“L’Avversario” di Carrère, la storia vera che sconvolse la Francia

Condividi su

La mattina del sabato 9 gennaio 1993, mentre Jean-Claude Romand uccideva sua moglie e i suoi figli, io ero a una riunione all’asilo di Gabriel, il mio figlio maggiore […]“. Con queste parole inizia l’Avversario, romanzo- verità di Emmanuel Carrère, che in 156 pagine racconta una vicenda che ha sconvolto il mondo.

Nelle pagine della sua opera, pubblicata nel 2000, l’autore ripercorre la vita di Jean-Claude Romand. Attraverso le pagine scopriamo le sue bugie, portate avanti per 18 anni, i dubbi e le paure che lo hanno portato, alla fine, a compiere un gesto efferato: lo sterminio della sua famiglia.

Il Dr. Romand

Jean-Claude Romand era conosciuto da tutti come il Dr. Romand. Un signore rispettabile, un padre di famiglia amorevole e un medico che svolgeva importanti incarichi per l’OMS. Nessuno però sapeva di preciso quale fosse in concreto il lavoro dell’uomo. Nessuno poteva immaginare che tutta la sua vita fosse fondata su una rete di menzogne ben costruita. Ma tutte le bugie, prima o poi, sono destinate a crollare.

Romand, in realtà, non ha mai conseguito la laurea in medicina, e per 18 anni ha finto di essere medico. Usciva di casa e impiegava il tempo nei modi più disparati: andando al bar, leggendo, incontrando la sua amante e andando dai genitori. Come poteva, allora, permettersi uno stile di vita agiato? Nel corso degli anni Romand è diventato un “truffatore seriale” rubando soldi alle persone a lui vicine con il pretesto di investirli per farli fruttare.

Tutta la sua esistenza è trascorsa nel terrore di essere scoperto. Quando ha percepito che il suo castello di bugie sarebbe crollato da un momento all’altro, ha preso la decisione che lo ha reso protagonista delle pagine di cronaca nera. Prima ha ucciso la moglie e i due figli, il giorno dopo è andato a casa dei genitori a cui ha riservato lo stesso destino e, infine, ha appiccato il fuoco alla casa in cui viveva. Lui però è sopravvissuto.

Emmanuel Carrère e Jean-Claude Romand

Il 30 agosto del 1993 Carrère scrive una lettera all’omicida, annunciando la sua intenzione di scrivere un romanzo sulla vicenda:

La tragedia di cui lei è stato l’artefice e l’unico supersite mi ossessiona fin dal momento in cui l’ho appresa dai giornali. Vorrei, per quanto è possibile, cercare di capire quel che è accaduto e farne un libro […].
Desidero farle capire che a spingermi verso di lei non è una curiosità malsana o il gusto del sensazionale. Ai miei occhi, ciò che lei ha fatto non è il gesto di un comune criminale, né di un pazzo, ma di un uomo spinto agli estremi da forze che non controlla, e vorrei mostrare all’opera proprio queste terribili forze.

La risposta di Romand arriva solo nel 1995, al termine dell’istruttoria. I sentimenti dell’autore, nei due anni trascorsi sono cambiati e non voleva dire all’assassino di aver perso interesse nella sua storia. I due continueranno la loro corrispondenza e Carrère, in veste di giornalista, prenderà parte al processo.

Dopo 5 ore di Camera di consiglio Jean-Claude Romand è stato condannato all’ergastolo e, e per 22 anni anni non potrà godere di alcun beneficio.

Il 21 novembre 1996 l’autore scrive di avere difficoltà “a trovare una collocazione rispetto alla storia”, e decide di accantonare il progetto continuando, tuttavia, a tenersi in contatto con Romand.

Emmanuel Carrère ricomincerà a lavorare a l’Avversario soltanto due anni dopo, portando a termine la stesura nel 1999.

L’Avversario

Il titolo del romanzo fa riferimento, come spiega l’autore, a Satana. Dopo gli eventi del gennaio del 1993 agli occhi degli abitanti di Prévessin, la cittadina teatro della tragedia, Romand diventa l’incarnazione del male

Carrère non è solo voce narrante e spettatore, diventa egli stesso uno dei protagonisti del romanzo attraverso le sue lettere, le sue annotazioni e i suoi sentimenti sulla vicenda e i personaggi coinvolti. Attraverso la pagine vediamo la vita di Romand filtrata da una lente e vogliamo saperne di più, spinti da una curiosità morbosa. Come ha fatto a mentire per 18 anni? Perché nessuno si è insospettito?

Il libro inizia con un anticlimax; Carrère ci svela fin da subito l’evento focale della vicenda per colpire il lettore con la forza di uno schiaffo ben assestato. Il ritmo e la tensione scemano con lo scorrere delle pagine eppure noi rimaniamo irrequieti.

Un romanzo breve ma difficile da digerire perché non si tratta di una storia di finzione ma di un crimine reale. Un gesto efferato compiuto da una persona, a prima vista come tante, schiacciata dal peso delle bugie.

Vi parleranno di compassione. Quanto a me, la riservo alle vittime.

a cura di
Laura Losi


Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE- “La guerra dei Rohirrim”: quando Tolkien incontra l’animazione giapponese
LEGGI ANCHE- “Hammershøi e i pittori del silenzio”, la nuova mostra di Palazzo Roverella
Condividi su

di Laura Losi

Laura Losi è una piacentina classe 1989. Si è laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sulla Comunicazione Politica di Obama. Avrebbe potuto essere un medico, un avvocato e vivere una vita nel lusso più sfrenato, ma ha preferito seguire il suo animo bohemien che l’ha spinta a diventare un’artista. Ama la musica rock (anche se ascolta Gabbani), le cose da nerd (ha una cotta per Indiana Jones), e tutto ciò che riguarda il fantasy (ha un’ossessione per Dragon Trainer). Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo “Tra le Rose” e a breve vedrà la luce anche la sua seconda fatica, il cui titolo rimane ancora avvolto nel mistero (solo perché in realtà lei non lo ha ancora deciso).

Related Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *