Space Jam: New Legends e la megalomania della Warner. La recensione.

Space Jam: New Legends e la megalomania della Warner. La recensione.
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È probabile che in giro non abbiate letto recensioni entusiasmanti su Space Jam: New Legends. Ebbene, neanche questa farà eccezione.

Il target

Prima di iniziare a parlare del film, è bene fare un disclaimer di non secondaria importanza. Space Jam: New Legends è un prodotto pensato e confezionato con un occhio (o forse anche qualcosa di più) di riguardo per chi segue l’NBA in maniera non superficiale.

Gli easter eggs contenuti nella pellicola sono numerosi e hanno diversi livelli di profondità, per cui può risultare normale per chi non è addentro a certe logiche e a certi linguaggi, non afferrare il senso di molte situazioni e sketch. Questo fa sì, ovviamente, che la visione risulti in qualche modo compromessa.

Il Server-verso Warner

Fatta la doverosa premessa, veniamo al film. La trama è alquanto semplice, visto che è incentrata sul classico rapporto conflittuale padre/figlio. LeBron James (che interpreta sé stesso) è un padre severo e molto rigido con il figlio Dom, il quale è più interessato ai videogiochi e alla tecnologia piuttosto che al basket.

I due rimarranno intrappolati nel mondo virtuale del Server-verso della Warner e, con l’aiuto dei Looney Tunes, dovranno vincere una partita di basket per poter ritornare alla vita reale. È proprio dall’ingresso nel Server-verso in poi, che il film inizia a sgretolarsi su sé stesso.

Qui, infatti, la trama viene completamente sacrificata in favore di una gigantesca operazione di auto-promozione messa in piedi dalla Warner. LeBron James e Bugs Bunny viaggeranno per il Server-verso, che altro non è che l’insieme di tutti i grandi marchio di proprietà della casa di produzione.

Assistiamo quindi, tra le altre, a brevi avventure nell’Universo DC, a una capatina su Westeros, a una trasposizione in Casablanca e una in Matrix, a LeBron James che gioca a Quidditch e alla partecipazione alla corsa sfrenata di Mad Max: Fury Road.

Un grosso miscuglio di cose slegate e mal connesse, che non aggiunge nulla né al film né alla trama. In aggiunta, l’adunata di personaggi che accorrono ad assistere alla partita ha più di un parallelismo con Ready Player One. Sulle tribune e a bordo campo intravediamo, tra gli altri, King Kong, Pennywise, Scooby Doo, il gigante di ferro, i Flintstones, The Mask, gli Estranei e i drughi di Arancia Meccanica. Troppo.

Se si volessero ascoltare i maligni, si potrebbe pensare che Warner abbia sfruttato l’occasione per mettere in vetrina tutti i contenuti disponibili sulla piattaforma HBO Max che, in quanto a sottoscrizioni, rimane lontana da Netflix, Amazon Prime e Disney+.

Il basket in secondo piano

Come detto, il film non può che risultare compromesso da tutta questa confusione. L’elemento che più ne esce ridimensionato è, paradossalmente, proprio il basket. Non tanto per lo spazio nullo riservato ai giocatori NBA e alle giocatrici WNBA, quanto perché si percepisce come il focus sia spostato altrove.

Anthony Davis, Klay Thompson, Damian Lillard, Diana Taurasi e Nneka Ogwumike formano la Goon Squad, contro la quale LeBron e i Looney Tunes si dovranno scontrare. Ma, oltre a fare da modelli per le creazioni degli avatar, nessuno di loro appare di fatto sullo schermo né ha battute rilevanti. Questo è un peccato, perché come visto l’altra volta, un maggiore coinvolgimento dei giocatori, poteva dare al film qualcosa in più.

Uno scomodo precedente

Parliamo ora dell’elefante nella stanza. Perché la percezione di Space Jam: New Legends è inevitabilmente connessa al paragone con il suo predecessore. Il fatto che il film non regga il confronto con lo Space Jam del 1996, non aiuta ad alzare il giudizio, semmai lo peggiora ulteriormente.

Non c’è nessuna nostalgia in questa asserzione, ma dopo la visione del film, il paragone tra i due prodotti è abbastanza ingeneroso. Quello con Michael Jordan era un film tutt’altro che perfetto, ma struttura e trama erano ben definite. La primogenitura, come in molti campi, porta con sé dei vantaggi, e su chi viene dopo grava sempre il compito di superare ciò che c’era prima.

In questo, Space Jam: New Legends ha di fatto fallito. Non tanto nelle intenzioni, già di per sé ardite (Space Jam è col tempo diventato un classico degli anni Novanta), quanto nella realizzazione. Un’altra pecca di Space Jam: New Legends è sicuramente rappresentata dal cast. Non tanto per i presenti, che fanno ampiamente il loro lavoro, quanto per il contorno, pressoché assente.

Il solo Don Cheadle, seppur bravissimo e a suo agio nella parte dell’antagonista, non riesce a spezzare la monotonia che si fa via via più pesante. L’assenza di figure di contorno (numerose nel primo Space Jam) appesantisce la storia che, come detto nei paragrafi precedenti, già di per sé stenta a decollare.

La mancanza di un Bill Murray o di un Wayne Knight si fa sentire terribilmente, e non basta uno sketch (quello sì, ben riuscito) con Michael B. Jordan per riequilibrare la situazione. L’aspetto più convincente del film è senza dubbio la colonna sonora, che comprende tra gli altri Lil Wayne, John Legend, Lil Baby, SZA, Saweetie e Damian Lillard stesso.

Un’occasione persa

Space Jam: New Legends è un’occasione persa. La via da seguire era sicuramente impervia, ma c’era comunque la possibilità di confezionare un prodotto che lasciasse un’impronta, come fatto 25 anni fa. Il risultato è invece un film tutto sommato dimenticabile, dove le imposizioni della casa di produzione sono enormi e risultano quantomeno pesanti, se non addirittura stucchevoli.

Il bilancio complessivo è purtroppo negativo, e non basta avere LeBron James per rimettere tutto in sesto. Il Re ha risollevato e condotto squadre ad imprese che sembravano impossibili, ma chiedergli di replicare sul grande schermo i miracoli del parquet, sarebbe davvero troppo.


a cura di
Simone Stefanini

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