Livrea intervista sul nuovo singolo

“I muri delle case” è il nuovo singolo di Livrea, pubblicato venerdì 25 ottobre 2024. Il brano racconta in modo realistico episodi tratti dalla vita familiare, momenti nascosti e intimamente protetti.

Colpiti da Livrea abbiamo deciso di farle alcune domande.

Questo brano segna in qualche modo un tuo ritorno. Come sono cambiate le cose nel frattempo? Credi ci siano stati dei cambiamenti anche nel mercato musicale? In meglio e in peggio?

Durante l’ultimo anno mi sono presa del tempo per studiare, scrivere, leggere, ascoltare e suonare, I muri delle case è frutto di questa ricerca e del gusto per l’esplorazione.

Nel frattempo ho conosciuto persone che appoggiano la mia visione e mi stanno accompagnando in questo percorso, primo fra tutti il produttore Duck Chagall con il quale sto producendo un lavoro molto entusiasmante e ricco di nuove scoperte.

Per me è difficile definire il mercato musicale, mi rendo conto che quasi tutto si accartoccia e si stropiccia come un quotidiano il giorno dopo e questo a volte mi spaventa, poi penso alle grandi opere musicali, che resteranno impresse nella memoria collettiva, e spero che questo sovraccarico di informazioni e velocità prima o poi farà esplodere il sistema malato della discografia usa e getta. Inoltre penso che nonostante la facciata apocalittica esista realmente musica di qualità, basta scavare un pochino per trovare un sottosuolo autentico e ricco di ibridi interessantissimi.

Di cosa parla “I muri delle case”, il tuo ultimo singolo? C’è stato un episodio autobiografico in particolare che ha ispirato questo pezzo?



I muri delle case è un brano che parla di un rapporto viscerale e fraterno, è la manifestazione di un legame indissolubile nonostante le avversità. Mi piace immaginare i protagonisti di questo racconto come due outsider che si proteggono tra di loro; la casa, la famiglia e gli antenati sono tutto ciò che conta. Il brano trae ispirazione da storie autobiografiche e romanzi colossali (esempio Cent’anni di solitudine di Márquez), non esistono episodi rivelatori, lo associo però ad una serie di foto che ho trovato diversi anni fa. Tutte queste immagini avevano in comune la presenza del selciato davanti casa dei nonni (da me si dice selese); questo spazio era adibito sia ai giochi, che al lavoro. In qualche modo tutti i membri della mia famiglia lo abitavano e si proteggevano.


Domanda forse scomoda: è più dura per le donne, emergere nella scena musicale indipendente? Come mai secondo te?

A proposito del gender gap nel mondo della musica (come in qualsiasi altro settore) esistono statistiche e dati importanti e certificati, è impossibile negare che emergere, partecipare ad eventi ed essere riconosciuta sia più difficile. Penso che servano sempre più esempi e rappresentanze che portino ad una normalizzazione, oltre che una buona dose di collaborazione e alleanza tra le parti. A livello personale cerco di prendere una posizione rispetto a queste disuguaglianze circondandomi di persone che, come me, vivono questo disagio, e di alleati con i quali ho dialoghi aperti e costanti rispetto al tema.

Ti senti mai lontana da Milano, Roma o Bologna, dove ci sono magari più occasioni di incontro tra artisti e addetti ai lavori? I social e la comunicazione online riescono a colmare questa distanza?

Rispetto a questo tema vivo un’indecisione costante, sento la mancanza della città nei momenti in cui vorrei uscire e perdermi per le strade, andare a vedere una mostra, un concerto il martedì sera o un film la domenica mattina.

Un trasferimento è nei miei piani, nel frattempo vivo in auto e torno a casa solo per dare da bere alle piante.

Per quanto riguarda le situazioni di connessione penso siano importanti, ma mai quanto la qualità delle canzoni, e i luoghi che si vivono riflettono sempre il contenuto.

Come mai ti chiami Livrea?

Mi chiamo Livrea perché mi piace pensare che questo nome possa portare ad una metamorfosi costante, è il mio abito, e de\32cido io quando cambiarlo.

a cura di
Staff

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