Ultima notte a Soho: al cinema il thriller di Edgar Wright

Ultima notte a Soho: al cinema il thriller di Edgar Wright
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Dal 4 novembre nei cinema italiani “Ultima notte a Soho”, il thriller di Edgar Wright che omaggia il cinema giallo italiano e Hitchcock

Dopo il successo di “Baby Driver – Il genio della fuga” (2017), Edgar Wright torna nelle sale con un thriller ambientato tra la contemporaneità e la Swinging London degli anni ’60.

Un film attesissimo dai fan del regista che ha dovuto aspettare la fine della pandemia prima di essere presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia.

L’attesa sarà valsa il prezzo del biglietto?

The dark side of London

Eloise, detta Ellie, è una giovane ragazza che sogna di diventare una stilista come la madre deceduta.

I suoi sogni si realizzeranno quando una prestigiosa scuola londinese di moda le fornirà una borsa di studio per poter studiare. Si sposterà così dal natio paesino della Cornovaglia alla tentacolare metropoli londinese che coprirà ben presto essere diversa da come la immaginava nei suoi sogni.

Ellie si ritrova in una città caotica dove fatica ad adattarsi a causa della sua compagna di stanza Jocasta. Sfinita dalla situazione troverà nuovo alloggio nel quartiere di Soho prezzo un’anziana e burbera affittacamere.

Proprio nella stanza all’ultimo piano di questa vecchia casa scoprirà una particolare connessione con Alexandra, una cantante degli anni ’60 di cui riesce a spiare la vita durante i propri sogni.

Realtà e sogno cominciano a confondersi sempre di più trascinando Ellie in uno spirale allucinatorio di sangue e violenza che sembra non avere fine.

Ellie oltre lo specchio: lo spettro degli anni’60 e la contemporaneità

Edgar Wright crea un complesso gioco di sguardi con lo spettatore che si ritrova, come la protagonista Ellie, immerso in un mondo dove sogno e realtà si confondono sempre di più con lo scorrere della pellicola sino a collimare nella parte finale.

Lo sguardo del pubblico in sala coincide con quello di Ellie che osserva come un’voyeur la vita della misteriosa aspirante cantante Alexandra che, proprio come lei stessa, sembra vivere una fiaba ad occhi aperti, tanto da volerla imitare sia nei modi di fare che nell’abbigliamento sino ad una totale identificazione.

Gli anni ’60 dalla prospettiva di Alexandra sembrano un’epoca aurea dove tutti, se talentuosi, riescono a sfondare, ma quella che si prospettava come una favola a lieto fine si trasformerà in un incubo al quale Eloise è costretta a guardare senza poter intervenire.

Il regista inglese crea un cortocircuito mostrando allo spettatore come il passato che spesso idealizziamo o idolatriamo a causa della nostra memoria storica, o per semplice nostalgia, non è come lo ricordiamo.

Nella testa di Eloise il ’60 è stato il periodo d’oro per la musica, la moda e la cultura pop, senza tuttavia ricordare che sono stati anni di lotta per diritti umani e per l’uguaglianza prescindendo da pregiudizi religiosi, sociali, raziali e di orientamento sessuale.

Un tempo in cui molte azioni erano considerate prassi che noi oggi considereremo barbare. Comportamenti che purtroppo non sono scomparsi, ma mutati in forme diverse e ugualmente aberranti che Wright denuncia in un continuo scambio tra realtà e sogno come se si trattasse di un montaggio parallelo.

Ultima notte a Soho e l’orrore della violenza di genere

Oltre il tema del doppio che ricorda quello di “La donna che visse due volte” (Vertigo, 1958) di Alfred Hitchock, Wright affronta anche il delicato tema della violenza di genere.

Ellie, come lo spettatore, assiste impotente al macabro spettacolo di una ragazza costretta a prostituirsi per raggiungere i propri obbiettivi nonostante il proprio talento.

Un mondo, quello degli anni ’60, in cui gli uomini, intesi come di sesso maschile, hanno il potere di decidere la vita e la carriera delle giovani donne grazie alla loro posizione di potere.

Una problematica che, purtroppo, non rimane confinata nel passata ma che penetra, come i sogni lucidi della protagonista, nella contemporaneità come abbiamo potuto osservare con lo scoppio del caso Weinstein che ha dato via al movimento hollywoodiano del #METOO.

Edgar Wright denuncia la mascolinità tossica e la violenza di genere senza, tuttavia, tralasciare le sfumature dei vari casi.

La violenza viene condannata in toto e mai giustificare i comportamenti estremi dei movimenti politici e sociali che giustificano anche violenza pur di raggiungere i loro scopi, sporcando così le loro nobili battaglie.

Eloise si accorgerà ben presto che la realtà che vede non è così semplice e bipolare, ma ricca di sfumature e sfaccettature. Ogni caso è a se stante e ha bisogno di una comprensione e trattamento specifico in grado di portare a galla la verità punendo i colpevoli.

Devo correre al cinema?

Ultima notte a Soho merita assolutamente il vostro tempo e il prezzo del biglietto.

Edgar Wright gira il suo film più maturo sia a livello di tematiche che a livello tecnico. Questo grazie a una sceneggiatura brillante dove la tensione del thriller viene costantemente mantenuta dando allo spettatore sussulti e colpi di scena. Il tutto accompagnato da un comparto tecnico di qualità su tutti i livelli della produzione.

Una pellicola che merita la sala e che conferma Wright come uno dei più interessanti registi degli anni 2000.

a cura di
Alessio Balbi

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Alessio Balbi

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