L’alternanza scuola-lavoro influisce sulle scelte dei ragazzi?

L’alternanza scuola-lavoro influisce sulle scelte dei ragazzi?
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Alternanza scuola-lavoro: cosa ne pensano gli ex studenti che hanno ormai avuto l’opportunità di svolgerlo?

Nell’ultimo periodo l’alternanza scuola-lavoro, tra notizie spinose e ragazzi in rivolta, è un argomento molto discusso. Quest’anno, purtroppo, ha fatto notizia la morte di Lorenzo Parelli: un ragazzo di diciotto anni deceduto in fabbrica, nel suo ultimo giorno di stage. Si è voluta quindi sviluppare un’analisi basata sull’argomento dell’alternanza scuola-lavoro. Questa ricerca è stata indirizzata sul territorio marchigiano e contrasta il periodo di stage scolastico con quello del tirocinio curriculare universitario e extracurriculare.

È stato creato un sondaggio in forma anonima dove hanno partecipato molti giovani tra i 20 e i 26 anni compiuti. Questi ragazzi hanno già avuto quindi l’opportunità di svolgere entrambi i percorsi. Sono state richieste anche informazioni a persone che hanno deciso, dopo le superiori, di non continuare con l’università. A quest’ultimo gruppo sono state cambiate alcune domande. L’intenzione principale, rimane quella di capire quanto l’alternanza scuola-lavoro influisca sulle decisioni degli studenti negli specifici riguardi dei loro percorsi futuri. Il campione analizzato, inoltre, è stato equamente suddiviso in ex alunni frequentanti scuole professionali, tecniche e licei per avere di tutto, un’ottica completa.

Facciamo prima un po’ di chiarezza tra le varie tipologie di tirocinio.

Acronimo PCTO (Fonte: liceocapece.edu.it)
Come funziona l’alternanza scuola-lavoro

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) definisce l’alternanza scuola-lavoro come

Una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.

L’alternanza scuola-lavoro è stata introdotta nel 2003. Nel 2015, invece, è stata resa obbligatoria con la riforma della Buona Scuola proposta dal governo Renzi per tutti gli studenti e le studentesse degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi. Nel 2019, con la legge di Bilancio (art 57, comma 18) all’alternanza scuola-lavoro è stata attribuita la denominazione di Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO).

Questo percorso permette quindi di affiancare alla formazione scolastica, prettamente teorica, l’esperienza pratica presso enti pubblici o privati, grazie ad apposite convenzioni che gli istituti di formazione stipulano con le imprese, favorendo così l’integrazione degli studenti al mondo del lavoro. Le scuole superiori, inoltre, sono tenute ad organizzare attività inerenti al futuro professionale organizzando ad esempio giornate di orientamento o incontri con le aziende e i professionisti. Il PCTO deve essere svolto con un ammontare di 210 ore per gli istituti professionali, 150 ore per gli istituti tecnici e 90 ore per i licei.

La Carta dei Diritti e i Doveri

Lo studente, durante il periodo di alternanza, deve conoscere La Carta dei Diritti e i Doveri: un regolamento composto da sette articoli che mettono in primo piano le informazioni che alunni e genitori devono conoscere durante il periodo del percorso PCTOLa Carta dei Diritti e i Doveri prevede che i ragazzi siano accolti in ambienti coerenti con il loro percorso di studio, in luoghi adeguati e soprattutto sicuri, che aiutino a favorire la crescita personale. Presso gli uffici scolastici, invece, un’apposita commissione vigilerà sul rispetto delle regole previste: gli studenti saranno seguiti da un tutor scolastico e un tutor aziendale e avranno il diritto di esprimere la propria valutazione, finita l’alternanza, sulla coerenza del percorso appena svolto.

Per quanto riguarda ai doveri, invece, i ragazzi dovranno compiere le attività di stage per almeno i tre quarti delle ore previste (quindi almeno il 75% sulle ore totali), rispettare le norme sull’igiene, la saluta e la sicurezza sui luoghi di lavoro e mantenere il segreto professionale, preservando la riservatezza delle informazioni dell’azienda ospitante.

Ogni studente è assicurato, a carico dello Stato, all’Inail contro gli infortuni e coperti da un’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi.

