Era il 2022 quando Blumhouse e Atomic Monster fecero uscire “M3GAN”, un Tec-Horror che infondeva in tutti noi le prime paure nei confronti dell’intelligenza artificiale. Una pellicola a basso budget che ebbe un successo immediato, tanto che, nella testa dei suoi creatori, si instillò subito il desiderio di un sequel. A distanza di tre anni, ecco che domani, giovedì 26 giugno, “M3GAN 2.0” fa la sua uscita nelle sale italiane con la prospettiva di superare il predecessore. Ma sarà davvero così?

Quando uscì il primo trailer di M3GAN, ricordo di esserne rimasto davvero incuriosito. Da amante degli horror, vedevo in quella pellicola qualcosa di diverso, uno sguardo sul presente che in quel momento non veniva ancora esplorato, perché non eravamo ancora pronti o perché, semplicemente, non volevamo pensare all’intelligenza artificiale in maniera negativa.

La pellicola mi lasciò sentimenti contrastanti: M3GAN non riusciva a soddisfare la sete di horror, ma mi sentivo appagato dalla storia, dalle risate che mi aveva strappato e dal personaggio principale, quell’adorabile killbot con il solo obiettivo di proteggere la sua controparte umana. Il tutto in un finale antitetico rispetto alle premesse iniziali.

Uscendo dal cinema, pensai che fosse il perfetto film standalone che non faceva che confermare la superiorità di Blumhouse su tutte le altre case di produzione: idee ben chiare, basso budget e alti incassi, ma con una realizzazione superiore alla media.

Quindi, quando vidi che avevano annunciato il sequel e, successivamente, uno spin-off (in uscita nel 2026), mi venne il dubbio che avessero fatto il passo più lungo della gamba. Non perché la casa di produzione non ne avesse la capacità, ma perché, a mio parere, non c’era la necessità di questo secondo capitolo. Tuttavia, pensai che forse ero solo prevenuto e, quindi, non mi sono fatto sfuggire l’occasione di vedere in anteprima M3GAN 2.0.

Un clamoroso buco nell’acqua o una pellicola in grado di stupirmi?

Devo proteggere Cady

Al termine del primo film, ci eravamo lasciati con M3GAN distrutta dalla sua creatrice, così come tutti i progetti a lei legati. All’inizio di questo secondo capitolo, veniamo quindi catapultati avanti nel tempo: Cady e sua zia Gemma hanno superato le vicende della prima pellicola (o forse no) e cercano di vivere una vita tranquilla tra scuola e nuovi progetti lavorativi.

La donna, consapevole della pericolosità dell’intelligenza artificiale, sta promuovendo i suoi sforzi affinché ci sia una stretta regolamentazione sul suo utilizzo, per non incappare di nuovo in problemi simili a M3GAN. In realtà, però, il Governo sta usando un’arma segreta che non è nient’altro che una versione migliorata dell’androide. il suo nome è nome Amelia e si rivolta contro chiunque le dia ordini.

Qui entra in gioco la M3GAN originale, che in realtà non è mai morta ma ha sempre vissuto nell’etere. Evolutasi dopo due anni di apprendimento sulla rete, interagisce con Gemma attraverso la domotica della casa per trovare Amelia e proteggere Cady (la sua missione primaria).

La strada che porta alla redenzione per l’androide, però, è tortuosa e, prima di riavere il suo corpo, dovrà conquistare la fiducia di Gemma e di tutti quelli che la circondano, per poi arrivare a sfidare Amelia, salvare Cady… e non solo.

Poche certezze in un mare di dubbi

Il regista Gerard Johnstone (squadra che vince non si cambia) ha avuto un ruolo attivo nella realizzazione del film, essendone anche sceneggiatore e produttore esecutivo. La sua prova è convincente, ma risulta meno incisiva rispetto al primo capitolo: la deviazione dall’horror al film d’azione è infatti un azzardo che forse non ha pagato fino in fondo.

La CGI rimane poco convincente, così come lo era stata nel primo capitolo. La necessità di far sembrare M3GAN un giocattolo risulta stucchevole e quasi fastidiosa, visto che Amelia invece ha sembianze completamente umane, ma per mantenere un basso budget bisogna pur rinunciare a qualcosa.

Ottima la colonna sonora, che mantiene i ritmi alti senza mai far annoiare lo spettatore, utilizzando brani iconici come “Oops!… I Did It Again” di Britney Spears o “Evil” degli Interpol, cercando di alleggerire le due ore di durata.

Perché sì, siamo di fronte all’ennesima pellicola di due ore, riempita di scene evitabili e con un finale troppo sbrigativo per i 120 minuti del film stesso. E qui continuo con la mia crociata sulla lunghezza di questi prodotti: fossero stati 90 minuti, sarebbe stato l’ennesimo capolavoro Blumhouse; invece, siamo davanti al più classico degli: “E’ intelligente, ma non si applica”.

Come rovinare un’idea vincente

Ammetto che ero partito prevenuto sin dal primo trailer: il potenziale per un clamoroso flop era dietro l’angolo, ma la voglia di dare una possibilità a questo M3GAN 2.0 ha superato i miei pregiudizi. Il risultato, sfortunatamente, è stato in linea con le mie basse aspettative.

La scellerata decisione di virare dal genere horror a qualcosa di più commerciale ha sortito l’effetto di portare sullo schermo un film paragonabile alla celebre frase di Balto: “Non è cane, non è lupo. Sa solo quello che non è”. Un vero peccato, viste le buone premesse del primo capitolo ed una squadra riconfermata in toto. L’auspicio è che non si rifaccia lo stesso errore con lo spin-off e si ragioni attentamente su un eventuale M3GAN 3.0, riportando l’essenza della prima pellicola nel futuro del brand, che non è ancora del tutto da buttare.

Ammetto quindi la mia delusione per quello che ho visto, ma semplicemente perché mi aspettavo altro: un film horror dalle tinte hi-tech. Invece, mi sono ritrovato davanti un film d’azione con, sì, tanti cadaveri, ma non riconducibili a scene dell’orrore, e che mi ha fatto interrogare su quale possa essere il futuro di Blumhouse, data la sua storia quasi interamente monogenere.

L’invito resta sempre quello di andare al cinema per la visione di un film che, se non lo considerate horror, non vi deluderà, al netto della lunghezza eccessiva ed inutile di alcune scene.

Buona visione!

a cura di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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