Tinder e pandemia: com’è cambiato l’amore?

Tinder e pandemia: com’è cambiato l’amore?
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Tinder è la applicazione più famosa tra le dating app in circolazione. Semplice da usare, smart e alla portata di più generazioni tra i Millenials e la Gen Z. Con l’avvento di una pandemia globale ci siamo chieste se il suo utilizzo fosse effettivamente cambiato. Dove si colloca la realtà virtuale in un mondo scarno di interazioni personali?

Quando l’allora presidente Conte dichiarò un inevitabile stato d’emergenza dovuto all’avanzare del Coronavirus nel lontano marzo 2020, l’Italia è stata costretta a chiudere per poter sopravvivere. Tutti ricordano i concitati attimi di terrore al suono di ogni ambulanza. Le immagini dei medici e degli infermieri provati da una situazione molto più grande di loro.

Molte famiglie sono state divise e tanti sono rimasti soli durante quella che si stava tramutando in una pandemia globale. Dopo il primo lockdown ed un iniziale ritorno ad una normalità parziale, il mondo ha affrontato ulteriori restrizioni.

Chiusure e privazioni che perdurano tutt’ora trasformando la nostra esistenza in un’approssimativa imitazione di quella passata. I giovani e non hanno fatto affidamento, spesso, a videochiamate ed incontri online per poter rimanere in contatto con gli affetti ed avere, quindi, una parvenza di ordinarietà. Al diminuire dei contatti fisici quelli sul web aumentavano progressivamente.

Il dato da cui la nostra indagine è partita è l’incredibile boom di iscrizioni sulle dating app, in particolar modo Tinder, in corrispondenza del primo lockdown. Un incremento che non si è assestato neanche con l’allentarsi delle restrizioni ma segna, piuttosto, una curva al rialzo anche per i primi mesi del 2021. Se il senso stesso di Tinder è quello di concretizzare in incontri fisici delle interazioni online, dove risiedono le motivazioni del suo utilizzo durante una pandemia ricca di restrizioni?

Ci siamo domandate, quindi, se il modo di intendere la app di incontri è cambiato a fronte della situazione Covid. In più, se i soggetti presi in considerazione nella seguente inchiesta ritenessero che il suo utilizzo fosse, effettivamente, aumentato post Covid.

Tinder, di cosa si tratta

Tinder è nato nel 2012 da Sean Rad, Jonathan Badeen, Justin Mateen e altri. Nel giro di pochi anni l’app di incontri ha perfezionato i suoi servizi includendo nell’offerta anche la funzionalità premium e una serie di piani di abbonamento. La app permette, inoltre, di inserire i propri interessi ed una descrizione biografica in linea con la propria personalità. Comprende la possibilità di verificare il proprio profilo e di “matchare” con tutto il mondo grazie alla modalità Passport.

È stata una delle prime applicazioni d’incontri ad introdurre lo “swipe”, movimento di scorrimento dove gli utenti scartano gli iscritti in base alla foto in evidenza del loro account. Tinder, con il tempo, si è divincolato dai suoi più canonici scopi per presentarsi come un sito adatto anche solo per fare delle semplici conoscenze.

La app, tramite la funzionalità Explore, permette di scegliere la modalità di approccio in base a personali esigenze. C’è, insomma, un canale specifico per ogni necessità. Tinder dà spazio a chiunque abbia voglia di ricercare il vero amore, di occupare una serata spenta o di procedere con nuove amicizie. In aggiunta, ha introdotto la videochat in virtù delle restrizioni dovute al Covid 2019. Di fatti, l’app di incontri ha concesso ai suoi utenti di fare una prima conoscenza in totale sicurezza, una sorta di pre-appuntamento.

Tinder, insomma, ha ramificato le sue modalità di interazioni rendendo, in concomitanza con la pandemia, il suo universo sempre più virtuale e meno concreto. Questo, però, per la dating app ha significato un certo aumento di incassi aziendali dovuto al corrispettivo incremento di tempo impiegato sulla app da parte dei soggetti iscritti.

Il soggetto della nostra analisi

Tramite un sondaggio diffuso online che include sia modalità di risposta multipla che aperta, abbiamo cercato di analizzare un possibile aumento nell’uso di Tinder tenendo in considerazione nuove eventuali procedure di consumo.

