Lunedì 27 gennaio si è tenuto a Roma, presso il The Space Cinema Moderno, l’incontro stampa del tanto atteso nuovo capitolo del MCU, “Captain America: Brave New World”.
Abbiamo avuto il piacere di assistere all’incontro stampa con Anthony Mackie, il protagonista del nuovo capitolo di Captain America, che verrà trasmesso in tutte le sale dal prossimo 12 febbraio.
L’attore si è contraddistinto per simpatia, intelligenza ed acume. E, tra aneddoti divertenti sui suoi colleghi (Harrison Ford e Giancarlo Esposito in primis) e riflessioni sul film (e non solo), è stato in grado di trasmettere non soltanto la sua grande passione e l’enorme impegno che gli è stato richiesto per realizzare un film di queste dimensioni, ma anche quei valori che superano il mero personaggio di fantasia e che ci fanno riflettere su quale sia il vero ruolo dei supereroi all’interno della società. Soprattutto per i più piccoli!
Com’è stato rendere effettivo questo passaggio di testimone – o, meglio, di scudo – che avevamo già visto in “The Falcon and the Winter Soldier” e che cosa rappresenta per te oggi Captain America?
“È stata una fantastica esperienza. Il mio primo film è stato una piccola pellicola chiamata “8 Mile”. Parliamo di 24 anni fa, per cui è stata un’esperienza selvaggia. Sono entrato a far parte del MCU 11 da diverso tempo e non avrei mai immaginato che potesse accadere tutto ciò.
È un sogno che si realizza.
Sapete… sono cresciuto guardando “Superman”, “Batman”… insomma, Michael Keaton è il mio Batman! Per cui, essere Captain America per i ragazzi è qualcosa di sorprendente.
Per me questo supereroe rappresenta molte cose e non credo che il termine “America” debba coincidere con una di queste rappresentazioni. Perché si tratta di un uomo che mantiene la parola data e che possiede onore, integrità e dignità. Qualcuno che sia degno di fiducia e su cui poter contare.
Questo è uno degli aspetti di un sogno che diventa realtà: da bambini c’è quel momento in cui hai una spada e credi di poter combattere i draghi per salvare la principessa, finché un giorno arriva qualcuno e ti dice “No! Non ci sono draghi e non c’è nessuna principessa” e allora i tuoi sogni si sgretolano. Da attore penso che il nostro ruolo sia quello di riportarci a quel momento lì, con la spada, i draghi e la principessa da salvare.
E questo è un po’ quello che questo film è stato per me. Sapete, entrare sul set ogni giorno, vedere i miei amici e… frequentare Harrison Ford?!
Che tra l’altro ama il cibo italiano! Il primo giorno che l’ho incontrato ero tipo: “Harrison Ford, posso portarti a cena fuori? Cosa mangi?”. E lui mi risponde: “Anthony, un italiano pulito”. Così io scrivo a tutti i miei amici italiani e chiedo: “Cosa diavolo è l’italiano pulito?!”.
Davvero, cos’è? Insalata? Pesce? Così chiamo questo ristorante italiano a L.A e chiedo allo chef: “Ehi, puoi fare un italiano pulito?”. Lui ribatte: “Stai dicendo che non pulisco il mio cibo?”, ed io rispondo solo che non ho la minima idea di cosa sia! Cosa che tutt’ora non so.
Speravo che qualcuno di voi me lo dicesse.
Come è stato avere Harrison Ford sul set?
“È stato molto stressante. C’è stato un giorno che mi ha veramente spezzato il cuore. C’era un ragazzo seduto col suo pc che, in una scena in cui Harrison Ford entra in una sala riunioni, aveva soltanto una battuta da dire. Doveva solamente girarsi e dirgli la sua unica battuta con grande fiducia in se stesso. Così arriviamo sul set, Harrison si volta ed esclama: “Avete aggiornamenti?”. Allora il ragazzo si gira e gli fa: “AH AH oh!”… e dimentica la battuta. Torniamo all’ingresso e Ford dice: “Non finirà bene, non sembra che lui ci riesca”. Dopo essere rientrati ed aver ripetuto la scena, in effetti lui la scorda di nuovo. Così, alla terza volta gli dice: “Ragazzo, rilassati e dimmela”.
Parliamo di un uomo di 50 anni che ha atteso tutta la sua vita per dire la sua battuta ad Harrison Ford e non avrebbe mai pensato di trovarsi un giorno in questa brutta situazione. La terza volta semplicemente scoppia a piangere ed Harrison dice: “Hai fatto un buon lavoro, ragazzo”. Torniamo all’ingresso e quando rientriamo c’è un altro seduto sulla sedia: il primo è stato licenziato! Ma quello che è arrivato dopo è stato veramente bravo, lo vedrete nel film!”.
