”Volevamo solo essere felici”: la fenomenologia di Francesco Gabbani

”Volevamo solo essere felici”: la fenomenologia di Francesco Gabbani
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Quinto album per il cantautore carrarese. Il gabbanesimo ormai è diventata una formula collaudata, perfettamente riconoscibile ormai dal grande pubblico.

Lo so cosa state pensando. Beppe Ardito, il puro e devoto rocker di sempre che recensisce Francesco Gabbani. Vi vedo già pronti a trollarmi sui social, ad accusarmi di essere tornato alle droghe leggere dopo anni di astensione. Ma è cosi ragazzi, non state assistendo a un film distopico. E il bello che mi ci sono messo io da solo, sì, ho chiesto io ai pazienti ragazzi della redazione di TSCK di recensire Volevamo solo essere felici di Francesco Gabbani.

Santo o impostore

Quello che personalmente mi ha spinto a questa pazzia è il rispetto per Gabbani come polistrumentista. È uno dei più richiesti songwriter (come direbbero quelli fighi) in Italia. E di sostanza ce n’è tanta, intendiamoci. Ma la questione è un altra. Gabbani non si capisce se ci è o ci fa. Intelligente e ironico, mai banale, certo, ma non si capisce mai se siamo al limite della paraculata?

Anche la sua conduzione televisiva del programma Rai Ci vuole un fiore, andato in onda l’8 aprile in prima serata, è un chiaro esempio di gabbanesimo. Parlare di argomenti seri come ecologia e rispetto per l’ambiente, fra un balletto e sketch comici. Eseguire La canzone del sole in duetto con star della musica vecchie e nuove. In definitiva far riflettere senza annoiare ma, forse, senza seri approfondimenti.

Baffo da birra Moretti

Francesco Gabbani mette d’accordo tutti. Faccia da schiaffi, baffo da birra Moretti che piace tanto alle casalinghe. Immaginiamo una prossima conduzione al Festival di Sanremo anche come direttore artistico. Si intende, avercene come lui. Anche come musicista lui sta nel mezzo. Melodie accattivanti, arpeggi di piano e strummate di chitarra alla Rino Gaetano ma col ritornello che risolve tutto in abbondante salsa sanremese.

Ma prima che mi smarrisca in oscure congetture torniamo a bomba sul tema principale: la recensione del disco Volevamo essere felici. L’ho messo su stamane mentre facevo colazione ma no, vi risparmio la solfa del track by track. Vi dico subito che il disco si apre con Tossico Indipendente con tastieroni alla Battiato-che-canta-la-Voce-del-Padrone. A Gabbani va dato il merito di sapere incastrare perfettamente il testo alla musica come fosse un puzzle. Un testo che parla della libertà di liberarsi delle dipendenze riscoprendo la libertà personale (una sfida mai vinta, caro Gabbani).

Track by track..ma anche no

Con La mira Gabbani ci prova ad essere intimo avvolgendoci con un bell’arpeggio di piano. Nel testo comunque Gabbani si lasci andare a una confessione sono un alchimista nato batterista che comunica col pop ma è un jazzista. Anche qui il ritornello strizza l’occhio a soluzioni sanremesi. Peace&Love sembra uno scarto di Occidentali’s Karma. L’amor leggero uno dei brani migliori, fa un pò il verso alle ultime produzioni di Adriano Celentano.

Per quanto riguarda i testi Gabbani torna a collaborare con Fabio Ialacqua diventato affermato paroliere dopo il premio ricevuto a Sanremo nel 2016 per la canzone Amen, sempre di Francesco Gabbani. In Peace&Love da il suo contributo Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Gabbani ci prova a parlare di temi attuali come ne La rete o Sangue darwiniano (uno dei migliori dove ironizza sulla sua canzone Viceversa).

Gabbanesimo consolidato

In definitiva con Volevamo solo essere felici Francesco Gabbani mette l’imprimatur definitivo su uno stile ormai consolidato in Italia. Ha una simpatia accattivante e quella capacità di mettere d’accordo un po’ tutti. Come dicevamo mai banale, costruisce canzoni in maniera consapevole, sempre in tonalità maggiore quindi senza barbose malinconie cantautoriali. Mette d’accordo Lucio Dalla ed Eros Ramazzotti senza scadere nella consapevolezza trash di Laura Pausini. Fa citazioni dotte con cognizione di causa e risolve tutto in un ritornello.

Sarà interessante seguire il suo percorso, se manterrà le promesse di un lato intimo facendo esercizio con canzoni come Sorpesa improvvisa o studierà il prossimo ritornello con scimmie danzanti sul palco? Chi lo potrà mai dire. Una cosa però è certa: il gabbanesimo si è impossessato di noi e nessuno ne uscirà più vivo.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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