Per questa indagine abbiamo voluto includere soggetti appartenenti alla generazione dei Millenials e a quella Z, consapevoli, però, che il raggio di azione appare pur sempre limitato. Consci, quindi, della relatività delle esperienze personali siamo, comunque, giunte ad un pattern comune negli atteggiamenti degli individui esaminati.

Intanto, tra i soggetti intervistati, vi è chi vede nell’uso di Tinder post pandemico inedite norme di connessione e altri che, forse, meno consapevolmente, ritrovano nella dating app le tipologie di approccio di sempre. Tra le circa 40 persone prese in esamine, rientrano anche dodici persone che non hanno Tinder. Questo per conoscere le motivazioni più radicate della loro scelta e se questa privazione riguardasse, in qualche modo, il timore di probabili contagi.

Le domande

Intanto, le domande effettuate hanno cercato di mettere in evidenza la condizione di partenza dei nostri intervistati, quindi se questi vivessero durante i vari periodi di restrizione in compagnia o in solitudine. Abbiamo indagato le finalità con le quali i soggetti interagivano nei momenti di chiusura e se mai avessero trasgredito la legge per la curiosità di un incontro fisico.

La natura del loro approccio è stata, inoltre, fondamentale per comprendere il tipo di considerazione che gli stessi avessero di Tinder e della sua correlazione con il Covid. Abbiamo chiesto loro se considerassero l’approccio verso Tinder mutato o ampliato in seguito alla pandemia. In più, i soggetti hanno risposto in merito alla possibilità di sfruttare la videochat per un incontro iniziale e se avessero mai scartato qualcuno per le sue idee relative al Covid-19.

A dimostrazione di quanto il virus fosse presente nelle conversazioni tra gli utenti, si segnala che la parola Green Pass è stata la quarta più utilizzata nelle bio di presentazione. “Covid” e “Lockdown” sono stati i momenti più citati dalla generazione Z nel 2021. Ciò testimonia la diffusione capillare del virus in ogni aspetto della società.

Il sondaggio ha, poi, approfondito alcune riflessioni personali circa le evoluzioni delle dinamiche tra Tinder, Covid e pandemia. In più, si è data loro la possibilità di raccontare aneddoti rilevanti per la ricerca. Questi momenti di valutazione si sono dimostrati estremamente rivelatori per comprendere chi tra i soggetti ha visto in Tinder una vera e propria via di fuga dalla realtà opprimente della pandemia e chi l’ha considerato niente di più che una perdita di tempo.

I “negazionisti” di Tinder

Tra le persone interpellate, vi è una corrente per così dire “negazionista di Tinder”. Questa ha rifiutato ogni collegamento con l’app nonostante manifestasse, come tutti, desideri di condivisione. I soggetti in questione hanno, quindi, ritenuto superfluo l’utilizzo di Tinder durante la pandemia.

Le restrizioni dovute al coronavirus hanno snaturato l’indole dinamica della app e demotivato alcuni utenti a causa dall’impossibilità di fare reale conoscenze. Tra le dodici persone “contro” Tinder, c’è chi ha addirittura deciso di disinstallarlo in seguito al periodo d’emergenza. Un disinteresse verso tale app che accresce con le progressive restrizioni di un tempo che strozza i rapporti a tu per tu.

Tuttavia, parte di questi soggetti non esclude la possibilità di installarlo nuovamente o di utilizzarlo in un futuro. Si lasciano, quindi, porte aperte a nuove possibilità di comunicazione in vista anche dello scioglimento delle limitazioni covid.

I dati raccolti dalla nostra inchiesta

Un dato interessante è che più della metà degli intervistati non aveva Tinder prima del lockdown. Circa il 57% del totale dei soggetti ha deciso di installarlo dopo il primo confinamento o in periodi successivi di misure restrittive parziali.

Inoltre, le finalità di approccio su Tinder hanno previsto per il 45% delle persone in esamine l’intenzione di iniziare una relazione che fosse anche solo di natura amicale. Tra questa percentuale vi è una parte che cercava di interfacciarsi con persone nuove senza togliere loro l’eventualità di un rapporto affettivo. Un’altra fetta di questa sezione ha sfruttato Tinder per conciliare la possibilità di rapporti sessuali ma non disdegnando una probabile nascita di amore.

