The Rideouts: alla scoperta del loro “Magical World”

The Rideouts: alla scoperta del loro “Magical World”
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Hanno viaggiato in lungo e in largo: Inghilterra, il ritorno in Italia, un tour negli USA, tantissime collaborazioni. Anche quando erano materialmente fermi in un luogo, i The Rideouts non hanno mai smesso di muoversi con la mente e di continuare la ricerca di stimoli.

Massimiliano (Max) Scherbi ha fatto nascere questo progetto nell’ormai lontano e mitico 2000, quando decide di trasferirsi in Inghilterra. Da allora tante cose sono accadute. Anzi, “tante” non quantifica sufficientemente la mole di esperienze che hanno portato, nel 2021, alla pubblicazione del nuovo album della band, “Magical World”. Un disco davvero pregevole, ricco di sfumature, di collegamenti e di ispirazioni diverse che ben si amalgamano nel corso degli undici brani presenti.

Proprio per questo, l’intervista che leggerete ha creato spunti davvero molto interessanti. Buona lettura e, per chi come il sottoscritto non li conosceva – male, male, male – buona scoperta!

Ciao Ragazzi. Leggendo la vostra biografia, beh, di strada ne avete fatta. Soprattutto tanti palchi, tante esperienze diverse che poi sono confluite nel progetto The Rideouts. Esperienze che nel 2021 hanno portato alla creazione del nuovo album “Magical World”. Come è stato e come sta andando questo viaggio mistico attraverso i decenni della musica?

Molto bene. Ho avuto la fortuna che tutte queste esperienze mi hanno di volta in volta arricchito, sia da un punto di vista personale che soprattutto musicale. Il confronto tra idee, gli spunti compositivi e non solo che ti possono arrivare da chi ha più esperienza di te sono sempre positivi. Di volta in volta cerco di far mie queste “novità” e di inserirle nella musica che scrivo. “Magical World” è un ulteriore capitolo di questa storia tutta in divenire.

The Rideouts
Mi sorge una malsana curiosità: le registrazioni sono terminate nel 2018, eppure l’album vede la luce solo oggi… Cos’è successo? È stata una scelta voluta?

Non è stata una scelta voluta. Il mixaggio e il master erano pronti nel 2019 e poi l’album sarebbe dovuto uscire nei primi mesi del 2020, subito dopo il singolo “Blue Neighbourhood”. Anche noi siamo stati rallentati dalla pandemia. A un certo punto ho deciso di pubblicare l’album ugualmente, sperando così di portare un po’ di spensieratezza in questi momenti difficili.

Magical World ha diversi stili al suo interno che tuttavia riescono ad amalgamarsi bene tra un episodio e l’altro. Penso ad esempio a “I’m Still Dreaming of You”, alla title track stessa e all’opener “Blue Neighbourhood”. Mood molto differenti, eppure non rendono l’album confusionario. Cosa non scontata. Come riuscite a rendere tutto eterogeneo ma al tempo stesso coeso?

Album in cui le canzoni sembrano fotocopie le une delle altre non mi sono mai piaciuti. Quando scrivo cerco sempre di inserire nei miei pezzi sonorità diverse, idee nuove, in modo da rendere i brani particolari, unici. Una volta scritti, li metto insieme e cerco di dar loro un ordine grazie al quale il tutto abbia senso. L’idea di base c’è da subito: quando inizio a comporre le canzoni di un album di solito ho già un’idea di quale sarà il filo rosso che le legherà. In quest’album in particolare ho voluto trattare più situazioni della vita, da argomenti più comuni come l’amore di coppia (“You make me sing”) ad altri più particolari come la violenza domestica (“Love-Hate”).

“Ogni scarrafone è bello a mamma soja” (cit.). C’è un brano di “Magical World” cui tenete particolarmente? E perché?

“I’m still dreaming of you”. Nato come una ballata pensando a una coppia immaginaria è diventato un brano che parla di un’esperienza personale. Avendo iniziato poco prima del lockdown una relazione, mi sono trovato a non poter vedere la mia fidanzata per mesi perché di un’altra regione. Per questo motivo sento questo brano più degli altri.

Come nasce un brano dei The Rideouts? Qualcuno di voi porta un’idea di riff, qualche melodia e poi ci lavorate sopra oppure jammate? O partite da testi su cui cucire ad hoc la musica?

Tutti i brani sono nati dalla mia penna. A volte parto dal testo, altre volte dalla musica, a seconda dell’ispirazione. Poi registro tutte le mie parti: la voce, le chitarre, il piano… Successivamente mando la traccia agli altri in modo che possano lavorare alle idee per le loro parti (basso, batteria, seconde voci). Quando sono pronti, ci confrontiamo e decidiamo quali sono quelle definitive per poi registrarle.

Un aneddoto particolare accaduto nel corso degli anni che ricordate con piacere?

Più che un aneddoto è un’esperienza e cioè aver potuto suonare insieme a Nek. È stata una rivelazione. Non seguendo molto la musica italiana sono rimasto molto colpito dalla sua cortesia. Da parte di una celebrità non ti aspetti tante volte che questa sia disponibile a confrontarsi con te e a prendere in considerazione le tue idee. Il soundcheck con lui è stato veramente piacevole perché abbiamo discusso e scelto insieme quali sarebbero stati i suoni, gli arrangiamenti migliori per il nostro concerto.

Ultima domanda: a cosa paragonereste la musica dei The Rideouts? Un paesaggio, un luogo lontano, un mobile Ikea…

Un quadro d’arte contemporanea. Quelle cose tipo due linee di colore e tesi su tesi per interpretarne il significato. Ecco, mi piace pensare alle nostre canzoni così: un qualcosa che ognuno senta suo a modo proprio, a cui si relazioni in modo personale.

a cura di
Andrea Mariano

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Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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