Se tu fossi nella realtà di Captain America, quale leadership consiglieresti al neo eletto Presidente?
“Gli direi di essere più comprensivo e compassionevole. Credo che un aspetto positivo dell’essere leader sia che non devi dire alle persone cosa fare, ma se parli con tutti riesci a farti un’idea generale di ciò che tutti vogliono e di cui hanno bisogno. Da leader prendi atto di ciò e vai avanti.
Direi di tenere la mente aperta ed essere compassionevole.”
Abbiamo visto che il rapporto tra il tuo personaggio e quello di Ross ruota attorno al tema della fiducia. Questo disincanto parla anche della nostra contemporaneità, in cui le pressioni sociali e lo scetticismo vanno di pari passo secondo te?
“L’intero universo Marvel ha sempre a che fare con il tema della fiducia e della comprensione fra i nemici o fra gli alleati. Prendiamo come esempio quando c’erano Captain America ed Iron Man: si parlava della fiducia che è stata portata via e spezzata.
Quindi con Red Hulk è più l’idea che Ross e Sam abbiano un passato veramente lungo, che risale a tutto l’universo Marvel. Il primo era un militare, quindi si capiscono e si fidano l’uno dell’altro, perché sono cresciuti sotto la guida e l’insegnamento del servizio militare. Comunque, sono sempre persone individuali e quindi non sempre sono d’accordo.
Steve Rogers non necessariamente è andato sempre d’accordo con Iron Man, Robert Downey Jr. o…chiunque sia adesso. Non sappiamo dove sia andato a finire! Probabilmente è diventato qualcun altro.”
Ci puoi descrivere il tuo rapporto con uno dei villains più importanti di “Brave New World”, ovvero il nostro Giancarlo Esposito?
“È stata una grande opportunità avere Giancarlo come parte di questo film.
Mi sono trasferito a New York quando avevo 18 anni. Essendo un attore di teatro, è una persona che io ho sempre ammirato. Recitare in un film con lui a questo punto della mia carriera è stata una cosa fantastica. Ho chiesto specificatamente che ci fosse lui nel film e lui era disponibile! È stato veramente divertente, ci conosciamo ormai da 25 anni.
Un attore di quel calibro aggiunge personalità al film e, in particolare, avere Esposito sul set mi ha fatto mettere in tavola tutte le mie capacità.”
Spesso si dice che il cinema possa anticipare la realtà. In questo si vede un Presidente cattivo, potremmo dire. Quanto ciò è lo specchio dell’America di oggi? Cosa ne pensa?
“Credo che questo film sia un prodotto di intrattenimento. Nella Marvel e in “Captain America” sono sempre presenti lo spionaggio, la politica ed elementi psicologici. Credo, quindi, che questa pellicola sia più incentrata sul capire cosa stiamo attraversando come personaggi dell’MCU, piuttosto che su ciò che stiamo affrontando noi americani con l’arrivo del nuovo Presidente.”
La pellicola sembra presentare un ritmo frenetico.Quanto è stato impegnativo per te a livello fisico, rispetto ai film passati e alla serie in cui eri protagonista?
“È stato molto impegnativo sotto molti punti di vista, non solo perché ho recitato, ma perché ho anche prodotto il film. Avevamo un team incredibile. Ho intrapreso questo viaggio con Nate Mooree (che ha prodotto “Captain America: The Winter Soldier”) e con Julius Onah (il regista), una persona fantastica.
Lavorare con loro e sviluppare questo personaggio è stato pazzesco. Già dalla prima scena – quella di apertura -, che è una scena Marvel per eccellenza: allacciate le cinture di sicurezza, perché con essa entrerete nel film.
Come attore, l’aspetto fisico è quello più semplice: vai in palestra, mangi insalata e pollo. Ma rendere questi personaggi memorabili e raccontare la loro storyline è la cosa più difficile.
Voi come pubblico stabilite un rapporto con essi. Per esempio, l’ultima volta che abbiamo visto Steve Rogers in “Endgame” si trovava su una scogliera con tutto un esercito di fronte e tutti abbiamo pensato: “Steve sta morendo!”. Poi lo abbiamo visto tornare indietro e tutti hanno escalamato: “Wow!”. Dunque noi tutti abbiamo vissuto quell’esperienza emotiva per la quale il bravo ragazzo aveva effettivamente una chance.
Penso che il ruolo di un attore e del Marvel business (specialmente per “Captain America”) sia di darvi quell’esperienza, per la quale tu ti identifichi in quel personaggio. Credo che Julius e il team della produzione abbiano fatto un buon lavoro, sono molto fiero del film.
Il sollevamento pesi è la parte più semplice.”
Questa è una ripartenza non solo per “Captain America”, ma anche per l’intero universo Marvel. Cosa significa prendere in mano questa eredità del passato e cosa dobbiamo aspettarci da queste nuove fasi? Si tratta di un rebranding del personaggio o dell’intero universo?