Il 23% dei soggetti ha sfruttato Tinder per approcci puramente sessuali mentre il restante 32% si divide in coloro che hanno utilizzato l’app esclusivamente per chattare. Un sottogruppo tra questa percentuale è rappresentato da coloro che hanno fatto di Tinder un mezzo di distrazione dalla noia dilagante. Tra l’insoddisfazione generale per la quarantena, Tinder ha rappresentato lo strumento per eccellenza per cercare un po’ di genuina compagnia.

La spinta conoscitiva verso il prossimo degli intervistati è avvenuta nonostante le limitazioni dovute alle misure di contenimento del virus. Quanto era forte il desiderio di affetto in periodo di lockdown? Quanto, allora, avevamo bisogno l’uno dell’altro?

Gli incontri dopo la conoscenza virtuale

Nel 90% dei casi le chat virtuali si sono concretizzate in incontri veri e propri. Questi sono avvenuti, però, in un momento di allentamento delle restrizioni covid. Alcuni dei soggetti interpellati hanno trasgredito il lockdown pur di incontrare fisicamente il proprio match. Solo nel 19% dei casi l’appuntamento è stato di impronta sessuale, mentre il resto di pura conoscenza.

La videochat ha rappresentato un’ottima possibilità per approfondire delle relazioni acerbe in momenti di chiusura. Tuttavia, benché si registra un generale aumento dell’utilizzo della videochat su Tinder in tempo di pandemia, l’89% degli intervistati dichiara di non averne fatto uso, preferendo la modalità classica di comunicazione messaggistica.

La chat è niente di meno che il fulcro reale dell’app di Tinder. Il punto chiave dove nascono probabili relazioni o miserabili fuochi di paglia. Dalla chat, però, si passa al confronto vis a vis che può sembrare ben diverso da quello immaginatosi. Infatti, un buon 37% è rimasto deluso da persone conosciute fisicamente dopo i vari lockdown sulle quali avevano riposto aspettative alte.

In merito a ciò, a ben il 63% degli individui in esamine è capitato di ritrovarsi con persone diverse fisicamente rispetto alle foto da loro postate sul profilo. Una difformità dovuta soprattutto alla scelta da parte degli utenti di utilizzare foto poco chiare o nitide e magari in compagnia di amici. Parte di questo 63% ha riscontrato disuguaglianze caratteriali rispetto alla loro descrizione di personalità.

Tinder e la paura del contagio

Nonostante questa evidente voglia di conoscenza e di modificare una realtà virtuale in una più concreta, molti degli utenti hanno manifestato paura di essere contagiati. Il 41% degli intervistati dichiara di aver agito sempre con il timore di poter contrarre il covid ma che comunque questo non ha diminuito la voglia vedere il proprio “match”.

Inoltre, c’è chi afferma di aver contratto il covid a seguito di un Tinder-date o addirittura di aver richiesto ad un soggetto non vaccinato un tampone di controllo prima di un appuntamento. In merito a ciò è importante notare come il 44% degli individui colloquiati avesse scartato qualche possibile flirt in base alle sue idee riguardanti gli argomenti attorno al Covid-19.

Il timore del covid però non ha demotivato le persone a proseguire le conoscenze virtuali su Tinder in qualcosa di più tangibile. Il 63% dei soggetti ritiene che in seguito al lockdown e al generico periodo pandemico il proprio uso di Tinder sia, quindi, cambiato.

O meglio la considerazione che questi avevano dell’app di incontri sia o positivamente o negativamente mutata. Nell’ampio ventaglio di possibilità offerte dall’applicazione, c’è chi è riuscito a trovare l’amore in pandemia proprio grazie a Tinder. In più, vi è anche quel frangente di persone che vede in Tinder un mezzo di rinascita e rivalsa a seguito del complesso momento pandemico. Un strumento, quindi, necessario per tornare a sentirsi desiderati e a divertirsi autenticamente, liberi dalla pressione sociale dovuta al Covid.

