X: Il nuovo horror di Ti West al cinema

X: Il nuovo horror di Ti West al cinema
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Midnight Factory, etichetta di proprietà Koch Media, porta sugli schermi italiani il nuovo horror di Ti West “X – A sexy horror story” (2022) uscito nelle sale statunitensi già lo scorso marzo.

Il film prodotto dalla A24 ha riscosso grande successo di critica e di pubblico, tanto da aver spinto i produttori all’annuncio di un prequel dal titolo Pearl, la cui maggior parte sembra già essere stata girata durante il montaggio finale di X.

La trama di X – A sexy horror story

Texas, 1979. Un furgone percorre l’asfalto rovente delle desolate campagne texane. Una troupe di cineasti indipendenti che vogliono arricchirsi girando un film per adulti, fiutando il boom delle videocassette hard che esploderà di lì a poco.

La star indiscussa è Maxime (Mia Goth), pronta a fare di tutto pur di diventare una star del cinema e vivere la vita lussuosa che ha sempre desiderato. Il set del film è una vecchia cascina affittata da Wayne da un anziano puritano e burbero all’oscuro degli intenti della troupe.

Ovviamente le cose non andranno come i protagonisti si sono immaginati, ritrovandosi non in un film porno, ma in un vero e proprio film dell’orrore.

La fine del sogno americani

Il titolo “A Sexy Horror Story“, che sembra ricalcare quello del fortunato horror italiano A Classic Horror Story, potrebbe risultare forviante. Intendiamoci, di sangue, morti e nudità ne vedrete a valanga. Si tratta pur sempre di uno slasher ambientato negli anni ’70, no? Tuttavia, nella pellicola questi sono solo gli elementi tipici del genere con cui Ti West si diverte a giocare.

Non è un caso che la nuova pellicola di Ti West sia ambientata nel 1979. Gli USA hanno perso la loro innocenza con l’assassinio del presidente Kennedy, lo scandalo Watergate e il trauma della prima sconfitta militare contro il Vietnam comunista. Gli anni del sogno americano e della crescita infinita dopo la seconda guerra mondiale sembrano ormai lontani.

Tuttavia, c’è ancora chi vuole crederci. Pronto ad afferrarlo con tutti i mezzi possibili, come più volte ripetono i personaggi nel retro del furgoncino, convinti che quel piccolo film porno indipendente sarà la chiave che gli aprirà le porte del successo.

Due generazioni a confronto

Maxime (Mia Goth) è il prototipo della mentalità reganiana degli anni’80 votata all’edonismo e all’individualismo che la spingono a passare sopra tutto e tutti con qualsiasi mezzo pur di raggiungere il proprio fine: la ricchezza e la bella vita. Tutto questo sembra esserle dovuto per via della sua bellezza e carisma che la renderanno una “fottutissima star”.

Agli antipodi dei nostri ambiziosi protagonisti la coppia di affittuari Howard e Pearl, rappresentanti della generazione precedente con valori totalmente inconciliabili con quelli della troupe, sebbene vogliano essere come loro. Soprattutto Pearl che rivede in Maxime la propria gioventù, le proprie ambizioni e la propria bellezza.

Di questi ormai non le rimane più nulla, se non la pulsione sessuale verso il marito che però non può essere soddisfatta per via dell’età e vari problemi di cuore.

Questa insoddisfazione di non aver vissuto la vita desiderata e la frustrazione sessuale la spingono a vendicarsi, assieme al marito, contro coloro che fanno sesso solo davanti alla telecamera, eccitati più dal guadagno e dalla fama che per l’atto in sé.

La coppia di anziani rappresenta la terribile premonizione per il futuro della giovane troupe. Sono il riflesso distorto nel quale possono trasformarsi e non è un caso che Mia Goth reciti sia il ruolo di Maxime che quello della mostruosa Pearl. Due generazioni a confronto, distanti tra loro, ma perfettamente identiche nelle ambizioni. Entrambe destinate (forse) a fare la medesima fine divorate dal rimpianto e dal desiderio.

“Ma dove ho già visto questa scena?”: il citazionismo di Ti West

Ti West trona al lungometraggio realizzando un omaggio al genere horror, e al suo periodo di massimo splendore tra gli anni ’70 e ’80.

L’influenza di alcuni capolavori del genere come Non aprite quella porta (1974) è evidente sin dalle prime inquadrature sulla casa della coppia di anziani che, nella scena in cui Maxime scorge la silhouette di Pearl alla finestra, non può non ricordare la casa dei Bates di Psycho, considerato uno dei film prototipo dello slasher.

Impossibile non notare il chiaro richiamo a Quel motel vicino alla Palude (1976) di Tobe Hooper, con l’alligatore usato come tritarifiuti per smaltire i corpi delle vittime.

Suggestivo quanto ben realizzato anche il primo omicidio ad opera di Pearl che cita palesemente, attraverso movimenti di macchina, montaggio e fotografia, gli omicidi con il coltello tipici dei film di Dario Argento degli anni ’70.

Un film che fa dell’omaggio uno dei suoi punti di forza senza tuttavia risultare mai forzato, funzionale alla narrazione e allo stesso tempo divertente per tutti gli appassionati di horror in sala.

Una boccata d’aria fresca in questo luglio rovente

West dirige un film divertentissimo dal ritmo indiavolato che corre dritto al punto senza perdersi in troppe chiacchiere che farà la gioia degli spettatori immersi in un body count feroce quanto inesorabile che non lascia spazio all’immaginazione.

Tutti gli omicidi vengono mostrati dalla sapiente regia di West che si alterna tra quella con la macchina a mano, utilizzata dal regista della troupe per girare il porno, a quella che predilige le inquadrature fisse sui corpi martoriati e i volti delle vittime contorti dagli spasmi e dal terrore.

Il regista riesce anche a giocare con i formati passando dai quattro terzi delle riprese in pellicola al formato cinematografico, come viene sottolineato dalla prima inquadratura che sfrutta le parti buie ai lati di una porta per ricalcare il formato del film hard che gli stessi protagonisti stanno girando. Per poi allargarsi, con un carrello in avanti, nel formato reale in cui lo spettatore, seduto nella sala del cinema, si godrà lo spettacolo della mattanza.

Insomma, se siete fanatici, come il sottoscritto, degli horror, soprattutto quelli degli anni ’70, non potete farvi scappare la visione in sala di questa piccola perla dell’orrore densa di sesso, sangue e ironia.

a cura di
Alessio Balbi

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