( Fonte: centrostudiatena.it)
Come funziona il tirocinio curriculare

Il tirocinio curriculare è un’esperienza universitaria che lo studente svolge presso una struttura convenzionata con la propria università. Questo tipo di stage serve ad agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro e può essere, in base al ramo di studio, obbligatorio o facoltativo. L’università offre allo studente che svolgerà un tirocinio curriculare un numero totale di CFU (Crediti Formativi Universitari): in base al periodo di durata della formazione saranno assegnati un diverso numero di CFU. In altre parole, un tirocinio più breve vale meno CFU di un percorso più lungo (in genere per ogni credito si contano 25 ore di lavoro).

Dal punto di vista dello studente un tirocinio può essere un’opportunità per affacciarsi alla realtà lavorativa che ha scelto di approfondire con il percorso di studi e, tramite contatto diretto, ampliare e approfondire le sue conoscenze. Dal punto di vista dell’università, invece, è un’occasione per verificare la congruenza tra i vari percorsi formativi dei corsi di laurea e i potenziali sbocchi futuri cui gli studenti aspirano. Infine, dal punto di vista aziendale, il tirocinio è un’opportunità per scovare dei giovani talenti che nel tempo possono essere inseriti in forma stabile al proprio interno.

Anche nel caso del tirocinio curriculare lo studente avrò a disposizione un tutor accademico e un tutor aziendale. Ogni studente è coperto dall’assicurazione e deve svolgere un percorso di formazione sulla sicurezza all’interno di un’ambiente lavorativo.

Come funziona il tirocinio extracurriculare

I tirocini extracurriculari si collocano al di fuori del sistema scolastico e universitario e servono ad ottenere un’esperienza concreta nel mondo del lavoro. Questo stage ha una durata minima di due mesi e non superiore ai 12, con eccezione fatta sui 24 mesi per i soggetti disabili. Le persone coinvolte in questa tipologia di contratto sono tre: promotore, tirocinante e soggetto ospitante.

Nel tirocinio extracurriculare, infatti, è necessaria la sottoscrizione di un programma formativo a cui penserà il promotore, che si occuperà quindi dell’avviamento e del monitoraggio progettuale. Questo tipo di attività può essere svolto, nel caso di tirocinio post laurea o post diploma, dalle istituzioni scolastiche o di istruzione universitaria (statali e non).

I soggetti ospitanti, ovviamente, sono le aziende che realizzano i tirocini. Queste imprese devono possedere dei requisiti specifici, come l’essere in regola con le norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, l’osservare la normativa sul collocamento obbligatorio dei disabili o il non aver fatto ricorso a licenziamenti nella stessa unità operativa e nei dodici mesi precedenti l’avvio dei tirocini. Inoltre, durante l’esecuzione dello stage, il soggetto ospitante deve elaborare e consegnare all’interessato l’apposito cedolino o busta paga.

(Fonte: lavoroediritti.com)
Il sondaggio

Come già anticipato, abbiamo svolto un sondaggio per capire, sul territorio marchigiano, quanto gli ex studenti abbiano reputato utile nella loro carriera scolastica e non, i vari stage richiesti. Ci teniamo a specificare che, per mantenere la privacy delle persone coinvolte, saranno utilizzati dei nomi falsi, così da poter rispettare l’anonimato.

In particolare, sono state rivolte ai ragazzi domande sulle loro esperienze di alternanza scuola-lavoro e sull’influenza che ha avuto nella loro scelta universitaria o lavorativa. Si è poi contrapposto, nel primo caso, l’alternanza con il tirocinio curriculare e, nel secondo caso, il PCTO con il tirocinio extracurriculare.

I risultati

Nel nostro campione troviamo il ben 70% dei ragazzi che ritengono utile il percorso. I motivi comuni a tutti coloro che hanno segnato una risposta positiva, sono ben spiegati da Eva:

Eva: Si, credo che il PCTO sia fondamentale per far comprendere allo studente le dinamiche del mondo del lavoro. Anche se con un tempo molto limitato e con compiti semplici, lo studente può acquisire nuove conoscenze anche esterne al percorso di studi.

Il 30% invece, si sposta in negativo nei confronti dell’alternanza e quasi tutti, tra i ragazzi non contenti, appartengono al liceo.

