Carolina Sala: l’astro nascente del panorama italiano – Intervista

Carolina Sala: l’astro nascente del panorama italiano – Intervista
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Dal 7 aprile è nelle sale italiane Vetro, opera prima di Domenico Croce, dove Carolina Sala veste i panni di una giovane ragazza hikikomori. Nei panni di Lei, l’attrice mostra ancora una volta il suo grande talento, confermandosi una delle interpreti italiane più interessanti in circolazione. Noi di The Soundcheck abbiamo avuto l’onore di intervistarla

Chi è Carolina Sala?

Classe 2000, Carolina Sala nasce a Conegliano. Muove i suoi primi passi nel mondo del teatro grazie all’Accademia Lorenzo Da Ponte di Vittorio Veneto, dove studia dal 2015 al 2019. Proprio nel 2019 ottiene il suo primo ruolo nella fiction Rai Pezzi Unici, diretta dalla regista Cinzia TH Torrini.

Appena un anno dopo prende parte a un nuovo progetto targato Rai, La guerra è finita, diretta da Michele Soavi. Una fiction in quattro episodi dove l’attrice interpreta Sara, una giovane ragazza appena tornata in Italia dopo l’incubo vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz.

Nello stesso anno, sempre per la Rai, veste i panni di una giovane Rita Levi-Montalcini nell’omonimo film per la tv dedicato alla ricercatrice Premio Nobel, interpretata da Elena Sofia Ricci.

Il 2022 si sta rivelando l’anno della definitiva consacrazione: è uno dei volti della serie tv Netflix, Fedeltà, e ha preso parte al suo primo progetto cinematografico, Vetro. In questa opera prima di Domenico Croce, presentata in anteprima all’ultima edizione del Bif&st, Bari International Film Festival, Carolina Sala interpreta una giovane ragazza hikikomori alle prese con un inquietante mistero. Quest’anno la vedremo ancora sul grande schermo grazie al nuovo film di Pappi Corsicato, Di più non basta mai.

Carolina Sala è senza ombra di dubbio una delle attrici più interessanti e talentuose della sua generazione. Abbiamo avuto l’onore e il piacere di poter fare un’interessantissima chiacchierata con questo grande talento nascente. Di seguito, l’intervista a Carolina Sala!

Carolina Sala (Fonte: pagina ufficiale Fabricampanella)
Ciao Carolina, benvenuta su The Soundcheck! Dal 7 aprile sei nelle sale con Vetro, opera prima di Domenico Croce, dove interpreti la protagonista: una giovane ragazza hikikomori. Cosa ci puoi dire del tuo personaggio?

Lei, la chiamiamo così perché non ci viene mai detto il suo nome, è una ragazza che vive chiusa dentro una stanza, dove si è creata un suo piccolo ecosistema. La stanza è quindi una sorta di riflesso della sua personalità: è un’artista, ama dipingere e dà vita a delle bellissime creazioni. Ha un cane, Hiro, che vive con lei e che rappresenta l’unico contatto vero e proprio all’interno della sua stanza.

All’inizio, Lei è come intrappolata in questa routine e, nel corso del film, intraprenderà un vero e proprio percorso di scoperta del mondo esterno. Questa è la premessa ovviamente, in seguito il film prenderà delle svolte inaspettate.

Lei è una ragazza che vive sempre in bilico: da una parte ha deciso di nascondersi, di rifugiarsi dal mondo esterno, ma dall’altra è come se sentisse l’esigenza di apparire. Lo vediamo grazie anche a quelle che sono le sue passioni e i suoi interessi: ama disegnare, leggere, ascoltare la musica. È una ragazza che vuole trovare i suoi canali comunicativi col mondo esterno.

Diciamo che, all’inizio del film, i canali comunicativi e l’esigenza di apparire sono azzerati. La vediamo tagliata fuori dal mondo, ma all’interno della sua stanza coltiva le sue passioni: il disegno, la lettura, la musica. Proprio quest’ultima è un sottofondo costante. Lei, infatti, indossa sempre le cuffiette.

