Francesco Sgrò: il cantautore domestico

Francesco Sgrò: il cantautore domestico
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Certo, non se lo sarebbe mai immaginato Francesco Sgrò (in arte Sgrò) di diventare fortemente attuale in questo periodo di pandemia. Si perché lui si definisce “cantautore domestico”. Come una sorta di hikikomori sviluppa ispirazione e, di conseguenza, canzoni all’interno delle quattro mura.

Oltre ad esordire col singolo In differita è disponibile un video del brano diretto da Pietro Borzì e animato da Giulia Conoscenti, che vede come protagonisti un cowboy e la sua dama in una storia di amori non corrisposti, come purtroppo avviene spesso. Abbiamo chiesto a lui di illustrarci il suo percorso umano e artistico.

Ti definisci un cantautore domestico che trova nelle mura di casa un conforto. Secondo te è una questione di “attitudine” personale o credi sia necessario come genesi di un percorso creativo?

Preciso che “cantautore domestico” è una definizione che mi ha dato un amico, perché per me “tornare a casa” è un intero percorso che sto seguendo e inseguendo da anni – e lui lo sa. La sua definizione mi è piaciuta proprio perché scherzosa e ironica, mi aiuta a sdrammatizzare tutta la nudità che metto in gioco facendo canzoni. È vero però che trovo tra le mura di casa un conforto. “Casa” non è da intendere come la casa-abitazione, ma come uno spazio intimo, simbolico, privato, accessibile a pochi, uno spazio in cui si accumulano tutte le emozioni che provo. Questo spazio, a volte, riesce in un certo senso a materializzarsi. Per esempio quand’ero piccolo c’era un mobile in sala, il mobile dei “piatti buoni”, che aveva un odore di tana libera tutti, andavo spesso a sentirne l’odore, quell’odore per me era casa. Casa, insomma, è il luogo del mio materiale emotivo, è lì che, vestendomi da palombaro, vado a cercare la nudità che espongo, che dono, che voglio comunicare agli altri. Non so se per tutti quelli che hanno a che fare con l’arte valga quello che vale per me. Io, per adesso, trovo in quella casa, in quell’odore di tana libera tutti il mandante delle mie canzoni, ma in qualche modo, e qui prendo a prestito un’espressione dal cinema, anche il suo soggetto.

Credi nella forma canzone come mezzo di condivisione dei sentimenti e di stati d’animo?

Io credo nella forma canzone, la venero, la prego, le chiedo aiuto, la invoco, la canto. La canzone è stata la prima forma d’arte che mi ha ascoltato. Rimmel di De Gregori, Radici di Guccini e Bringing It All Back Home di Bob Dylan hanno salvato la mia adolescenza. Sai, il mondo è di chi se lo prende, non sembrano essere ammesse altre posture. O decidiamo di parlare o veniamo parlati dagli altri. E, in quest’ultimo caso, il nostro spazio diventa uno spazio sempre più piccolo, e sempre più invaso, occupato, vissuto da qualcun altro. Allora, cosa fare? Per esserci ci vuole spazio intorno, la voce nasce dallo spazio, ed è lì che cresce. A 6 anni inizio a balbettare, da quel momento il linguaggio degli altri (parlare in un certo modo in un certo tempo) mi diventa qualcosa di inarrivabile e di ostile. Così sperimento, via via, la necessità di trovare un mio spazio, un mio linguaggio che mi faccia vivere secondo un tempo attivo (parlare) e non passivo (essere parlato). Come ti ho detto, ho avuto la fortuna di trovarlo, durante l’adolescenza, nella forma canzone. Ed è lì che ho deciso di abitare. Abitare la canzone per me significa prima ascoltare ogni giorno ore e ore canzoni e impararle a suonare, e poi iniziare a scriverne di mie proprie. Via via ho così avuto, direi inevitabilmente, l’esigenza di condividerle. Questo decidere di offrire e offrirsi nasce, credo, da una mancanza. “Mancanza” intesa non come pena e sofferenza, ma come linfa vitale, come una forza motrice che la rende condizione di apertura e elemento d’espressione per l’altro.

Dopo il tuo esordio ti saresti mai aspettato di aver creato una figura di cantautore incredibilmente attuale? Nel senso che, in questo periodo di chiusura obbligata in casa, tutti noi facciamo i conti con la “differita” nei rapporti con gli altri.

Mi fa sorridere questa domanda perché in effetti è vero quello che dici. Ad ogni modo, sentirsi in differita credo sia qualcosa che capiti spesso un po’ a tutti in ogni momento della vita. Sentirsi in differita rispetto agli altri, ma anche rispetto a se stessi, al proprio corpo, alla propria età, rispetto alla società, alla politica, ecc.

Spiegaci meglio questo love test disponibile sul tuo sito.

Il love test (consultabile sul sito www.francescosgro.com n.d.r.) è un mini game in cui chi partecipa potrà impersonare un avatar (una dama o un cowboy), avendo come obiettivo quello di sedurre un altro avatar scelto da lui (una dama o un cowboy). Non svelo altro. Diciamo che è la porta di ingresso al mondo di Sgrò, magari non la porta principale, ma quella sul retro.

Chi sono i collaboratori musicali del tuo progetto e quali sono i prossimi obiettivi?

Il collaboratore più stretto è Andrea Ciacchini, produttore artistico del disco. Se il maestro è colui che porta il fuoco, cioè colui che sa portare e dare la parola, che valorizza la singolarità e le differenze, allora Andrea Ciacchini è stato per me un maestro. Così come Albert Hera, studioso e pedagogo della voce. Mi va anche, però, di fare altri tre nomi, persone a cui sono molto legato da profonda stima: Myriam El Assil e Carlo Alberto Giordan, art direction del progetto, e Pietro Borzì, regista del video di “In differita”. Per quanto riguarda i prossimi obiettivi, il coronavirus ha scombussolato un po’ i piani, a dire il vero, ad ogni modo farò uscire molto probabilmente un altro singolo a giugno o luglio, e poi un terzo singolo più avanti.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

2 pensieri su “Francesco Sgrò: il cantautore domestico

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