Karate Kid torna sul grande schermo a distanza di 15 anni dall’ultimo capitolo, unendo finalmente i pezzi del puzzle e le due anime dei vari film – quella cinese e quella giapponese – riportando al cinema l’essenza originale del classico del 1984 (che anno per la cinematografia mondiale!) e facendoci ricordare il perché di: «Togli la cera, metti la cera».
Ricordo ancora la prima volta che vidi Karate Kid: ero un bambino e mi entusiasmai per quelle incredibili mosse di Karate. Ammetto poi che non provai mai a intraprendere quella strada sportiva (ero una pippa incredibile!), ma mi rimase la voglia e la passione per quello sport e quel mantra del maestro Miyagi, diventato un vero e proprio jingle nella vita di tutti quelli che hanno la mia età.
Da quella prima visione, sono usciti altri quattro film, con fortune alterne, e una serie TV (Cobra Kai) che ha riacceso nei cuori dei fan la passione per Karate Kid e il suo mondo, lasciando però sempre il cruccio per quel The Karate Kid del 2010, che poco c’entrava con la storia originale. Come creare, dunque, il giusto trait d’union? Naturalmente, facendo un nuovo film.
Partiamo subito col dire che è il primo film non prodotto da Jerry Weintraub, scomparso tragicamente nel 2015. Ma, nonostante questa perdita, avrà mantenuto lo spirito originale?
Lo sviluppo della pellicola è iniziato nel settembre 2022. Alla regia troviamo Jonathan Entwistle (diventato famoso come showrunner dell’ultima serie reboot di Power Rangers) e alla sceneggiatura Rob Lieber (noto soprattutto per aver sceneggiato Peter Rabbit).
I due decisero di mettere in piedi un film che unisse finalmente in un unico universo i primi quattro Karate Kid con Ralph Macchio protagonista, il film del 2010 e Cobra Kai. Infatti, questo lungometraggio è ambientato tre anni dopo i fatti della sesta stagione della serie TV. Saranno riusciti nell’operazione nostalgia o questo sequel sarà l’ennesimo buco nell’acqua?

Dalla Cina a New York
Li Fong (Ben Wang) ama il kung fu e passa le sue giornate al dojo dello zio, Mr. Han (Jackie Chan). Sua mamma, però, è contraria e, un po’ per allontanarlo dalle arti marziali, un po’ per lasciarsi alle spalle un passato che fa male a entrambi, decide di accettare un lavoro dall’altra parte del mondo, a New York. Qui il nostro protagonista si trova catapultato in un mondo lontano dal suo, ma per certi versi familiare.
Fa ben presto la conoscenza di una ragazza, Mia (Sadie Stanley), e di suo padre Victor (Joshua Jackson), tra i due nasce subito un’intesa e, quando il ragazzo scopre che Victor ha grossi problemi, decide di aiutarlo a cancellare i debiti allenandolo nel Kung Fu per un incontro di boxe.
Quando tutto sembra andare per il meglio, l’avversario di Victor decide di giocare sporco e manda in coma il padre di Mia.
Questo evento fa riaffiorare in Li Fong il trauma per la morte del fratello, la sua paura e la sua impotenza, portandolo così alla fuga. L’arrivo di Mr. Han a New York fa, però, da trampolino di lancio per il ragazzo, che decide di partecipare al torneo di Karate per aiutare la famiglia della ragazza amata.
E qui, finalmente, arriviamo al punto d’unione tra il vecchio e il nuovo: il maestro di Kung Fu decide di rivolgersi all’allievo del suo amico di lunga data ormai scomparso, Daniel LaRusso (Ralph Macchio), come insegnante di Karate per guidare Li Fong alla vittoria del torneo.
Togli il giacchetto, metti il giacchetto
Li Fong
Grazie a questo nuovo modo di combattere, unendo l’anima del Kung Fu alle mosse del Karate, Li Fong riuscirà a concludere il torneo e ad aiutare Victor?

Immagini fresche e cuori antichi
La regia di Jonathan Entwistle porta una ventata di freschezza, con immagini e transizioni vicine al linguaggio dei giovani e riconoscibili sui social media odierni. Riesce a esaltare i punti di forza tanto di New York (per molti la Grande Mela è quel sogno da vedere almeno una volta nella vita, anche grazie alle sue rappresentazioni cinematografiche) quanto delle arti marziali, spettacolarizzando al massimo ogni singolo gesto.
Di contro, lo script risulta un po’ sacrificato dalla necessità di concludere la narrazione in breve tempo, siamo di fronte a un film di 98 minuti (diffidate da quanto scritto su internet).
Alcune sottotrame vengono solo abbozzate, lasciando l’amaro in bocca allo spettatore, anche se, visto il tema trattato (l’accettazione del trauma e la scoperta di sé stessi), ridurre il torneo di Karate a un terzo del film non è così sbagliato.
La colonna sonora, invece, è un vero e proprio punto di forza: punta su canzoni note e recenti, dando a Karate Kid: Legends il giusto ritmo e coinvolgendo nei modi corretti lo spettatore, che altrimenti potrebbe avvertire una certa noia.
Così come la colonna sonora, sono azzeccate anche le battute, mai banali e soprattutto mai scontate, che strappano più di un sorriso, creando in sala un’atmosfera sempre più distesa.
Il film si rivolge a un pubblico giovane, ma strizza comunque l’occhio anche a chi ha visto il primo Karate Kid nel 1984.
Menzione finale per il cast, che riesce a uscire vincitore da una pellicola che poteva dimostrarsi una spada di Damocle sulle loro teste. Ben Wang risulta convincente in più occasioni e, avendo come spalle Jackie Chan e Ralph Macchio, non cade mai nello scontato. Al tempo stesso, Joshua Jackson risulta solido e necessario alla narrazione.

Ma è veramente leggenda?
Karate Kid: Legends riesce a coniugare lo spirito della prima pellicola con quanto portato in scena dal film del 2010 e dalla serie che in questi anni ha fatto appassionare moltissimi alla saga (grazie Netflix per questo). Lo fa in maniera fresca e giovane, ma strizzando l’occhio a chi ha già qualche capello bianco in testa.
I 98 minuti di film corrono via veloci, forse troppo, facendo pensare che una durata maggiore non sarebbe stata una brutta idea, anzi. Forse, però, ci stiamo semplicemente abituando a quella mezz’ora in più che sempre più spesso troviamo al cinema.
Il connubio Chan-Macchio è azzeccato ed è quasi un peccato che non sia stato realizzato prima, perché nelle scene che li vedono insieme si percepisce chiaramente l’anima di Karate Kid, unita alle battute e alle scene divertenti che hanno contraddistinto la carriera dell’attore cinese.
È senza dubbio una pellicola da andare a vedere, sia per gli appassionati delle arti marziali sia per chi vuole passare un’ora e mezza al cinema tra risate e azione, magari anche riconoscendosi un po’ in quei personaggi che, in fondo, potremmo essere anche noi.
Buona visione!
a cura di
Andrea Munaretto