In fase di preparazione abbiamo lavorato su quest’aspetto: la musica che ascolta, spesso elettronica, è solitamente pensata per contesti pubblici e di aggregazione, mentre Lei la ascolta in completa solitudine. Ci piaceva molto creare questo contrasto.

Inoltre, non la definirei una voglia di apparire, quanto piuttosto una scoperta dell’altro. Lei, all’inizio, è quasi reticente a entrare in contatto col mondo di internet, perché ha paura. Inizia ad apparire, non volendo davvero farlo. Il suo è un percorso condotto in punta di piedi, mediante il quale comincia ad aprirsi piano piano. Inizialmente posta i suoi disegni su questo social, Community, con un nome fittizio, senza farsi vedere. In seguito, si passa alla voce, poi al dialogo con il ragazzo conosciuto online, poi alla chiamata.

Proprio la musica è un aspetto molto interessante della pellicola, una costante nella vita della protagonista. Suppongo sia stato un elemento molto importante anche per te, utile per lavorare sul personaggio. Hai ascoltato la stessa musica che ascolta Lei?

La musica finale è stata aggiunta in post-produzione. Ovviamente io avevo delle direttrici. È stato un argomento abbastanza dibattuto perché siamo partiti dalla musica elettronica, poi siamo passati alla classica, o comunque a una musica più riflessiva, per poi tornare a questa musica più ritmata ed elettronica.

Mi piaceva molto l’idea di usare questo tipo di musica. Allo stesso tempo, però, non ascoltavo solo quella, ma seguivo anche un mio percorso. Ascoltavo ovviamente la musica di Lei, quando era richiesto, però ho anche selezionato delle canzoni che magari c’entravano relativamente, ma erano utili per me, a seconda anche delle scene e del mood della giornata, al fine di prepararmi al meglio.

Ed è una cosa che fai spesso, o che hai adottato esclusivamente per questo ruolo?

Non è una cosa che faccio frequentemente, ma per alcuni ruoli sì. Dipende. Per questo film e anche per un altro è stato un approccio molto utile.

Carolina Sala in una scena di Vetro (Fonte: Vision Distribution)
Vetro segna l’esordio sul grande schermo di Domenico Croce. Com’è stato lavorare con lui? Come ti ha coinvolta in questo progetto e che consigli ti ha dato per prepararti al meglio?

Ci siamo trovati bene fin da subito, anche perché i provini servono anche a quello: sono un modo per capire se sia possibile lavorare bene insieme su uno specifico progetto. Io poi sono un po’ pignola, perciò da quando ho saputo di essere stata presa ho iniziato a chiedere a Domenico consigli su quali film potessi vedere.

Lui inizialmente mi aveva dato una filmografia, poi ci siamo visti circa due settimane prima di iniziare a girare, e abbiamo passato due settimane di preparazione: siamo andati a vedere la stanza, abbiamo iniziato a provare e a leggere la sceneggiatura, anche con gli altri attori, analizzandola punto per punto.

La cosa bella è che con Domenico si è instaurato un bellissimo dialogo, grazie al quale mi sono sempre sentita libera di poter proporre. C’è stata una grande libertà e ciò aiutava particolarmente anche la creatività. Domenico aveva la sua direzione artistica, verso la quale ci indirizzava, però c’era molta libertà e questo è stato particolarmente bello. Era un set giovane, anche per quanto riguarda la troupe, e si è creato un bellissimo ambiente.

Per quanto riguarda i riferimenti cinematografici, immagino che Hitchcock fosse in cima alla lista. Per quanto riguarda gli attori invece? Hai solitamente un’attrice o un attore che funge da punto di riferimento o a cui ti ispiri?

Ho dei punti di riferimento assoluti che mi attraggono particolarmente. Casualità ha voluto che una delle mie attrici preferite, Jennifer Lawrence, avesse fatto un film come Mother! di Darren Aronofsky, che mi è stato molto utile sia per mood, in quanto è ambientato in un’unica location, sia per approccio al personaggio dato dalla stessa Lawrence. Me lo sono rivisto un po’ di volte, proprio perché è stato molto interessante osservare come lei ha gestito l’arco narrativo.

