Panaemiliana: flamenco e jazz avvolti dalla nebbia

Panaemiliana: flamenco e jazz avvolti dalla nebbia
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Una strada fatta di note che unisce mondi solo apparentemente lontani

Tra mambo e note dispari, tra richiami jazz ed echi di flamenco. Avvolti però da una nebbia familiare, una nebbia emiliana. La Bassa che contrasta col sound caldo e avvolgente. Questo è Panaemiliana, disco d’esordio dell ’omonima band bolognese.

Loro stessi definiscono questi dieci brani un racconto della “visione di questa terra rosso sbiadita, piena di storie dimenticate e di atmosfere sottovalutate, bagnata da una nebbia perenne che sparisce bruciata da estati improvvise”.

Ed è strano, stranissimo assaporare queste note suadenti, ammiccanti e con un pizzico di malinconia, e associarle a un paesaggio così particolare come quello dell’incertezza che si cela nella nebbia.

Ascolta qui Panaemiliana

La title track è il perfetto esempio di questo curioso, particolare collegamento: riesce a unire questi due mondi, il caliente andalu con gli stradelli guelfi, l’armonia di chitarre pizzicate come ispirate da Paco De Lucía o Al Di Meola e i natali sotto le torri dei Garisenda e degli Asinelli.

Un processo complesso

Provate a fare ascoltare Panaemiliana a qualche vostro conoscente, ma non dategli alcun indizio. Svelate solo alla fine l’arcano, svelate solo alla fine la provenienza dei musicisti.

Probabilmente vi prenderanno per pazzi, probabilmente vi diranno che con “Pernaco” forse avevano percepito qualcosa di fin troppo particolare per essere un lavoro del sud della Spagna o della suade porto-brasileira.

Panaemiliana come la Panamericana

Un viaggio. Ecco cos’è. Un viaggio dove lasciarsi trasportare, dove la strada dritta non annoia, ma affascina, dove le poche curve che incontri regalano sorprese, elementi inaspettati. Dove è impossibile dire cosa potrai aspettarti tra cinque chilometri, tra cinquecento metri, tra un’ora.

Un viaggio, una scoperta. Confini labili, e nemmeno t’importa di simili cose. Panaemiliana è mostrare e vedere l’Emilia con orecchie diverse. Sì, perché il bello della musica è che puoi vedere anche senza l’uso della vista.

Questi cinque ragazzi di Bologna ci riescono con una naturalezza invidiabile. Al prossimo viaggio.

a cura di
Andrea Mariano

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Andrea Mariano

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