L’amore ai tempi di Tinder

Ah l’amore! Come definire un sentimento dai confini così labili? Analizzare le pratiche che governano i sentimenti dell’animo umano è un compito arduo, quasi impossibile. Cercare di comprendere le motivazioni più profonde del nostro bisogno di connetterci con un altro essere umano risulta, allora, una vera impresa. C’è chi ha provato a spiegare attraverso la propria scrittura il significato intrinseco dell’amore e chi ci ha scritto su un’improbabile formula matematica.

L’urgenza di unirci al prossimo sotto qualsiasi forma di affetto è il segnale di quanto noi uomini siamo animali sociali assoluti. Sebbene a volte le nostre decisioni virino verso una cinica solitudine, non possiamo fare a meno del contatto con il prossimo. Di nutrirci di quel calore cognitivo ed intellettuale frutto dell’incontro/scontro tra uomini e donne. Questa necessità di unione si è dimostrata ancora di più evidente con l’avvento di un’inaspettata pandemia globale e di tutte le misure di distanziamento sociale che ne sono derivate.

A complicare le cose in fatto di amore ci ha pensato anche l’imperante presenza del Web. Internet ha portato con sé una serie di cambiamenti nelle modalità di comunicazione, ora accorciando la lontananza fisica ora, al contrario, espandendo la distanza. Tinder risulta essere una sorta di paradossale contenitore di persone e caratteri, ognuno con finalità diverse.

Per alcuni l’app è sempre stata una vetrina dove mostrare il proprio status sociale. Per altri una chance di verificare il gradimento generale della propria bellezza. Altri ancora hanno fatto del like il loro più grande alleato mentre scrollavano annoiati tra un tipo su una motocicletta ed uno in giacca e cravatta. Il boom di iscrizioni a Tinder in tempi pandemici ha messo in luce come la gente avesse bisogno di contatti, seppur virtuali, per poter cercare di sopperire ad una generale situazione di stallo.

Cosa ci raccontano i risultati dell’indagine. Tinder è cambiato per davvero?

Qualsiasi fosse il fine dell’utilizzo di Tinder, i dati evidenziano come gli utenti fossero alla ricerca di un contatto più intimo. La pandemia ha aumentato le aspettative sulla dating app poiché, forse, per la prima volta nella storia dell’umanità, il problema del singolo diventava collettivo. La condizione di comune sofferenza ha orientato le persone a guardarsi dentro e dare una possibilità in più a quella che è stata da sempre considerata un sito per relazioni sessuali.

Il Covid, come ha dichiarato qualcuno dei nostri intervistati, ha tolto materialmente la possibilità di incontrarsi dal vivo. Ci ha privato, in qualche modo, della possibilità di autoaffermazione. Per questo Tinder incarna un canale privilegiato per facilitare avvicinamenti tra esseri umani. Un bacino, quindi, dove gli utenti sono potuti tornare ad esporsi e ad emergere, seppur virtualmente.

“Una boccata di aria fresca, quando l’unica aria che si poteva respirare era quella del balcone di casa”. È ciò che sostiene uno dei soggetti interpellati per l’indagine. Evidentemente vi è chi ha cercato in Tinder una sorta di conforto emotivo più che una via per dare libero sfogo ai propri impulsi. Talvolta, è sembrato un antidoto alla solitudine ed il medicinale giusto per dare vita a nuove conoscenze anche di natura amicale.

Il tempo sospeso dalla pandemia e dal confinamento ha incoraggiato la gente a cercare dei diversivi dalla noia ritrovando in Tinder un ottimo alleato di distrazione. Se Tinder ha da sempre rappresentato un’alternativa valida per entrare in contatto con l’altro, durante il lockdown, questo sembrava l’unico modo. In questo senso, l’app ha raffigurato il vero veicolo di positività in cui il dialogo pare un trofeo più importante del sesso.

Tinder è rimasto il solito mondo patinato per incontri incontri sessuali

Questo slancio collettivo verso Tinder non ha, però, sempre mostrato i suoi frutti migliori. Nella concretizzazione di approcci avvenuti nel corso della pandemia, l’entusiasmo inziale si è trasformato, talvolta, in una becera delusione. Soprattutto perché quel sostegno manifestato agli albori del rapporto, ha preso la forma di una superficiale connessione.