Quando vediamo Lei per la prima volta, ciò che salta subito agli occhi è il suo colore di capelli. Com’è nata questa acconciatura? È stata una tua scelta o una richiesta dello stesso Domenico Croce?

Si, è stata una richiesta. Io sono assolutamente disponibile a cambiare e a farmi cambiare, è una cosa che mi diverte molto e che mi aiuta anche a essere qualcosa di diverso. La scelta sull’acconciatura è stata molto divertente. All’inizio si era pensato di colorare i miei capelli di blu, poi si è passati al verde, per poi arrivare al colore finale.

È stata una decisione concordata con il Direttore della fotografia, Cristiano Di Nicola, perché i miei capelli erano parte integrante della scenografia. Dopo aver dato loro piena disponibilità, infatti, lui e il regista hanno passato giorni a decidere la giusta sfumatura, proprio perché il colore dei miei capelli era un elemento scenografico e visivo importante.

Ricordiamo inoltre che Vetro è stato presentato in anteprima al Bif&st, Bari International Film Festival, dove sei stata anche premiata. Quanta emozione hai provato in quel momento?

Tantissima, anche perché è stata una cosa improvvisa. Io mi sarei dovuta fermare solo un paio di giorni per la presentazione e per la conferenza stampa. La sera prima della partenza, invece, mi hanno detto di fermarmi un giorno in più proprio per consegnarmi questo premio.

Inoltre, ero l’unica premiata ad essere presente, perché tutti gli altri erano internazionali e non potevano esserci. Mi hanno chiamata sul palco ed ho fatto questo discorso in cui non riuscivo praticamente a parlare. Mi sono trattenuta dal piangere fino alla fine. È stata un’emozione grandissima.

(Fonte: pagina ufficiale Fabricampanella)
Prima abbiamo accennato al fatto che ti piace trasformarti e cambiare, tratto essenziale del tuo percorso lavorativo fino ad oggi. Nei progetti a cui hai preso parte, hai interpretato personaggi complessi ma egualmente interessanti. Quanto ti piace metterti alla prova?

Diciamo che, soprattutto all’inizio, i ruoli capitano, però sicuramente avere ruoli che stimolano e che sono sempre una sfida è una cosa bellissima. Ho avuto la fortuna di ricoprire ruoli sempre molto diversi tra loro e anche da me, permettendomi di cambiare molto.

A volte capitava che quando andava in onda un progetto a cui avevo preso parte, io avevo un look talmente tanto diverso che le persone non mi riconoscevano. Per esempio, in Pezzi Unici avevo i capelli lunghi con le extension bionde; il giorno della presentazione, invece, avevo i capelli completamente rasati per via di un altra fiction, La Guerra è finita.

Nei progetti a cui hai partecipato, hai avuto la possibilità di dividere il set con importanti attori e attrici del panorama italiano. Da Sergio Castellitto a Isabella Ragonese, da Elena Sofia Ricci a Michele Riondino, con cui hai lavorato ben due volte. Quanto è stato importante per te, come attrice, poter imparare da loro, giorno dopo giorno?

Tantissimo. Sul set di Pezzi Unici eravamo un gruppo di giovani ragazzi ed è stato molto bello lavorare insieme. Inoltre, potevamo confrontarci quotidianamente con Sergio Castellitto. Per me quei sei mesi passati sul set sono stati una scuola, anche perché ero appena uscita dal liceo e quello era il mio primo lavoro. Era un mondo nuovo e ho imparato come si sta sul set. Devo molto a Sergio Castellitto e a Cinzia, la regista.

È stato molto bello poter lavorare anche con Michele Riondino, è un bravissimo attore e con lui c’è un rapporto meraviglioso. Ognuno di loro ti insegna qualcosa, a volte anche solo guardandoti: dei trucchi, dei modi di fare o di concentrarti.