“Non penso si tratti di un rebranding. Sapevamo tutti che “Endgame” sarebbe stato difficile da eguagliare. È letteralmente la “Fine del Gioco”! Quindi come ricominci?
Se osservi tutto il Marvel Cinematic Universe, ti accorgi che esso è iniziato con “Captain America – The first Avenger”, che un po’ costituisce le fondamenta. Dunque, questo film è un po’ come il suo predecessore: l’MCU lo sta usando per costruire quello che verrà dopo. Non c’è nessun film sulla terra che possa paragonarsi ad “Endgame”, non potevamo chiamare il film “Beginning Game”. Non funziona così.
La pellicola non è un rebranding, bisognava portare questi film alla generazione successiva.“
Pensi che Captain America abbia qualche responsabilità nei confronti dell’audience e dei bambini, non solo nel mondo cinematografico ma anche nella vita vera?
“Penso che tutti i film comportino grandi responsabilità. Noi come attori abbiamo un compito importante, perché questi sono gli eroi che i più piccoli cercheranno di imitare.
Quando ero bambino ero circondato da tutti questi personaggi forti, che presentavano una impavida resistenza nei confronti di altri uomini. In tutti questi film c’era un super cattivo, ma anche un super buono.
All’inizio della mia carriera, in “Wonder Woman” Lynda Carter mi ha fatto capire quanto le donne possano essere toste.
Abbiamo una grandissima responsabilità, specialmente quando mostriamo le cose ai bambini e li influenziamo: devono sapere che là fuori ci sono persone cattive ed è così che devono comportarsi quando ne incontrano una. C’è sempre una buona che si batte e loro devono puntare ad essere quella.
Secondo lei, con tutto quello che sta succedendo in America – e, in generale, nel mondo – ci vorrebbe una nuova squadra di Avengers?
“Credo che avremmo bisogno di un nuovo “nice team”: dovremmo prendere una brava persona da ogni parte del mondo, metterli assieme e far sì che parlino e si ascoltino tra loro. Questo potrebbe aiutare le persone a capire le altre persone.
Sono arrivato a Roma e non vi ho detto come fare la pizza. Mi avete spiegato: “Questa è la pizza” e io ho detto: “Ok”.
Se ci ascoltassimo tra di noi e avessimo più compassione, il mondo sarebbe più semplice e la vita sarebbe migliore. Penso che questa sia una cosa che emerge guardando film come “Civil War” ed “Endgame”. Uno dei motivi per cui amo “Civil War” così tanto è il fatto che sia stato in grado di mutare gli eroi classici in personaggi che si preoccupano. Persone compassionevoli che si preoccupano dei rispettivi sentimenti. Abbiamo visto la dignità di Captain America prendere vita quando ha realizzato di essere diventato un mostro disposto a ferire i suoi amici per raggiungere i suoi scopi.
Se osservate questi personaggi e associate i loro valori ai vostri, ciò vi aiuterà a guardare gli altri in modo più comprensivo”.
Alcuni dei temi del film sono la giustizia, l’uguaglianza e la difficoltà di essere un eroe in un mondo complesso e ingiusto. Cosa vuol dire per te essere un eroe al giorno d’oggi? E se potessi avere gli Avengers dei tuoi sogni, chi sarebbero per te?
“Il mio dream team degli Avengers sarebbe formato da tutte quelle persone che ho ammirato durante la mia crescita, per esempio la mia insegnante di recitazione.
Ho avuto degli ottimi insegnanti, io sono il prodotto di un buon sistema d’insegnamento a New Orleans. Quando non ero con i miei genitori, ero con un insegnante. Credo che questi siano importantissimi, perché sono le persone con cui passiamo la maggior parte del nostro tempo, oltre ai genitori. Essi hanno una forte influenza su di noi e dovremmo apprezzarli.
La mia sarebbe sicuramente miss Richards perché è la donna più paurosa che io abbia mai incontrato e mi spaventava sempre affinché imparassi le mie battute. Sceglierei decisamente lei, e poi qualcuno di veramente cool come Steve McQueen. Ma inserirei nella mia squadra anche tutti i componenti originali dei Ghostbusters solo perché sarebbe veramente divertente e se uno slimer spuntasse lo acchiapperemmo! Infine, la crème de la crème, Monica Bellucci. L’ho vista causare incidenti stradali! Lei sarebbe la mia arma segreta, semplicemente la sgancerei e tutti i cattivi ragazzi sparirebbero.
Questa sarebbe decisamente la mia formazione Avengers”.
Qualcosa di molto promettente bolle in pentola. Ora non ci resta che aspettare l’uscita del nuovo Captain America: Brave New World, in tutte le sale dal 12 febbraio!
a cura di
Federica Quiescenti

