“New Belle Époque”: l’intervista esclusiva con l’autore Enzo Papetti

In libreria dallo scorso 27 marzo, New Belle Époque, il nuovo romanzo di Enzo Papetti, è un crossnovel che esplora i periodi storici della Belle Époque e dell’inizio del Nuovo Millennio, mettendoli a confronto. Noi di The Soundcheck abbiamo intervistato l’autore, per scoprire qualcosa in più sulla sua opera

Per parlare di New Belle Époque, il nuovo crossnovel di Enzo Papetti, risulta imprescindibile viaggiare a ritroso dai primi anni 2000 fino alla Belle Époque, perdendosi tra tutti quei cambiamenti che hanno caratterizzato queste due epoche tanto differenti quanto simili. 

E, proprio per comprendere meglio il processo creativo che ha portato alla nascita di questo romanzo, abbiamo di intervistare l’autore, che ha risposto ad alcune domande sull’opera.

Cosa hanno in comune i primi 25 anni del Nuovo Millennio e la Belle Époque? Da cosa nasce questo confronto e com’è stato affrontato?

New Belle Époque crea un parallelismo fra la nostra epoca e quella a cavallo fra Otto-Novecento, entrambe caratterizzate da rivoluzioni tecnologiche che hanno mutato modi e stili di vita. Un tempo con l’elettrificazione delle città, l’aeroplano, le macchine, il cinema, il telefono e la radio. Oggi, invece, con i computer, i cellulari, i social e l’Intelligenza Artificiale. Anche gli assetti politici, allora come ora, subirono processi che misero a dura prova la stabilità internazionale.

In quarta di copertina ho scritto:

Un sentimento di nostalgia e di meraviglia scava sotto il reticolo di un mondo interconnesso, pronto a celebrare un progresso impensabile fino a pochi anni fa. Ed è con questo stato d’animo fatto di euforia e candida spensieratezza, di apatia, paura e angosce represse che il mondo va incontro alla propria rovina”.

Ecco, credo che sia questo il mood che abbia dato origine al confronto. Che giustifica ciò che segue: LA VECCHIA TALPA È FRA NOI.

Com’è nata l’idea di un crossnovel? Come si arriva, ad un certo punto della propria carriera, ad un romanzo di questo tipo?

Il romanzo utilizza innovazioni linguistiche e tecniche compositive al servizio di una pratica narrativa multimediale, spaziando dalla pagina stampata al web. L’idea del crossnovel nasce dai miei studi sulla multimedialità. L’ibridazione fra diversi linguaggi è infatti antica quanto l’uomo ed oggi sempre più ampia. Basti pensare al cinema, alla televisione e ad Internet. 

La traiettoria della mia ricerca si cala, dunque, nella prospettiva sperimentale che oggi abbraccia un po’ tutte le arti. Come spesso accade, quando un’esigenza si manifesta in un ambiente culturale e trova attenzione – prima ancora che consenso –, occorre poco affinché si appoggi su altre sponde.

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica epocale! Pensare che non abbia riverberi sulle diverse forme espressive e di comunicazione è una cecità che non si può più perdonare. 

La sfida è iniziata da almeno cinquant’anni e prosegue a passo veloce. In questa avventura sono coinvolti cinema, musica, poesia, arti figurative, didattica, sport, universal-everything e molti altri. La narrativa non può far finta di niente, anche se le élite del settore appaiono quanto mai distratte. Autori come Steven Hall, Mark Danielewski, Rachel Cusk – che pure non si sono spinti a concepire veri e propri crossnovel – meriterebbero maggiore attenzione.

Crede che il crossnovel possa rappresentare una rivoluzione nel panorama letterario italiano, avvicinando nuovi lettori?

Il racconto mette in scena un’epopea cialtrona e sgangherata, combinando momenti divertenti ad altri più drammatici, ricchi di suspense e riflessioni critiche. Ma anche vicende di personaggi folli e sofferti, farabutti ed ingenui, senza che vi sia un vero inizio o una vera fine. Disegna nicchie di vita da abitare, condividere e scavare. Ironia e leggerezza, analisi critiche, eleganza e intelligenza di scrittura sono i suoi punti di forza. Così mi piace credere, e mi auguro possa essere in parte vero.

Nel panorama editoriale contemporaneo si tratta di una novità che traccia un possibile percorso sperimentale. In questo senso trovo azzeccato lo slogan coniato dall’editore: “un romanzo che stupisce come un quadro di Escher”. Anche se poi ne ho adottato anche un altro: “Rabelais gioca a poker con Balzac”. 

In altre parole, se proprio volessimo definire New Belle Époque, potremmo battezzarlo come un romanzo picaresco e sociale, ironico, caustico, che diverte senza dimenticare di invitarci a riflettere sulla fase storica che stiamo attraversando. Il lettore tradizionale può trovare qualche perplessità a saltare da un linguaggio all’altro, dalla pagina scritta all’ascolto di un brano musicale, fino alla visione di un video. Per le giovani generazioni, invece, credo coincida con la loro esperienza quotidiana. 

Detto questo, la lettura del romanzo può seguire l’ordine di impaginazione oppure una strada diversa. È un puzzle: l’immagine finale che restituisce ognuno può costruirla come vuole.