Venendo da una formazione teatrale, immagino che all’inizio tu abbia trovato delle differenze importanti nel modo di recitare o anche nello stare sul set. Penso proprio, per esempio, al tuo primo progetto, Pezzi Unici.

Si, moltissimo. Quella della recitazione teatrale, cinematografica e ne aggiungo una terza, ovvero quella del doppiaggio, sono come tre frequenze comunicative diverse. Parti magari dallo stesso studio del personaggio, perché comunque si tratta di un lavoro molto simile in tutti e tre i casi, ma il modo in cui viene espresso è differente. Io me lo figuro proprio come un sintonizzarsi sulla giusta frequenza comunicativa.

Mi sono formata e continuo a collaborare con l’Accademia Lorenzo Da Ponte di Vittorio Veneto. Perciò, venendo dal teatro, all’inizio ci metti un po’ per capire come devi fare. Anche solo lavorare con la macchina da presa, che sta a un metro di distanza, è molto diverso dal performare in teatro, dove invece hai molto più il quadro della situazione, avendo il pubblico lì davanti a te.

Quando hai appreso la notizia di essere stata selezionata per interpretare Valentina in Pezzi Unici? Com’è stata la reazione quando lo hai comunicato in famiglia?

Era aprile, se non sbaglio, e mi trovavo in cucina, a casa dei miei. Ovviamente ho gridato di gioia, ho chiamato subito mamma e poi papà. È stato un momento scioccante. Ero all’ultimo anno di liceo, perciò poi si apriva tutto uno scenario dove avrei cominciato a girare mentre davo l’esame di maturità, cosa che poi è successa. Andavo e tornavo da Firenze tra una prova e l’altra. È stato bellissimo.

Ero poi reduce da un anno in cui, praticamente tutte le settimane, prendevo e andavo in giornata a Roma saltando la scuola, con i professori che si chiedevano dove andassi.

(Fonte: pagina ufficiale Fabricampanella)
Pezzi Unici ha rappresentato il primo passo del tuo percorso lavorativo, che ti ha portata a interpretare altri personaggi affascinanti, fino ad arrivare a quello di Lei in Vetro, ruolo altrettanto complesso. Il film getta luce anche su un fenomeno sociale, quello degli hikikomori, che non siamo abituati a trattare tutti i giorni. Hai condotto delle ricerche per informarti su questo fenomeno?

Si esatto. Diciamo che trovare documentazioni in Italia, nonostante sia un fenomeno così diffuso anche nel nostro Paese, è stato difficile. Gli studi scientifici sono molto pochi, però una mia amica, che aveva seguito dei corsi universitari al riguardo, mi ha passato del materiale. Quella, perciò, è stata la mia base teorica, da cui poi sono partita per informarmi personalmente e per cercare di entrare al meglio nel personaggio.

Ti rivedremo sul grande schermo anche nel nuovo film di Pappi Corsicato, Di più non basta mai. Cosa ci puoi dire del personaggio che interpreti?

Il film è ambientato a Milano. Interpreto Chiara, una ragazza laureata in Storia dell’Arte, stesso indirizzo in cui anch’io mi sto laureando. È un film ambientato nel mondo dell’arte contemporanea milanese. È una ragazza figlia di ricchissimi borghesi, ed è un personaggio ancora una volta diverso da quelli che ho interpretato fino ad ‘ora.

È un film difficile da spiegare, perché non è facilmente identificabile con uno specifico genere. È una sorta di dramma, all’interno del quale prende corpo un triangolo amoroso. In seguito, la storia prenderà un’altra piega, riservando delle sorprese.

Hai un sogno nel cassetto? Lavorare con un particolare regista o cimentarti in uno specifico genere?

Non lo so. A me piace molto farmi sorprendere dalle cose. I sogni sono tanti e nessuno, mi piacerebbe fare qualcosa che unisca sempre di più arte e cinema. Oppure un film in costume ambientato nell’800, è qualcosa che mi affascina molto.

a cura di
Alessandro Michelozzi

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