Nomadland: recensione del film di Chloé Zhao che ha trionfato agli Oscar

Nomadland: recensione del film di Chloé Zhao che ha trionfato agli Oscar
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The Father, Judas and the Black Messiah, Mank, Minari, Promising Young Woman, Sound of Metal e The Trial of the Chicaco 7. Questi i diretti contendenti di Nomadland per il premio al Miglior film agli Oscar 2021 appena assegnati. L’Academy incorona il terzo lungometraggio di Chloé Zhao miglior pellicola del 2020, al termine di un dominio incontrastato nel corso dell’Awards Season.

Miglior film, miglior regia e Miglior attrice protagonista a Frances McDormand; tre premi a fronte di sei candidature per un film che Zhao ha scritto, diretto, co-prodotto e montato. Già dalla premiere alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia – dove ha vinto il Leone d’OroNomadland ha messo d’accordo gran parte della critica, se non tutta.

Adattamento del libro della giornalista Jessica Bruder, Nomadland – Un racconto d’inchiesta, il film della Zhao è arrivato nelle sale in occasione della riapertura. Il miglior film del 2020, un anno nero per il cinema, ma che non ha mancato di portare al pubblico titoli di altissimo livello produttivo e contenutistico.

Chloé Zhao ha già in cantiere un progetto per i Marvel Studios, The Eternals – in uscita a novembre – e due lungometraggi alle spalle che sono stati “terreno di prova” per affinare una tecnica e un talento registico fuori dal comune. Seconda donna in 93 edizioni ad aggiudicarsi il premio per la Miglior regia, Zhao ha dimostrato al mondo intero di essere una fuoriclasse.

“Tu sei tra i fortunati che possono viaggiare ovunque e a volte vi chiamano nomadi”

Nomadland è la storia di Fern. Fern perde il marito durante la Grande recessione e, rimasta senza lavoro, abbandona la cittadina industriale di Empire. Attraversa gli Stati Uniti occidentali sul suo furgone – la sua casa – in cerca di lavoro e conosce chi, come lei, ha deciso (o ha dovuto decidere) di vivere da nomade.

Zhao ci conduce alla scoperta di un mondo di cui sappiamo poco o niente, con uno stile a tratti documentaristico, mescolando realtà e finzione. Quello di Fern è un personaggio di fantasia, mentre gran parte degli uomini e delle donne che incrocia nel suo viaggio sono veri nomadi. A partire da Bob Wells, fra loro il più conosciuto e famoso.

Uomini e donne che uniscono le rispettive vite e i propri destini per comunione d’intenti, per necessità, a volte per disperazione. Che non si dicono mai addio ma solo arrivederci, certi di incontrarsi ancora lungo la strada. Chloé Zhao dirige questi uomini e queste donne, che sarebbe riduttivo chiamare attori non professionisti, con una maestria unica.

In un film con pochi dialoghi e con un andamento simile all’Adagio, Zhao fa parlare i suoi interpreti con gli occhi e col volto, con le mani e col corpo. Fa “parlare” gli spazi in cui essi si muovono; che siano gli interni angusti dei furgoni o i paesaggi naturali sconfinati, ogni singolo elemento in Nomadland ha una voce.

Ed ecco che si finisce col non sentire la mancanza di dialoghi serrati o monologhi corposi. I silenzi non sono mai vuoti, Nomadland parla per immagini e lo fa in maniera aperta, accessibile, accogliente.

Low Mist

Una delle tracce più belle della colonna sonora curata da Ludovico Einaudi si intitola Low Mist. Insieme ad Oltremare punteggia e commenta alcune delle sequenze più suggestive di Nomadland. Sequenze in cui il dominio dei paesaggi è totale e la fotografia di Joshua James Richard letteralmente perfetta.

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La palette dei colori si muove prevalentemente fra i toni delle scale di grigio e dei blu. Tonalità fredde squarciate spesso e volentieri dai rossi caldi dei tramonti, dai bagliori arancioni dei falò. La gestione delle fonti luminose naturali e artificiali è impeccabile nelle sequenze in esterni. Ci sentiamo come se fossimo lì, immersi negli spazi esattamente come Fern e gli altri nomadi.

Ci sentiamo come se fossimo lì mentre il pianoforte di Einaudi veste le immagini di meraviglia e malinconia. La partecipazione emotiva è totale grazie alla sinergia fra ogni singola componente del film. Cinema nella sua massima espressione possibile.

Frances McDormand

Frances McDormand è una delle attrici di maggior talento sulla scena, con alle spalle una carriera lunga e variegata. Con Nomadland porta a casa il suo terzo Oscar come interprete, dopo Fargo (1996) e Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017).

In Fargo è una poliziotta spigliata e perspicace, incinta di sette mesi e con un marito premuroso. In Tre manifesti una madre divorziata in cerca di giustizia e vendetta per la figlia, arrabbiata e tenace e alle prese coi sensi di colpa. La Fern di Nomadland è una vedova malinconica, orgogliosa e dura in apparenza, ma con un lato estremamente tenero disarmante.

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Basta prendere in considerazione queste tre prove per vedere che no, McDormand non recita sempre la stessa parte. Sono tutti personaggi nelle sue corde, ma il fatto che il suo tocco sia sempre così riconoscibile non è altro che un valore aggiunto.

In Nomadland porta sulle spalle gran parte del film, senza sbagliare un colpo, con una grande economia di parole e una gamma vastissima di emozioni sul volto. Straordinario come in alcune scene la sua Fern dica qualcosa con la voce ma racconti un’altra storia con gli occhi, ad esaltare il contrasto di sentimenti che ha dentro.

Il miglior film dell’anno

Alla fine della notte degli Oscar, Nomadland porta a casa tre premi e chiude l’Awards season con game, set e match. Uno dei momenti più belli della cerimonia di premiazione è stato vedere Chloé Zhao più emozionata per il premio a Frances McDormand che per quello alla regia o al Miglior film. Zhao e McDormand si amano, si stimano, sembrano fatte l’una per l’altra e questa sintonia è una delle ragioni della perfetta riuscita del film.

Nomadland è il miglior film dell’anno e la riapertura dei cinema è una vera e propria benedizione per chi vorrà e avrà il privilegio di vederlo in sala. “Per favore, guardate il nostro film sullo schermo più grande possibile” dice McDormand nel suo discorso di ringraziamento.

Il film è disponibile nel catalogo di Star (Disney+) ma il consiglio, anche da parte di chi scrive, è di correre in sala ove possibile. Correre in sala e lasciarsi trasportare, arricchire, conquistare. Tornerete a casa col vostro pezzetto di Fern e con gli occhi pieni dei tramonti sulle Badlands, magari velati da qualche lacrima di stupore e commozione.

a cura di
Anna Culotta

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