O’Dessa: il musical rock con Sadie Sink spopola su Disney+

Approdata su Disney+ lo scorso 20 marzo, O’Dessa di Geremy Jasper sta conquistando gli abbonati della piattaforma. Un musical rock targato Searchlight, ambientato in un mondo post-apocalittico, dove l’amore e la musica sono le uniche armi contro la tirannia e l’oblio. Nel cast Sadie Sink.

C’è un film su Disney + che sta catalizzando l’attenzione degli abbonati. Un musical rock, una sinfonia malinconica sull’amore capace di salvare l’animo di chi è disposto ad ascoltare. Si chiama O’Dessa ed è il nuovo film del regista Geremy Jasper (Patti Cake$), che qui compone anche le canzoni e le musiche, insieme a Jason Binnick.

A ricoprire il ruolo della protagonista troviamo Sadie Sink, la celebre Max di Stranger Things, che nella quarta stagione dell’amata serie Netflix scappava dalle grinfie di Vecna sulle note di Running up that Hill di Kate Bush. Qui, invece, Sadie Sink non fugge, ma corre incontro al pericolo in nome dell’amore e della libertà, impugnando una chitarra ereditata dal padre e da generazioni di cantastorie. Vagabondi che errano di città in città “tranquillizzando chi è sconvolto e sconvolgendo chi è tranquillo”.

Insieme alla chitarra, la giovane O’Dessa pare abbia ereditato anche una missione: una profezia preannuncia l’avvento di un salvatore capace di distruggere il potere che opprime il popolo, restituendogli la libertà.

Sinossi

O’Dessa Gallowey, questo il nome completo, è una giovane ragazza di campagna, confinata in casa con la madre malata. Intorno a lei chilometri e chilometri di terra arida e infertile, dalla quale anni prima è emerso il Plazma, un liquido simile al petrolio che ha avvelenato tutto ciò che incontrava.

Morta la madre, la nostra protagonista si lascia alle spalle la sua vecchia vita e si tuffa in un viaggio senza meta, sostenuta dalla promessa di un grande Destino, come preannunciatole dal padre anni prima. Una serie di eventi la condurranno a Satylite City, luogo di perdizione e oblio, i cui abitanti sono vittime del potere di Plutonovich (Murray Bartlett), personaggio magnetico che tiene in pugno le loro menti e la loro esistenza attraverso il suo eterno show, Onederworld. A Satylite City, O’Dessa incontra Euri (Kevin Harrison Jr.), un giovane cantante di cui si innamora.

Euri (Kevin Harrison Jr.) e O’Dessa (Sadie Sink)
Una storia d’amore rock

O’Dessa, prima di tutto, è una storia d’amore: di quelle intense, in cui ti imbatti per caso, senza nemmeno cercarle, ma che in poco tempo di entrano nelle vene e ti alimentano. Come spesso succede, però, è proprio il vero amore ad essere costantemente minacciato, ed è per lui che la nostra protagonista sfiderà il potere corrotto di Plutonovich, imbracciando la chitarra come un’arma, per cantare la vita.

L’opera seconda di Geremy Jasper (già regista di Patti Cake$) non brilla certo per originalità narrativa: chiunque abbia mai masticato un po’ di Shakespeare o visto qualche film di stampo romantico, ne potrebbe facilmente intuire la conclusione. Ma, al tempo stesso, O’Dessa è un trionfo di colori, di luci soffuse e al neon, di scenografie cyberpunk e di canzoni rock orecchiabili, cantate da un cast fatto per lo più di giovani promesse, in cui spicca Sadie Sink, che sfoggia un look a metà tra Elvis Presley e West Side Story.

Ma il film di Jasper è anche un canto di ribellione nei confronti dei media, del potere asfissiante e ipnotico delle televisioni. Uno strumento di controllo mentale che anestetizza le masse e le piega al volere di un monarca, capace di trascinare in un’allucinazione vorticosa chiunque sia disposto ad ascoltarlo.

Un delirio catatonico da cui si può riemergere solo grazie a una nuova melodia, un canto di rinascita e di speranza, una voce graffiante e delicata al tempo stesso, che ricorda come l’amore sia la cosa più potente al mondo. Un amore che ci salva prima come singoli e poi come comunità. Ci risveglia dal torpore, ci salva dalle tenebre, riportandoci alla luce.

Conclusioni

O’Dessa di Geremy Jasper è un musical di buon intrattenimento, con una discreta cura formale e buonissime interpretazioni.

A questa cornice fatta di luci psichedeliche, colori saturi e movimenti di macchina dinamici, si contrappone un contenuto prevedibile e di poco inventiva. Anche la caratterizzazione dei personaggi è superficiale e priva di tridimensionalità, costringendoli a ricoprire ruoli utili al mero svolgimento della trama. Nonostante ciò, il film rimane un’operazione godibile, coinvolgente e divertente.

a cura di
Alessandro Michelozzi

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