Rivoluzione: la Camera dice “Sì” al suicidio assistito

Rivoluzione: la Camera dice “Sì” al suicidio assistito
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Svolta storica per il nostro paese: la Camera dei deputati approva la proposta di legge che introduce e regolamenta il suicidio assistito.

Vietato cantare vittoria, bisogna ancora passare al vaglio del Senato per il via libera definitivo.

Ritorno al futuro

Meglio tardi che mai. Il 10 marzo l’Italia abbandona (speriamo definitivamente) la sua nostalgica morale medioevale, avviando l’iter legislativo per la tutela del diritto alla morte dei propri cittadini. La proposta di legge sul suicidio assistito ha l’obiettivo di colmare l’abisso normativo in materia, senza che i malati irreversibili debbano recarsi in altri paesi per poter porre fine alle proprie sofferenze. Il paziente che richiede tale supporto deve rispondere a determinate caratteristiche: soffrire di una patologia incurabile che arreca forti dolori fisici e psicologici, essere mantenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (non necessariamente macchinari) e rifiutare cure palliative.

La reazione degli italiani

Una volta recepita la richiesta fatta dal paziente, entra in gioco il medico curante. Il suo compito è redigere un rapporto sulle condizioni del malato da inviare ad un Comitato per la valutazione clinica che si esprimerà a favore, o meno, del suicidio assistito. Ogni azienda sanitaria deve garantire l’attuazione delle pratiche previste dalla legge. L’obiezione di coscienza rimane assicurata per il personale sanitario. Non sorprende la presenza di questa clausola, normalmente inserita per materie così delicate per l’opinione pubblica. Nonostante l’Italia sia nota per l’abuso di tale pratica, confidiamo che l’inconfutabile sofferenza dei malati non consenta di ostacolare l’accesso al diritto alla morte.

Finalmente liberi fino alla fine?

Siamo consapevoli dei limiti del testo approvato alla Camera, che nella versione attuale esclude i pazienti non tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale come malati di cancro terminali

A distanza di quasi un mese dalla sentenza di inammissibilità della Corte costituzionale sul referendum di Eutanasia Legale, l’Associazione Luca Coscioni torna in prima linea per ribadire la necessità di compiere questo fatidico passo. La soddisfazione per questo risultato ha però una nota di amarezza. Il disegno di legge approvato alla Camera, infatti, non fa menzione alcuna del termine “eutanasia” e non riprende interamente il testo del quesito referendario precedentemente proposto, limitando la portata normativa del testo.

Continueremo le azioni di disobbedienza civile in aiuto a quelle persone gravemente malate che rimangono escluse dal diritto di scegliere sulla propria vita

La lotta dell’Associazione Luca Coscioni per garantire la “buona morte” non si ferma al suicidio assistito. Le due pratiche, sebbene correlate, sono infatti concettualmente diverse. Entrambi gli atti puntano a porre fine all’esistenza di chi ne ha fatto esplicita richiesta ma con una differenza sostanziale. Il suicidio assistito prevede un ruolo attivo del malato, che deve autosomministrarsi il farmaco letale. L’eutanasia al contrario necessita di un’azione diretta del personale sanitario che prepara il farmaco per il paziente, che non lo assume necessariamente in maniera autonoma.
Siamo quindi solo alla prima tappa del percorso per ottenere un diritto al fine vita più completo.

Rischiamo uno Zan 2.0

Il via libera della Camera alla legge sul suicidio assistito non è stato unanime. I 253 voti a favore non bastano ad oscurare i 117 pareri contrari espressi dai deputati. La larga maggioranza di governo è ancora una volta divisa su una tematica di vitale importanza per il progresso sociale dell’Italia. La vera battaglia si sposta ora in Senato, dove i numeri sono più incerti e risicati, con il concreto rischio che possa subire la stessa fine del Ddl Zan, approvato alla Camera ed affossato (con una deplorevole esultanza) dai Senatori. Ancora una volta, calcolatrici alla mano, saremo costretti ad assistere ad una battaglia all’ultimo voto, condita da interventi ai limiti dell’assurdo, volti unicamente ad impedire la tutela dell’ennesimo essenziale diritto civile: il fine vita.

Attendiamo quindi la sorte che i nostri rappresentanti riserveranno al suicidio assistito con un velo di malinconica rassegnazione. L’attuale classe politica sembra incapace di ragionare al di là dei singoli schieramenti partitici, l’unico obiettivo sembra essere quello di demonizzare l’avversario ad ogni costo, anche se si è membri dello stesso governo. Passano invece in secondo piano le tematiche reali, più sensibili e più vicine ai cittadini, per le quali si è lottato duramente nelle piazze. Ci auguriamo che la legge sul suicidio assistito rappresenti un punto di svolta, un ritorno al senso di dovere e alla responsabilità della nostra classe politica che possa finalmente assicurare una buona morte a chi la desidera.

a cura di
Luca Chieti

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