“Pose” tra realtà e rappresentazione

“Pose” tra realtà e rappresentazione
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Pose è una serie televisiva rivoluzionaria sotto diversi aspetti, sopratutto per quanto riguarda il suo cast e le tematiche affrontate. Una serie televisiva da non lasciarsi sfuggire, un misto tra dolore e fascino, che porta alla luce una cultura tutta da conoscere.

La serie televisiva “Pose” punta lo sguardo sull’iconica cultura del ballo newyorkese che ha ben definito la comunità LGBTQ+ durante gli anni 80. Ideato da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Steven Canals nel 2018, la serie televisiva mette in scena un cast rivoluzionario. “Pose“, infatti, è la serie televisiva con il maggior numero di attori transessuali.

Per quanto tratti di temi importanti e alle volte devastanti, come il dramma dell’AIDS, la serie più che essere un’opera drammatica è invece un’opera realistica. Questa mette in scena la realtà di una cultura pregna di spunti e temi su cui riflettere.

Prima stagione e l’importanza delle ballroom

La prima stagione apre la narrazione su alcuni pilastri base della storia, mettendo in risalto la cultura dell’epoca e mostrando come transessuali e omosessuali fossero spinti ai margini della società.

Il primo tema importante a cui si può fare fin da subito riferimento è sicuramente la grande importanza delle ballroom. Queste erano luoghi improvvisati in cui si organizzavano e si svolgevano gare di danza e moda, e non solo.

Le ballroom erano anche quei posti in cui era molto semplice creare un senso di comunità ma sopratutto trovare una rete di supporto. In questi luoghi era frequente che i giovani esclusi dalle proprie famiglie a causa del loro orientamento sessuale, vi trovassero rifugio, riuscendo ad entrare in “case” specifiche. Queste, infatti, erano pronte ad accogliere persone relegate ai margini della società.

Il rifiuto della famiglia d’origine

Ben in evidenza è il tema del rifiuto, una realtà scomoda ancor oggi, che vede la famiglia originaria prendere le distanze dai propri figli, a causa della loro identità. Una realtà che “Pose” riesce a sottolineare, anche grazie alla figura di Damon, giovane allontanato dalla propria famiglia in quanto omosessuale.

La serie televisiva, mostra una società e una cultura di appartenenza poco disposta all’apertura e all’accettazione nei confronti di identità e culture differenti.
È proprio sotto questo punto di vista che le ballroom assumono un ruolo importante, diventano casa, rifugio e rete di supporto per questi giovani, garantendo loro un futuro migliore.

É proprio il personaggio di Bianca, madre della “casa” Evangelista, a garantire la sua presenza come supporto per i propri “figli”, rappresentando un faro nella notte capace di dare supporto.

Bianca, affetta da HIV, combatte per i propri ideali, speranzosa di lasciare un futuro migliore alle generazioni che verranno.

Tema dell’AIDS e della malasanità

Il tema dell’AIDS viene messo in risalto mostrando come questo portasse con sé disinformazione e pregiudizi costanti nei confronti delle persone transessuali ed omosessuali. Si fa luce, infatti, anche sulla questione della sanità e di come ci fosse un trattamento differente nei confronti delle persone omosessuali o transessuali affetti dalla malattia.

Seconda stagione

Madonna esce con la sua canzone “Vogue“, portando i riflettori sulla ballroom, diventando mezzo potentissimo su come trasformare la discriminazione in arte.

Nonostante il vougeing sia ormai virale, l’AIDS colpisce senza risparmiare nessuno. Il tema della malattia sarà ben presente anche nella seconda stagione. Blanca e Pray Tell si scoprono entrambi siero positivi, una grande difficoltà che pensano di dover affrontare da soli, comprendendo solo più tardi che è un male che affligge tutta la loro comunità.

Decidono di combattere aderendo quindi al movimento Act Up, una delle primissime associazioni per la lotta all’HIV e alla discriminazione delle persone siero positive

Tra malattia e manifestazioni Blanca continua a mandare avanti la propria casa, apre un’attività, con tutte le difficoltà che ne conseguono come donna trans. Impugna una causa contro la sua affittuaria che in quanto transfobica e razzista cerca in tutti i modi di portarla al fallimento.

L’avanzamento

Bianca man mano vede che i suoi figli riescono a superare le barriere del classismo, razzismo e omofobia prendendosi degli spazi che prima era inimmaginabile ottenere per persone proveniente da quartieri emarginati.

Angel lascia la prostituzione per entrare nel mondo della moda, Damon tenta la carriera da ballerino. Entrambi riescono a trovare la loro strada abbandonando la casa. 

Questa stagione trasmette dei messaggi molto importanti, va a riprendere temi come la totale accettazione di se stessi e degli altri e il vero significato della famiglia, non quello di sangue, ma la famiglia che ti scegli e che ci sarà sempre a prescindere dalle difficoltà della vita.

Soprattutto per quanto riguarda la lotta all’inclusione e ai propri diritti, ricordando che siamo tutti esseri umani degni di rispetto.

Terza stagione: una conclusione per Pose

L’ultima stagione di Pose tende a ricalcare le stesse tematiche affrontate in precedenza, ma stavolta la storia si avvia alla conclusione definitiva. Essa è infatti ambientata negli anni 90, ora per Blanca il tempo delle ballroom sembra ormai finito, ed ella cerca di divincolarsi fra il suo lavoro come aiuto infermiera , l’essere madre, e la necessità di vivere a pieno la relazione col suo nuovo partner.

L’AIDS è ormai la causa primaria di morte tra i giovani del paese, ma stavolta si guarda alla malattia attraverso l’esperienza che ne fa Pray Tell.
Sul tema si pone l’accento anche ricreando alcune manifestazioni storiche del movimento per i diritti ACT UP. Ricordiamo la famosa Ashes Action del 1996, durante la quale le ceneri di Connie Norman (conduttrice radiofonica e membro del gruppo di attivisti per l’AIDS ACT UP ) furono sparse dinanzi alla Casa Bianca.

In questo modo la serie ci consegna con realismo, una lucida panoramica sulle sfide che la comunità LGBT ha affrontato nel tempo, le battaglie vinte e i traguardi conquistati a fatica.


Oggi dobbiamo far sì che nulla di ciò che è stato fatto vada perduto, continuando a batterci per i diritti delle minoranze, ancora troppo spesso discriminate.

a cura di
Valentina Vitrani
Margherita Castello
Letizia De Mase

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