Luca Eri ha sempre pensato che la colpa non fosse di qualcuno, ma di qualcosa

Luca Eri ha sempre pensato che la colpa non fosse di qualcuno, ma di qualcosa
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Luca Eri è un giovane cantautore prodotto da Giovanni Carnazza, edito Le Siepi Dischi, distribuito da Pirames International.

All’anagrafe Luca Valeri, comincia a suonare a nove anni, grazie ad un’antica leggenda che narrava di suo nonno, salvato da morte certa proprio grazie all’uso del pianoforte; impugna la chitarra per la prima volta a quattordici anni e scrive canzoni a partire dall’età di sedici.

Il giovane cantautore sin dalla tenera età è vittima di una condanna: è stonato, al di là di ogni ragionevolezza. Così, insieme a Riccardo Nardoni – voce dei suoi testi e delle sue melodie – fonda La Solidea: band che inizialmente sembra trovare i favori della critica e del pubblico, per poi perdersi nel nulla.

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Fra poco potrò finalmente togliermi il bavaglio

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All’età di trent’anni inizia ad insegnare storia e filosofia nei licei e finisce per dimenticare così tanto la musica, da non sapere più dove fossero finiti i suoi strumenti musicali, probabilmente rimasti sempre dentro casa, ma invisibili alla vista di Luca.

Poi un giorno, un anno fa, incontra per caso, passeggiando soprappensiero per le strade, David Gilmour e Manuel Agnelli: i due lo guardano con insistenza, sembra gli vogliano chiedere un favore, lui si avvicina, incerto, e loro lo esortano, con dolcezza e fermezza insieme, non solo a riprendere a scrivere e suonare, ma addirittura a cantare: – Non te lo chiediamo per il bene dell’umanità, – specifica Gilmour – ma almeno per il tuo, ecco.

Luca oggi

Oggi Luca Eri, dopo neanche un anno, miracolosamente non è più stonato, ed è giunto al suo secondo singolo, Cenere: il confine tra sogno e realtà, alla fin fine, è sempre così indecifrabile.

Quando Omero raccontò di Elena di Troia, strappata al marito da Paride, ciascuno diede una propria interpretazione circa la vicenda accaduta, considerando diversi colpevoli a riguardo.

Luca Eri ha sempre pensato che la colpa non fosse di qualcuno, ma di qualcosa, ovvero della Mela d’Oro che Paride aveva consegnato ad Afrodite, dando così inizio a diverse tragedie che poi sarebbero avvenute man mano nel corso del racconto; a volte sono i nostri oggetti a scegliere per noi, come quando ci si accende una sigaretta senza averne realmente desiderio: ha deciso lei per noi, appunto.

Cenere, dal sound filo indie rock e lo stile cantautorale particolareggiato e pungente che contraddistingue l’artista, parla proprio di questo, un tradimento che non vede vinti e vincenti, un tradimento distruttivo, senza mezzi termini. Ecco cosa ci ha raccontato…

Com’è nata Cenere? 

Un ragazzo che conoscevo – perché poi ora non è che lo veda mai – si stava lasciando con la moglie. Era lei che voleva il divorzio.

Questo ragazzo che conoscevo era convinto che i problemi fossero altri, ma io mi ero fissato che lei avesse un altro. Quasi me li raffiguravo davanti, mentre lo tradivano: erano ancora nudi e sudati, e lui le accendeva una sigaretta. 

Ma non ho mai avuto il coraggio di confessargli la verità, e allora ho scritto Cenere per lavarmi la coscienza.

Quali sono i brani che non possono mancare nella tua playlist? 

Quello che non c’è, degli Afterhours. La canzone che scrivo per te, dei Marlene Kuntz. Depressione caspica, di Giovanni Lindo Ferretti. Papillon, degli Editors. Mr Brigthside, dei The Killers. Canon and Gigue in D major, di Pachelbel. Cyrano, di Guccini.

Preferisci l’ascolto completo di un album o playlist di Spotify? 

Mi sento spesso ripetere che l’album sta morendo e questa è l’epoca delle playlist: io, che ho sempre odiato la radio, e ho sempre preferito ascoltare prima le musicassette e poi i cd con pezzi selezionati rigorosamente da me, ti dico che preferisco l’ascolto completo delle mie playlist, su Spotify.

Hai in programma un album? Se si, è un concept? 

Ho in programma un album: il concept sarà la ricerca del suono che sto portando avanti da un po’ di tempo, per una volta nella vita ho intenzione di porre il suono prima delle parole, nella mia scala di valori.

Cosa pensi della digitalizzazione in musica? 

Che come tutte le innovazioni ha i suoi pregi e i suoi difetti: io, che sono caotico di mio, e che perso o distrutto un’enorme quantità di musicassette e CD, non posso che rendere grazie agli artefici della digitalizzazione. Non ho più il terrore di perdere o distruggere nulle, e con un click posso ascoltare qualsiasi canzone mi passi per la testa.

Sicuramente da questa faccenda ne han no beneficiato anche coloro che fanno musica: è più facile farsi ascoltare in giro, soprattutto per i più sconosciuti. Certo, rimane il fatto che il nostro tatto, il nostro olfatto e la nostra vista reclamano un feticcio da adorare, ma un vinile si può ancora comprare, fortunatamente. Anche se a me, più che i vinili, mancano le musicassette e i CD, con i quali sono cresciuto.

a cura di
Giulia Perna

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