CHOLO e la collaborazione con Mickey in “Favelas”

CHOLO e la collaborazione con Mickey in “Favelas”
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“Favelas” è il titolo di uno dei brani più estivi che abbiate mai ascoltato. Tutto frutto della mente di CHOLO e Mickey, due giovani ragazzi che qualche anno fa si sono conosciuti tra i banchi di scuola ed ora hanno deciso di collaborare e dare vita ad un nuovo progetto dal sound fresco e giovane, proprio come loro.

Il singolo d’esordio del duo è disponibile dal 14 maggio sia in radio che in digitale. Prodotto dai producer multiplatino Soulker e JARO e scritto da CHOLO, Mickey e Noemi Fiorà, “Favelas”  unisce il ritmo tropicale del reggaeton, il flow della trap e il basso delle produzioni della musica house. Il testo alterna rime e ritornelli che rimangono in testa e ti fanno venir voglia di ballare. Provare per credere!

Ho intervistato metà del duo solo per voi! Ecco cosa mi ha raccontato CHOLO.

Ciao CHOLO, e benvenuto! Domanda a bruciapelo: come ti senti ad aver lanciato il tuo primo singolo?

Ciao a tutti! Grazie per la domanda. Il lavoro fatto finora mi rende orgoglioso e felice del percorso intrapreso. Mi rendo conto di aver ancora tanta strada da fare, ma questo inizio mi dà sicurezza in me stesso. Non ho più paura di cadere. Sono contento di potermi finalmente confrontare con altri artisti e mettermi alla prova nel mercato discografico. Spero che tutti tornino a ballare con “FAVELAS”.

Il tuo nome all’anagrafe è Lorenzo Commisso ma hai scelto un nome d’arte. Siccome sono molto curiosa, ti andrebbe di raccontare a me e ai nostri lettori come mai hai scelto di chiamarti CHOLO?

Certamente! Avevo 15 anni e ancora non mi avvicinavo tanto al mondo della musica. Un giorno uscii dal parrucchiere e un mio amico mi disse che assomigliavo al Cholo Simeone (allenatore di calcio). Il soprannome “CHOLO” ebbe subito una grande viralità nel piccolo paese e così decisi di mantenerlo per i miei percorsi artistici.

Il 14 maggio è uscito in radio e in digitale “FAVELAS”, il tuo singolo d’esordio in collaborazione con Dj Mickey. Ho letto nella tua biografia che vi siete conosciuti tra i banchi di scuola. Ti va di raccontarci come nasce il progetto che vi vede protagonisti?

Proprio così. La conoscenza con Michele (Mickey), per il quale ho provato molta stima fin da subito, è arrivata all’interno del liceo. “FAVELAS” nasce poco prima del primo lockdown con la proposta da parte sua di costruire un progetto nuovo, distintivo e duraturo. In un periodo per tutti doloroso per noi è stato motivo di crescita, con la volontà di migliorarsi e seguire le proprie passioni. Ho accolto subito l’idea e sinceramente non avrei mai pensato potesse migliorarmi così tanto.

Ascoltando FAVELAS non si può che pensare all’estate. Un mix di sound tra il reggaeton (che d’estate non può mancare), trap e musica house. Un genere che si discosta un po’ dall’indie che fino ad ora hai suonato. Come nasce “FAVELAS” e cosa racconta?

Sì, in età adolescenziale sono stato molto influenzato dalla musica indie. “FAVELAS” invece, mischia le sonorità che più ci hanno caratterizzato durante gli anni delle serate nei locali (reggaeton, trap e house).
Nel complesso, lo stile che vogliamo portare si può definire “hard reggaeton” proprio per la presenza di tutti i generi precedentemente citati.

Il brano racconta una delusione d’amore. Il protagonista si perde nell’alcol cercando di smaltire la delusione ritornello dopo ritornello. Anche le strofe diventano via via sempre più allegre e scherzose proprio come il protagonista. Il testo però, nasconde anche un significato allegorico: il brano vuole infatti rappresentare una consapevolezza superficiale della società odierna.

A breve riprenderanno i concerti e so che tu hai aperto i concerti di Franco126 e degli Eugenio In Via Di Gioia. Qual è il prossimo artista di cui vorresti aprire il concerto? E invece a quale concerto vorresti andare da spettatore?

Vero, sono state due cose inaspettate ma bellissime allo stesso tempo. In questo momento voglio lavorare sulla nostra musica; mi farebbe piacere aprire il concerto di tanti artisti, ma non ho una preferenza particolare. Da spettatore mi piace ascoltare tutti, perché da ognuno posso capire e imparare tantissime cose. Questo è fondamentale per un artista emergente.

a cura di
Ilaria Valsecchi

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