Nella giornata di martedì 3 giugno, ha avuto inizio la 1° edizione del Milano Film Fest. Il nuovo festival del cinema del panorama milanese ideato e organizzato dall’omonima Fondazione. Tanti gli eventi e le proiezioni d’interesse: scopriamo insieme cosa ci ha riservato questa prima – e ricchissima – giornata!
“Che cos’è il Cinema?”. Con questa domanda prende il via la prima edizione del Milano Film Fest, il primo festival del capoluogo lombardo sul cinema e sul settore audiovisivo che si terrà in città dal 3 all’8 giugno.
Un evento dalla portata enorme, nonostante la sua nascita recente. Ideato e organizzato dall’omonima Fondazione, il festival si avvale della direzione artistica di Claudio Santamaria e di Manuel Agnelli in qualità di music supervisor.
Un evento che punta alla promozione dell’innovazione e della diversità in ambito cinematografico e dell’audiovisivo, coinvolgendo in prima persona tutta la collettività milanese. Quattro sono infatti le realtà cittadine dalle quali ha avuto origine l’evento, ognuna con la sua storia e la sua importanza nel settore: Il Cinemino, Esterni, Fondazione Dude e Perimetro.
Numerosissime sono anche le location in cui si svolgeranno gli eventi: partendo dai più canonici Anteo, Teatro Piccolo e Castello Sforzesco, il Milano Film Fest si allargherà in quartieri e altri luoghi di Milano, coinvolgendo l’intera città.
Un primo assaggio del Festival: Verso un distretto dell’audiovisivo, uno studio di fattibilità”
La giornata è iniziata subito alle ore 10:00 con un panel industry a tema produzione cinematografica e audiovisiva. Con uno sguardo sulla realtà del territorio e in particolare sullo scripted, si è cercato di individuare strategie di azione che puntino a migliorare la produttività all’interno di questo difficile settore.
Un appuntamento per esperti del settore, che si è tenuto all’Anteo Palazzo del Cinema e ha visto come protagonisti Andrea Rebaglio (Fondazione Cariplo), Mariagrazia Fanchi (Lombardia Film Commission), Guido Casali (Fondazione Milano Film Fest), Minnie Ferrara (Civica Scuola Luchino Visconti), Armando Fumagalli (Università Cattolica ALMED), Ahmed e Evelina Poggi (Cartoon Italia).
Prima dell’inizio del panel è stato proiettato sullo schermo un videomessaggio dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi, che ribadiva la sua gioia nel vedere l’entusiasmo generato dal Festival, sparso per tutta Milano.
A sorpresa, è poi arrivato anche il direttore artistico del Milano Film Fest, Claudio Santamaria, che ha espresso tutta la sua gioia nel vedere un programma così ampio e variegato appassionare tutta la città. Durante l’incontro, si è poi discusso sulle proposte che verranno fatte nel campo dell’audiovisivo: Armando Fumagalli ha fornito una piccola guida sul lavoro svolto, a cui assisteremo nei prossimi giorni.

“Che cos’è il Cinema?”
A rispondere a questa domanda ci hanno pensato Gianni Canova, Claudio Santamaria, Manuel Agnelli e Agata De Laurentiis, in un entusiasmante talk al Teatro Piccolo, dinnanzi alla città di Milano.
Dopo l’inaugurazione ufficiale con Tommaso Sacchi (assessore alla Cultura del Comune di Milano) e Laura Boy (presidente della Fondazione Milano Film Fest), che hanno presentato il progetto e augurato al pubblico un buon festival, Andrea Chimento ha posto la domanda ai suoi ospiti, ottenendo risposte estremamente diverse.
“Un’arte, un’industria, un mezzo di comunicazione di massa, un linguaggio senza lingua? Le definizioni si sprecano”, afferma Gianni Canova, citando poi Lumière e Pasolini. Per lui, però, il cinema coincide maggiormente con quella fornita da Walter Benjamin: una “dinamite dei decimi di secondo”. L’unica vera grande rivoluzione del ‘900, che non ha portato (come tutte le altre) ad uno spostamento del potere da un detentore all’altro promettendo libertà, ma ha reso tutti più ricchi, accrescendo il capitale emozionale e portando attimi di felicità, senza donare dolore al mondo.

Tranche de vie o tranche de gâteau?
Secondo Claudio Santamaria è sicuramente tranche de gâteau. Ma è anche arte dirompente e macchina del desiderio, poiché l’immagine deve provocare in noi il desiderio di essere guardata, scuotendo e confondendo i sensi. Riuscendo ad aprire quella “porticina che abbiamo dentro di noi” e facendoci vivere momenti che nella vita difficilmente riusciremmo a metabolizzare così velocemente.
Per Agata de Laurentiis – sempre riprendendo la citazione hitchcockiana – la settima arte “non è né una fetta di torta, né un pezzo di vita, ma tutti e due”. Mentre, con l’arrivo di Michele Riondino, si è poi parlato del cinema dal punto di vista di “chi lo fa”. Di un’arte che diventa sogno e, talvolta, anche incubo. Del lavoro “più bello del mondo”, che però non è ancora abbastanza tutelato dal punto di vista legislativo.
L’evento si è concluso passando in rassegna alcune delle migliori scene della storia del cinema, come Intrigo internazionale, C’era una volta in America, Profondo Rosso e Fino all’ultimo respiro.
“June and John”: uno sguardo sul film di apertura di Luc Besson
Alle ore 21:30 è stato invece presentato come film di apertura la nuova pellicola di Luc Besson, June and John, in anteprima internazionale assoluta. Il film abbraccia a pieno lo spirito del festival, proponendosi come uno sguardo originale e all’avanguardia, come solo il cinema di questo autore sa essere.
Girato interamente con un iPhone, June and John parte dall’ordinaria vita del contabile di una banca. Esasperato dalla monotonia della sua vita deprimente, decide di seguire un’originale ragazza nelle sue peripezie, a seguito di un colpo di fulmine sbocciato per caso nella metropolitana di Los Angeles. June è il tornado che tanto mancava nella vita di John, che lo porterà ad allontanarsi dalla società alienante in cui viviamo a favore di un’esistenza folle ma autentica.

Luc Besson fonde realtà e sogno in una narrazione immaginifica, in un racconto fiabesco di cui John e June sono i protagonisti. Questi ci trascinano nelle loro peripezie, senza darci la possibilità di scegliere. Spingendoci a desiderare che il sipario non cali mai. Ma, tra una rapina a mano armata, un’effrazione nella splendente Hollywood, un lancio col paracadute, un matrimonio e un’ultima corsa in auto, quel finale arriva troppo presto. Spezzandoci il cuore, come solo il regista di Leon sa fare.
E mostrandoci come, dietro la pillola indorata offertaci, ci sia qualcosa di più. Un attacco al mondo in cui viviamo e alle sue sue contraddizioni, a favore di una dimensione dove l’individuo ritrovi la piena libertà di essere se stesso, riscopra un’armonia perduta con la natura e dove gli outsider possano finalmente trovare uno spazio tutto per loro, lontani dai giudizi e dal falso perbenismo americano.
Qui di seguito le foto della serata!
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a cura di
Maria Chiara Conforti
a cura e foto di
Luca Micheli

