“Una vita da riavvolgere”: una fatale eclissi lunare

“Una vita da riavvolgere”: una fatale eclissi lunare
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Il 28 ottobre è uscita una nuova serie spagnola targata Netflix, otto episodi, con Megan Montaner, l’indimenticabile Pepa del Il Segreto. “Una vita da riavvolgere”, titolo originale “Si lo hubiera sabito”, narra di un salto indietro nel tempo della protagonista che la porterà a stravolgere la sua vita.

Una vita da riavvolgere: la trama

In “Una vita da riavvolgere” ci troviamo in Spagna, anno 2018. Emma (Megan Montaner) è una neo trentenne, mamma di due splendidi bambini, Mia e Mario e sposata da 10 anni con Nando (Miquel Fernandez), unico grande amore della sua vita. Con il passare degli anni, però, quel sentimento così forte ed invincibile si è trasformato in noia, disamore ed insoddisfazione, assenza di dialogo. Nessuna complicità, ma solo routine.

Ha perso il suo papà ed è circondata dai suoi amici: Isa (Jael Pascual), Deme (Eduardo Lloveras) e Andres (Borè Buika). Il 27 luglio del 2018 tutto cambia. Emma, dopo aver deciso e comunicato a Nando la sua decisione di divorziare, si ritrova davanti qualcosa di straordinario che le stravolgerà la vita: un’eclissi lunare.

All’improvviso, mentre guarda l’eclissi, Emma si ritrova catapultata nel 2008, precisamente nella sera in cui Nando le chiede di sposarlo. Da questo momento, per Emma, inizia un viaggio all’insegna del passato.

Trailer di “Una vita da riavvolgere”
Il viaggio nel tempo: un “classico” espediente narrativo

Il cinema e le produzioni seriali ci hanno abituati al salto temporale o elisse, il passaggio a un arco temporale distante che riguarda un salto indietro nel passato (flashblack) o un salto in avanti (flashforward).

Vediamo un po’ insieme una piccolissima rappresentanza di film che hanno utilizzato questi espedienti narrativi:

Torno indietro e cambio vita”: Marco (Raoul Bova) è un quarantene dall’apparente vita perfetta che viene distrutta dalla decisione della moglie di divorziare, ma in seguito ad un incidente stradale con il suo migliore amico Claudio si risvegliano nel 1990, ritornati ragazzi con il cervello di 40 enni.

Giulia tu mi piaci tantissimo, sei una ragazza meravigliosa però io non posso, non devo innamorarmi di te.
– Perché?
– Perché poi va a finire che ci sposiamo, facciamo un figlio e io sono felice… E tu una sera all’improvviso m dici che c’hai un altro e mi cacci di casa e io soffro come un cane, ecco perché.”

“30 anni in un secondo”: 1987, Jenna Rink (Jennifer Garner) è una ragazzina delle scuole medie insoddisfatta della propria vita, ma il giorno dopo una brutta giornata si ritrova catapultata nel 2004 dove ormai è una trentenne di successo.

“L’amore è un campo di battaglia”

“Manifest”: l’ ultima stagione è uscita pochi giorni fa, il 4 novembre su Netflix, dopo la cancellazione della Nbc, in cui 191 passeggeri di un volo scoprono una volta atterrati che sono passati ben 5 anni e mezzo. Loro non sono cambiati, ma ciò che li circonda completamente.

Non posso poi non citare un film cult come Ritorno al futuro, uscito nel 1985. Micheal J.Fox intrepreta Marty McFly, il cui viaggio inizia dal presente per poi fare un salto indietro nel 1955, e successivamente balzare, con un super flashforword, nel 2015.

Potrei continuare per ore, ma mi fermo. Abbiamo visto come questo espediente narrativo venga utilizzato sia come strumento per capire qualcosa in più dei personaggi, magari venendo anche a conoscenza di qualcosa che loro stessi non sanno, oppure come mezzo su cui costruire l’intera storia, come succede in “Una vita da riavvolgere“.

Gli espedienti narrativi in “Una vita da riavvolgere”

In “Una vita da riavvolgere” si fa utilizzo dell’espediente narrativo del flashback. In tutta la storia, sia prima che dopo l’eclissi lunare, vediamo Emma alle prese con il suo presente deludente in contrapposizione a flash di immagini felici del suo passato.

Questi flashback sono presenti anche durante il suo viaggio nel tempo; assistiamo così a un mix di avvenimenti legati a un passato tutto da riscrivere e un passato già vissuto.

L’eclissi lunare per lei è stato un punto di svolta. Quella sera del 27 luglio 2018, Emma stava male dopo la decisione di divorziare da Nando. Aveva proprio bisogno di cambiare e in questo senso la luna le ha portata “fortuna”.

Emma torna indietro di 10 anni, esattamente nella sera della proposta di matrimonio da parte di Nando, a cui questa volta risponderà di no. La protagonista di “Una vita da riavvolgere“, in un primo momento, rimane sconvolta e confusa, ma poi decide di sfruttare a pieno quest’opportunità, usando come alleati gli sbagli compiuti dai 20 ai 30 anni e riscrivendo così nuove pagine della sua vita.

