Nel mondo attuale si pianifica ormai qualsiasi cosa, presi come siamo dal loop di mantenere sotto controllo anche gli eventi più naturali del mondo. Niente di strano, allora, se una coppia un giorno si propone di progettare al millimetro non solo la nascita, ma letteralmente il bambino che verrà al mondo. O forse si?

Questo è l’espediente narrativo da cui prende le mosse l’esilarante Papiro di Sante Badirali, edito Marcos y Marcos, una storia ricca di fini riferimenti culturali ma soprattutto di un sarcasmo oltremodo efficace e mai scontato.

Sofia Savi e Brando Cerberoni sono una coppia di professoroni noti in tutto il mondo accademico e non, per la loro preparazione su qualsiasi tema esistente e la loro presenza a innumerevoli convegni e talk show televisivi. Oltre a quello non possiedono una vita sociale, né un’interazione emotiva fra loro; passano infatti il tempo rintanati nei loro studi sommersi da libri e ricerche, a debita distanza l’uno dall’altro.

Progettare un bambino

Convinti che la loro intellettualità non debba andare sprecata, decidono di programmare un figlio, nel senso letterale del termine. Un foglio Excel diventa la base di calcolo per un nascituro perfetto, sia esteticamente che caratterialmente, con lo scopo di produrre il genio dei prossimi tre millenni. Al caso è riservato solo il sesso e quindi il nome: Pergamena se è femmina, Papiro se è maschio.

Papiro nasce 9 mesi esatti dopo un atto di concepimento durato ben tre secondi, in un ambiente imbottito a dovere di libri, statue e cultura solida in generale, ed è un bambino talmente perfetto che nemmeno piange quando viene al mondo. I due professori vengono omaggiati con montagne di regali che non vengono nemmeno aperti perché i materiali per bambini “avrebbero rallentato il suo sviluppo”; le babysitter sono bandite, così come gli asili.

Il bambino è sano e forte, e sembra comprendere anche discorsi molto complessi – viene portato a convegni e assemblee dai genitori dove sembra prenderne parte -, ma non inizia a parlare. E non emette suoni in generale. 

Qualcosa non va secondo i calcoli

Da che cercavano la perfezione, i genitori devono prendere atto che il bambino sia diverso, soprattutto quando inizia a divorare – anche qui, letteralmente – i libri e a ripeterne a pappagallo il contenuto. Ma senza articolare mai un pensiero o anche solo un verso proprio.

E qui avviene il paradosso: poiché i metodi tradizionali di medicina non funzionano, i due individui con più fede nella ragione al mondo si rivolgono al mago Karanar, un ciarlatano esperto in molteplici e strambe materie (fra cui la pastaececiterapia). Egli non fornirà loro una cura, ma donerà loro una risposta che li porterà a ragionare sul fatto che i bambini non possono essere qualcosa di precostituito, ma devono essere lasciati liberi di trovare sé stessi. 

Ridere, ma anche riflettere

Papiro è un’opera perfetta, in cui il citazionismo non appesantisce mai ed è sempre funzionale allo sviluppo della storia, nonché perfettamente equilibrato alla sagacia, all’irriverenza e alle invenzioni verbali che ci fanno ridere parecchio. Una storia leggera, dunque, ma che porta con sé un messaggio importantissimo.

In quel foglio Excel, Sofia e Brando hanno dimenticato aspetti fondamentali quali l’affettività genitoriale e la considerazione delle aspirazioni proprie di un bambino, ovvero la sua personalità. L’unico modo con cui potranno uscire dallo stallo sarà dimenticare la convinzione che un figlio debba essere la fotocopia del genitore o peggio, un contenitore da riempire. E soprattutto, – una parafrasi utile per tanti – entrare nell’ottica che la perfezione non è di questo mondo, e addossare aspettative troppo alte ai figli rischia di creare individui infelici e disfunzionali.

a cura di
Martina Gennari

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