Lisa: Ho reputato l’esperienza di alternanza inutile e dannosa: infatti, non disponendo (ovviamente) delle competenze necessarie, le mansioni assegnate si sono limitate a qualche fotocopia o altre banalità prive di qualsiasi valore formativo. Personalmente, l’alternanza, non ha fatto altro che alimentare in me un profondo senso di scoraggiamento.

Una cosa importante e comune a quasi tutti i ragazzi sono le mansioni esercitate in totale sicurezza e senza violazioni della loro assicurazione. Solo il 3% infatti ha avuto difficoltà in tale ambito:

Anna: Ho scoperto solo dopo qualche tempo di aver svolto dei lavori con un montacarichi che richiedeva la maggiore età per accedervi. Non avevo ancora compiuto i sedici anni.

Alternanza scuola-lavoro e tirocinio curriculare

L’università poi, non è stata scelta da tutti: il 67% del totale ha deciso di continuare il percorso di studio e, tra questi, il 24% ha deciso di non eseguire un secondo tirocinio in quanto più complesso da organizzare. Mentre, la restante parte (ossia il 76%), è formata dal 44% di alunni con tirocinio curriculare obbligatorio. Tra gli universitari, la maggioranza ritiene comunque più utile il tirocinio curriculare al PCTO, in quanto, una più grande esperienza e maturità rendono lo stage un percorso molto più istruttivo.

Troviamo anche chi difende l’alternanza scuola-lavoro, giudicandola in egual maniera al tirocinio curriculare:

Melissa: Secondo me sono importanti in egual modo. Il PCTO è un primo passo per entrare nel mondo del lavoro e aiuta a capire se il percorso scelto è adatto a noi. Mentre, durante il periodo universitario, con le idee un po’ più chiare e con delle basi pronte, è possibile scegliere una strada migliore e perfezionata.

Alternanza scuola-lavoro e tirocinio extracurriculare

Non si trova la stessa utilità dell’alternanza nelle persone che hanno deciso di non continuare gli studi e scegliere invece un percorso lavorativo. Tra coloro che hanno deciso di affrontare tal sentiero, troviamo ragazzi usciti dalle scuole professionali e tecniche. A loro abbiamo chiesto se il PCTO avesse aiutato ad entrare nel mondo del lavoro, con il ben 68% di risposte negative. Sono stati invece più volenterosi nel parlare del divario trovato nell’alternanza scuola-lavoro e nel tirocinio extracurriculare.

Troviamo delle grandi differenze evidenziate dai nostri partecipanti: in primis lo stipendio. Infatti, per molti è una motivazione sufficiente per rendere distinguibili i due mondi: l’autonomia rende più motivati i ragazzi. Altre differenze importanti sono le responsabilità e il rapporto con i colleghi: il personale tratta in maniera più seria.  

Leonardo: nella seconda opzione (tirocinio extracurriculare) ho modo di entrare in contatto ancora più a fondo con l’azienda. È interessante vedere com’è strutturata e, soprattutto, ho l’opportunità di imparare un sacco di cose da mettere in pratica.

Lucia: Essere tirocinante offre sicuramente più vantaggi, come la possibilità più concreta di essere poi assunti rispetto ad un’alternanza fatta in periodo scolastico. Anche a livello di curriculum il tirocinio con contratto è un miglior “biglietto da visita” del PCTO.

Le conclusioni

Ciò che questo sondaggio ha portato a galla sono le lacune che molti ragazzi sentono di avere durante il periodo di scuola superiore. Tra le varie domande fatte ai ragazzi, infatti, abbiamo ritenuto opportuno chiedere se, dopo questo esame approfondito, tornando indietro, avessero voluto cambiare qualcosa. Inaspettatamente l’82% ha risposto di sì, cambiando magari il luogo in cui si è svolto il PCTO o magari, più drasticamente, l’indirizzo di studio.

Da questo punto di vista il PCTO è posto allora in maniera utile ai ragazzi, aiutandoli a capire cosa vogliono o meno dalla loro vita. Purtroppo, negli ultimi anni si parla spesso di come i giovani crescano così in fretta rispetto alle generazioni precedenti ma, come è giusto a quell’età, è opportuno permettersi di sbagliare e avere dubbi sule proprie scelte. Il PCTO offre una possibilità per capirsi meglio e scegliere se fare un passo indietro quando se ne ha ancora la possibilità.

A cura di
Noemi Manzotti

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