Un sliding door mascherato da flash back

Chi nella vita non ha mai pronunciato la fatidica frase “cosa sarebbe successo se…” riferito al campo professionale, sentimentale o in qualsiasi ambito della propria vita, denominato “Sliding Doors”, espressione divenuta celebre grazie al film von Gwyneth Paltrow.

Le due storie narrative, quella di Helena di “Sliding Doors” e quella di Emma di “Una vita da riavvolgere“, hanno in comune l’elemento del “vivere in due dimensioni parallele“: Helen prende la metropolitana e Helen non prende la metropolitana. Cosa sarebbe successo se?

Emma vive una situazione simile: Emma risponde sì alla proposta di matrimonio, Emma risponde no alla proposta di matrimonio. Anche qui la protagonista si trova davanti a un’importante sliding doors.

Allert: rischio spoiler

Se non avete guardato la serie è consigliabile non proseguire con la lettura. Lettori avvisati, mezzi salvati. Scherzo ovviamente, ma alla fine della mia recensione è giusto che dica che non ci siamo trovati dinanzi a un vero salto temporale, ma a un semplice sogno causato dal coma di Emma. Ebbene sì, Emma quella sera di piena estate è stata portata in ospedale.

Nell’ultima puntata si capiscono finalmente alcune dinamiche e cosa sia successo realmente quella sera del 27 luglio del 2018.

Emma si trovava a casa di Isa e all’improvviso, aprendo un armadio, si trova dinanzi una terribile verità. Suo marito Nando ha una relazione con la sua migliore amica, quella con cui si confida, si apre. Emma diventa fragile, senza barriere, proprio la sua amica l’ha colpita alle spalle in maniera crudele.

Emma presa dalla rabbia scrive sui muri e sugli specchi della casa di Isa i peggiori insulti e da lì a poco, una volta arrivata al locale, si sentirà male a causa di un’emorragia celebrale. Entrata in coma ecco che va in scena il suo sliding doors: il suo inconscio mette insieme quello che è stato e quello che voleva cambiare del suo presente.

Nel suo sliding doors/sogno riesce a diventare una donna realizzata professionalmente, riabraccia il padre, non si sposa ed è felice. Nonostante ciò, rimane ossessionata dalla mancanza dei due figli Mia e Mario, ed è amica di Isa e Nando, che si sposano e aspettano due gemelli.

Ruben: un personaggio tutto da scoprire

Ciò che differenzia la realtà e la dimensione parallela è la presenza di Ruben (Michel Noher), conosciuto nella clinica dove Emma viene ricoverata nel suo sliding doors/sogno. Da lì, con la complicità di Alfredo (Salva Reina), diventano soci di una società di comunicazione, tra i due nascerà una chimica e si innamoreranno, ma un amore che non vedrà mai la luce per vari motivi.

Quando Emma esce dal coma e pronuncia il nome di Ruben tutti la prendono per pazza perché nella vita vera Ruben altro non è che un attore di telenovelas.

Ruben nella dimensione parallela è stato molto importante per Emma, rappresentando un valore aggiunto alla sua crescita professionale e personale; in più la fa sentire desiderata e bella, cosa che non faceva più Nando.

La rinascita di Emma

Emma si risveglia dal coma completamente diversa. Decide che quel sogno, quel salto temporale, rappresenta una nuova partenza della sua “vita reale”. Vuole partire da lì seppur conscia di non poter cambiare il passato.

Emma conferma la separazione dal marito, riprende in mano la sua vita, riabbraccia i suoi figli, ma la serie finisce in un modo non scontato e con un finale totalmente aperto, contraddistinto da alcuni punti di domanda.

Ve la consiglio: sì o no?

Una vita da riavvolgere” è una commedia interessante e veloce da guardare. Le puntate durano circa 37 minuti, quindi la si può gustare tutta in una sola serata.

Sicuramente è una serie leggera, ma ci sono anche due interessanti spunti di riflessione.

Il primo è sicuramente legato alla difficoltà che a volte si trova nel guardare in faccia la propria vita. È difficile ammettere che quel grande amore sia finito, soprattutto se hai figli. Ciò può rappresentare una sorta di fallimento, che si aggrava se magari non hai un lavoro, diventando ancora più complicato da gestire. Un argomento delicato per noi donne, che coinvolge anche gli uomini sebbene in modo diverso.

Altra riflessione: a volte si trova rifugio nel “cosa sarebbe stato se“, perché si è insoddisfatti del proprio presente o perché si ha la netta sensazione di aver completamente sbagliato strada. All’improvviso però, in quel cammino, capita che si riesca a trovare una strada alternativa, come ci ha mostrato Emma.

Da un punto di vista recitativo Megan Montaner nei panni di Emma è stata molto brava e credibile. È riuscita, nel corso degli anni, a scrollarsi di dosso il ruolo di Pepa de “Il segreto“, donando grande profondità e veridicità alla propria performance.

Una serie che non annoia, anche se è necessaria un pochino di attenzione per i continui su e giù temporali prima della rivelazione.

E voi, vorreste avere la possibilità di riscrivere la vostra storia? Fatecelo sapere.

a cura di
Francesca Cenani

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