Com’è strutturata l’opera? Quale elemento ne rappresenta, a suo avviso, la parte più interessante?

Il romanzo ha la struttura di un’architettura gotica, un’articolata impalcatura interna, composta da parole chiave che danno i titoli ai 16 capitoli ed illustrazioni che traducono gli incipit palindromi in suggestioni visive. Ci sono, inoltre, le prime pagine di un quotidiano, che rinviano agli eventi che hanno segnato gli ultimi 30 anni; brani musicali e video all’inizio e in chiusura di ogni capitolo. 

Questa struttura sostiene l’intero edificio, mentre il racconto vero e proprio cuce un intreccio a mosaico che dà agli eventi una dimensione corale. Il libro non si riduce quindi a una semplice storia, ma tematizza il rapporto tra scrittore e personaggio, interroga il reale con le armi della finzione e moltiplica le identità. 

Poiché la verità in letteratura ha struttura di finzione, quest’ultima si raddoppia, diventando finzione di se stessa, esperienza nuda di scrittura. In questo senso, nel vortice di proliferazioni di anelli tematici che crea, proietta il soggetto in una dimensione corale che vincola il Sé al tutto cui appartiene. 

In altre parole: la scrittura porta con sé il racconto del proprio insorgere. Non è concepibile senza la consapevolezza del suo potere, che è quello di creare caos. Esperienza nuda della scrittura.

Definirebbe New Belle Époque come un viaggio? Quello tra epoche, personaggi e generi?

Un viaggio ad alta velocità. Così rapido che non ci si accorge nemmeno di muoversi. Il parallelo con la Belle Époque si consolida attraverso trame nascoste, esiti emotivi, traslazioni mnemoniche. In questo senso New Belle Époque è un libro politico, nella misura in cui suggerisce una visione del mondo. Compreso dubitare riguardo a chi siamo e cosa facciamo. 

Descrive il presente senza raccontandocelo alla maniera dei quotidiani o come fa la televisione, bensì sforzandosi di cogliere le linee di forza sotterranee in cui siamo immersi. Il rapporto fra realtà oggettiva e reale figurato – vita vissuta e romanzo – è un rapporto di interdipendenza. Mentre il dato di fatto storico è riducibile a una correlazione causa-effetto, il reale finzionale ha una matrice quantistica. 

Lungo il racconto le storie cadono come pioggia dal cielo. Le lega – o almeno dovrebbe – un collante invisibile, che traccia – o dovrebbe tracciare – una linea di senso inclinata su un piano promiscuo di ragione e sentimento, tesa a raggiungere quel fondo in cui ogni cosa muore. Che ci sia riuscito è un altro paio di maniche. Di sicuro, però, è ciò cui deve tendere ogni scrittore

Il personaggio che forse meglio interpreta questa postura politica è Leonardo Oriente, un Urlich musiliano, l’uomo senza qualità. 

Quali sono i suoi punti di forza e perché crede interesserà ai lettori? 

Traduco la domanda in questo modo: che cosa avevo in testa quando ho iniziato a scrivere? A spingermi, ovviamente, sono state considerazioni maturate nel corso del tempo, durante i miei studi: riflessioni teoriche, esistenziali, urgenze espressive. In che modo poi queste avrebbero preso forma non lo sapevo. Solo scrivendo lo avrei verificato. 

Così, per la lealtà che mi lega ai lettori, non posso che partire dalle prime, primissime intuizioni con cui ho iniziato a lavorare. E misurare che cosa nell’opera finita corrisponde a ciò che mi ero promesso di ottenere. 

La domanda che si impone, pertanto è: cosa trova davvero chi apre New Belle Époque? Quanto dei miei propositi si è materializzato e quanto, a conti fatti, posso ancora affermare la validità di quegli intenti? Ebbene, a mio avviso il lettore trova – o, meglio, dovrebbe – un assemblaggio di vicende che si susseguono e si incastrano senza dipendere da un ordine preciso, ma anche personaggi curiosi, sbilenchi, interpreti di un mondo alla deriva. 

Non ho voluto seguire un plot lineare quanto restituire al pubblico lo stesso tipo di esperienza che lo ingabbia quando sfoglia un quotidiano, guarda la televisione o naviga sul web.

Spazi di dialogo dove chi li attraversa e si dispone all’ascolto, lasciandosi indirizzare dagli stimoli che riceve, sa che poi toccherà a lui riordinare.
Spazi dove le trame si intersecano, l’intreccio si scompone e ricompone in tessere di un puzzle in cui si amalgamano musiche, clip cinematografiche, illustrazioni, chat. Non da subire come stravaganti appendici, ma da valorizzare per la loro funzione narrativa.

Il nuovo crossnovel di Enzo Papetti, New Belle Époque, vi aspetta ora in libreria con una promessa: quella di farvi viaggiare tra due epoche, in modo coinvolgente e multimediale!

a cura di
Maria Chiara Conforti

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE – “Sakamoto Days”: tra comicità e azione
LEGGI ANCHE – Il Festival del Premio Letteratura Ragazzi, torna a Cento per la 46°edizione

Related Post