Sharunas Bartas riflette sulla morte e sulla natura. Una meditazione visiva sul tempo che passa e sulla possibilità di lasciar andare.
  • Do You Love Me di Lana Daher esplora l’identità libanese attraverso materiali d’archivio e musica. Un film sulla danza tra dolore e bellezza.
  • Il quieto vivere di Gianluca Matarrese è una commedia nera sul grottesco delle relazioni familiari, dove il silenzio è la forma più pericolosa della violenza.

A chiudere il festival sarà Come ti muovi, sbagli di Gianni Di Gregorio, una commedia sentimentale lieve, malinconica, profondamente umana.

Quando il cinema non è solo uno specchio, ma una possibilità

Le Giornate degli Autori 2025 non si limitano a raccontare. Chiedono di ascoltare, di prendere posizione, di abbandonare l’indifferenza.
Perché oggi più che mai, il cinema può (e deve) essere memoria, amore, crescita e consapevolezza.

a cura di
Michela Besacchi

Articolo realizzato con l’ausilio parziale di intelligenza artificiale

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