I sentimenti trasparenti di Valentina Polinori

I sentimenti trasparenti di Valentina Polinori
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Quello che più colpisce di Valentina Polinori è la sua determinazione. Non è solo una musicista autorevole, con tanto di formazione al Conservatorio di Santa Cecilia, ma ha saputo sviluppare nel tempo il suo percorso legato a un cantautorato intimo e personale cominciato col primo disco Mobili. Da lì è cominciato un tour che l’ha coinvolta fra il 2017 e 2018 in giro fra Bologna, Milano, Parma aprendo i concerti di Julie’s Haircut e Lo Stato Sociale.

Siamo giunti così al suo nuovo disco Trasparenti. Lo stile musicale sospeso fra cantautorato rock ed elettronica minimale è ormai una conferma, ma qui siamo in una maturità compositiva nei testi e nelle musiche. Nel primo caso Valentina abbandona quel rifugio ermetico nei testi del disco precedente per un’apertura verso il tema della trasparenza dei rapporti umani, della difficoltà di guardarsi dentro e relazionarsi con gli altri. Ma lasciamo sia lei, ringraziandola per l’intervista concessa, a raccontarci questa sua nuova avventura.

Hai scritto testi e musiche per il disco “Trasparenti”. Chi sono i tuoi collaboratori musicali?

Alessandro di Sciullo è stato il produttore musicale di tutto il disco, poi sicuramente Stefano Rossi (basso) e Federico Santoni ( batterie), due musicisti impareggiabili.

Mentre il tuo primo disco aveva una stesura dei testi più ermetica qui hai scelto la trasparenza come tema portante del disco mostrando per prima cosa i tuoi sentimenti come paure e riflessioni. Come è avvenuto questo passaggio di apertura?

È stato molto naturale devo dire, non ci ho pensato sul momento ma riascoltando i brani dopo averli scritti mi sono resa conto che erano tutti più intimi.

La pandemia ha coinvolto tutta l’umanità rivelando la sua fragilità umana. Nele canzoni di “Trasparenti” evidenzi la lontananza e l’incomunicabilità dei rapporti, sembra quasi profetica la descrizione della distanza nella canzoni “Andiamo fuori” e “Lo spazio”. Secondo te potremo finalmente “andare fuori e ritornare contenti”?

Speriamo! Anche in generale, vorrei essere meno spaventata dall’incomunicabilità nei rapporti, a volte basta solo parlare più chiaramente.

Hai aperto i concerti per Cristina Donà e Ginevra Di Marco, due autrici che hanno portato avanti progetti molto personali evitando attenzioni mediatiche e ricevendo apprezzamenti negli anni. Ti senti vicina a loro? A tuo avviso è ancora valido in Italia questo tipo di approccio più personale o è cambiato qualcosa?

Devo ammettere che ho ascoltato recentemente Cristina Donà, non la conoscevo benissimo e mi è piaciuta molto. Non so se sia valido nel senso commerciale del termine, io trovo importante avere un approccio personale alla musica, credo sia giusto essere guidati da quello che si ha da dire e dai suoni che si preferiscono senza necessariamente allinearsi a tendenze più ampie. Non credo sia utile chiudersi o allontanarsi dai media, e soprattutto credo fortemente nell’importanza di ascolti eterogenei e continui, essere personali non significa ignorare quello che ti circonda o diventare impermeabili.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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