Coloro che avevano intrapreso un legame per noia si sono ritrovati di fronte qualcuno di diverso dal racconto che aveva fatto di sé stesso. Un rapporto iniziato per la banale voglia di perdere tempo, qualunque sia l’origine della sua nascita, si tramuterà sempre in sentimenti di insoddisfazione.

A tal proposito, i “disillusi di Tinder”, in seguito alla parziale ripresa delle attività quotidiane, hanno deciso di non aver più nulla che fare con l’app. Hanno trovato negli approcci degli utenti iscritti, le medesime pratiche di sempre, attività di rimorchio senza alcun finalità di inizio di relazione.

Alcuni ritengono che la più famosa tra le dating app si sia convertita in niente di meno che in una versione edulcorata di ciò che era un tempo. Ma che, in realtà, Tinder nonostante tutte le sopracitate premesse non sia altro che un patinato modo per giustificare il sesso occasionale.

Cosa ci sarebbe, comunque, di sbagliato in questo? Assolutamente nulla! Se non fosse che alla fine, forse, l’unico motivo reale della nostra presenza su Tinder e sulle applicazioni per incontri in generale sarebbe quello di porre rimedio ad un sempre più crescente senso di solitudine. Una condizione acuita dal distanziamento sociale a cui la gente è stata forzatamente relegata. Una solitudine spesso bramata ma che, una volta ottenuta, è così tanto sofferta.

Grazie a Tinder ho trovato l’amore in pandemia!

La pandemia, secondo alcuni degli intervistati, ha solo accelerato il processo già in essere di aumento di iscrizioni sull’app. Un evento, questo, che sarebbe avvenuto anche senza il Covid e le sue nefaste conseguenze. D’altronde, le interazioni tra persone tendono ancora di più verso un mondo a prova di virtualità in cui la rete web sostituisce, quasi in toto, il tocco di una mano umana. Intanto, dalla nostra inchiesta si rileva una sorta di paradigma comune tra le risposte analizzate.

Infatti, coloro che avevano Tinder già da prima della pandemia hanno pressoché continuato con lo stesso uso di sempre. Non hanno, insomma, mutato l’impiego dell’app, ma i diversi lockdown ne hanno sono messo in evidenza le pratiche. Per chi, invece, ha scelto di scaricare Tinder durante il Covid la speranza di una possibile relazione associata a desideri di compagnia ha mosso le fila delle loro decisioni in materia di amore.

Intanto, però, c’è chi in pandemia e su Tinder ha trovato la persona giusta, una relazione stabile e duratura. Vi sono anche coloro che seppur single hanno sfruttato al massimo le potenzialità dell’app, soprattutto in tempi di covid. Ogni appuntamento e relazione vissuta ha contribuito a conferire a personali convinzioni una prospettiva inedita.

“Ti lascio anche se mi hai cambiato la vita”

Se una relazione termina, tanto vale prenderne le parti migliori. Qualsiasi sia il motivo per il quale si decide di iscriversi, che sia stato in momenti di chiusura o prima di questo maledetto virus, in Tinder si potrà riscontrare un universo di sorprese. Qualcuno afferma come aver usufruito di Tinder durante il lockdown sia stato, per certi versi, salvifico. Questo perché da un semplice match ci si è ritrovati nella relazione più importante di una vita intera.

Un rapporto nato dall’universo virtuale ma tramutatosi, ben presto, in una realtà di vitalità e spensieratezza. I forti sentimenti provati hanno fatto sì che le persone coinvolte eludessero le regole di distanziamento per il puro e semplice desiderio di stare insieme.

Il like ad un commento, forse, non era abbastanza. Equilibri già abbondantemente instabili sono stati messi a dura prova da un amore travolgente e passionale. Si tratta di un varco luminoso all’interno di uno scenario mondiale triste e stanco. Questo è stato un amore capace di restare impresso nell’anima anche quando è malauguratamente terminato. E come il protagonista di questa storia intimamente ci racconta, “non sarà stato l’amore della mia vita, ma è stato capace di rendere la mia vita migliore”.

a cura di
Sofia Neri e
Noemi Didonna

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