“Bridget Jones – Un amore di ragazzo” – la recensione in anteprima

Bridget Jones torna al cinema con il film più atteso dell’anno tra amori, pasticci, goffe risate e un po’ di commozione. Ecco la nostra recensione in anteprima.

Bridget Jones è tornata.
Dopo 25 anni dal primo film, Il diario di Bridget Jones, diventato un cult generazionale, arriva il quarto capitolo della saga: Bridget Jones – Un amore di ragazzo, in anteprima oggi 14 febbraio per San Valentino e poi nelle sale italiane dal 27 febbraio.

La trama

Bridget si sta avvicinando ai 50 anni, è madre di due figli e nonostante siano passati già quattro anni dall’accaduto si trova ancora ad affrontare una grande perdita: la morte di suo marito, Mark Darcy (Colin Firth), ucciso in una missione umanitaria in Sudan.

Sebbene questo possa far pensare a un film drammatico e triste, non è affatto così. Come sempre, la protagonista conserva il suo spirito umoristico e vitale, anche se inizialmente appare visibilmente scossa.
Ad accompagnarla in questo momento difficile ci sono i suoi fedeli amici Shazzer, Jude e Tom, la sua collega di lavoro Miranda e il suo storico ex Daniel Cleaver (Hugh Grant).

Sostegno e amore da parte loro, che insieme però alla madre di Bridget e alla ginecologa Dr.ssa Rawlings (Emma Thompson) la invitano anche a intraprendere un nuovo percorso nella vita e nell’amore. Bridget torna cosi a lavorare e prova persino a usare Tinder, dove conosce Roxster (Leo Woodall), un giovane in cui già si è imbattuta al parco, durante una delle sue solite gaffe.

Nel tentativo di bilanciare lavoro, famiglia e amore, Bridget affronta il giudizio delle mamme perfette a scuola, vive la sua storia di amore e sesso con Roxster, si preoccupa per il figlio Billy che soffre per l’assenza del padre e si imbatte in una serie di incontri imbarazzanti con il suo razionale insegnante di scienze, il professor Wallaker (Chiwetel Ejiofor).

Con tanta ironia, ma anche momenti commuoventi e colpi di scena, la storia va avanti.

Il mio parere

A sorpresa, Bridget Jones – Un amore di ragazzo è il film più riuscito della saga, dopo l’originale del 2001, intramontabile e cult generazionale.

Senza dimenticare il mitico pigiama di flanella e i mutandoni della nonna, in questo capitolo Bridget Jones risulta più matura e riflette sull’esistenza, sulla caducità della vita umana, sull’importanza dei ricordi e dei legami. Il tutto senza censurare il proprio linguaggio, spesso irresistibilmente sboccato, e la propria goffaggine, che l’ha resa vicina a tanti spettatori, perché non è una donna perfetta, ma una persona vera, con i suoi difetti e le sue mancanze.

Renée Zellweger è ancora una volta impeccabile. Nei panni di Bridget si mette sempre in gioco, rifuggendo la perfezione e scatenandosi in buffi balletti, facendoci ridere ma anche commuovere. Promossi a pieni voti anche Hugh Grant, nelle vesti di un personaggio comico e formidabile, ed Emma Thompson nel ruolo della cinica ginecologa. A loro due vanno le battute migliori di tutto il film.

Nota di merito anche per le performance di Leo Woodall e Chiwetel Ejiofor.

La sceneggiatura

La sceneggiatura è nuovamente affidata a Helen Fielding, stavolta coadiuvata da Abi Morgan, già autrice di film come Shame e The Invisible Woman e serie tv come Eric con Benedict Cumberbatch.
Insieme hanno dato vita a un racconto sicuramente più drammatico, dovuto anche all’esperienza diretta della stessa Fielding, che nel 2016 ha perso prematuramente il marito, Kevin Curran, rimanendo sola a crescere i loro figli. Ha esorcizzato questo trauma attraverso il film e, durante la visione, si percepisce che c’è un sentimento vero alla base della storia raccontata.

Se si guarda questo film in un periodo particolare della vita, come la sottoscritta, può essere a tratti come un pugno nello stomaco, può farti male, facendoti sciogliere in una risata nell’istante successivo. E soprattutto, lascia un messaggio positivo. Non sai mai quello che la vita ti può riservare, possono esserci delusioni e brutti avvenimenti, ma anche delle svolte. Non perdere mai la speranza e soprattutto “non sopravvivere, vivi”.

Il quarto capitolo di Bridget Jones vince quindi a pieni voti, grazie a una sceneggiatura solida, alla regia di Michael Morris e al sempre eccezionale cast.

a cura di
Emanuela Giurano

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