Occhiopigro e Charlie Fuzz presentano il nuovo singolo “Senso D’orientamento”

Occhiopigro e Charlie Fuzz presentano il nuovo singolo “Senso D’orientamento”
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Senso D’orientamento, fuori il 10 aprile su tutti i digital store, è un brano nato dal connubio artistico tra Occhiopigro e Charlie Fuzz.

Sul brano

La traccia descrive quel particolare momento della vita comune a tutti gli esseri umani. Quando una storia finisce lascia dentro troppe domande, poche risposte; le immagini di viaggi, tra montagne e mari, trattengono al loro interno un’unica universale sensazione: il sentirsi persi. Così Marco Urbinelli, in arte Occhiopigro, ha voluto immortalare il tutto, sentendosi, durante la composizione del brano, perso e piccolo di fronte ad una nuova vita tutta da capire.

La forza e specialmente la chiave di lettura del testo sono la consapevolezza di voler ridere e vivere “quel momento” come fosse qualcosa di leggero, un’opportunità per scoprirsi più belli di come ci si sentiva. Da qui la melodia scanzonata e una caricaturale rappresentazione della scia di ricordi modellati tramite diversi frame grotteschi, spensierati, splendidamente ricuciti con semplicità e autoironia.

Senso d’orientamento nasce con l’idea di trovare qualcosa di bello in una situazione disastrosa, durante il letargo alcolico in pomeriggi passati a suonare con il mio amico e collaboratore artistico di quel periodo (Enrico Gismundi), ideatore del giro di basso che ha ispirato l’evoluzione musicale del brano” ammette l’autore, che decide in seguito di condividere il viaggio verso la “guarigione” con Charlie Fuzz, creando appunto un binomio vincente.

Ciao ragazzi, partiamo dal principio. Da cosa nasce il brano “Senso d’orientamento”? È un avvertimento autobiografico? 

OP: Si, è autobiografico. Nasce dalla fine di una storia di diversi anni fa e da un momento in cui iniziavo ad accostare i “pensieri” all’elettronica.  Quello che ho trovato da subito importante, che caratterizza il mio modo di scrivere, è cercare di far avvicinare l’ascoltatore alla storia dandogli modo di sentirla anche un po’ sua. Il brano racconta di un momento che abbiamo vissuto tutti, e di come bisogna riuscire a prendere di quel momento la parte “buona”. Non cancellare il passato ma incanalare quelle emozioni per rendere ancora più bello quello che sarà. E questo è qualcosa che ognuno di noi nella vita ha sperimentato o dovrà farlo, chi ascolta il brano darà un volto alle mie parole, che a quel punto saranno anche sue.

Il brano è prevalentemente electropop con dei riferimenti piacevolmente anni 80. Ci raccontate la scelta del sound? 

OP: Il sound del brano è quello che più caratterizza le mie produzioni, sono un appassionato degli ’80 e inevitabilmente tendo a rievocarli nella scelta dei suoni, negli arrangiamenti. Allo stesso modo sono un accanitissimo fan del “nuovo”, seguo artisti attuali e avanguardisti nel modo di comporre.

Il sound di “Senso D’orientamento” e dei miei brani in generale cerca di racchiudere questi due mondi, uno sguardo al passato ma con una spiccata voglia di futuro. 

Come pensate sia possibile portare avanti i progetti musicali senza i live al momento?

CF: È un duro periodo anche per noi che facciamo parte di uno dei settori cosiddetti “non essenziali”. Siamo stati fortunati a finire “Senso d’orientamento” prima dell’esplosione del virus, anche per le riprese del video, questa canzone per noi è un’ancora di salvataggio.

Sono meno fortunato con le registrazioni dei miei nuovi pezzi, lì abbiamo dovuto bloccare tutto per forza di cose, lo studio dove avevamo iniziato le registrazioni stava traslocando e poi è scoppiata l’epidemia. Abbiamo dovuto fermare tutto, essendo 6/7 persone tra me, la band e i tecnici del suono, siamo stati costretti a rimandare.

Soluzioni utili da consigliare ai nostri lettori musicisti? 

Forse chi fa musica elettronica o chi è “attrezzato” a livello casalingo è più fortunato in questo momento, resta il fatto che per i live c’è poco da fare. Le dirette non sono la stessa cosa, diciamocelo chiaramente. Purtroppo è così.

La soluzione?

La soluzione al momento è solo quella di stare a casa, in modo da goderci i live con una felicità dieci volte più grande di prima.

Dove avrete assolutamente voglia di suonare il vostro ultimo singolo finita la quarantena? 

OP: Sicuramente il desiderio più grande è quello di iniziare la promozione per i club come avevamo preventivato prima della quarantena, ma rispondendo alla domanda con addosso i segni di questa “clausura”: il primo posto in cui vorrei suonare il singolo è su una spiaggia. Un bel chiosco del lungomare di Sabaudia guardando il tramonto con una bottiglia di vino freddo in consolle.

CF: Vorrei intanto recuperare le due date che mi sono saltate perché le venue sono davvero molto belle (una al Together Mansion di Roma e l’altra al Symposio Cafè di Cassino) e poi vorrei principalmente finire le registrazioni e suonare dove e quando possibile, magari in elettrico, visto che nei mesi precedenti è stato difficile suonare con tutta la band senza limitazioni.

Se doveste scegliere tre album da consigliare ai nostri lettori, quali scegliereste e perché

CF: Ne scelgo tre che sto ascoltando in questo periodo: Belle and Sebastian “The Boy with the Arab Strap” (1998); Franco Battiato “L’Arca di Noè” (1982); Fugazi “Steady Diet of Nothing” (1991).

– Belle and Sebastian “The Boy with the Arab Strap” (1998)

In realtà conosco bene questo disco ma ultimamente ho ripreso ad ascoltarlo a ripetizione insieme agli altri dei B&S. I loro suono delicato e le loro melodie aprono il nostro soffitto e sembra di godersi la primavera a pieno, nonostante siamo chiusi in casa.

– Franco Battiato “L’Arca di Noè” (1982)

Quando non possiamo viaggiare, ci pensa il Maestro a raccontarci posti solo come lui sa fare. È un disco di cui non si è mai parlato abbastanza, un disco completo. C’è tanto Battiato d’avanguardia nel suo periodo migliore e c’è tanto oriente. Un’opera d’arte.

– Fugazi “Steady Diet of Nothing” (1991)

Sicuramente tra i miei dischi preferiti in assoluto, ho ripreso ad ascoltarli tanto dopo aver letto del ritorno sulle scene di McKaye (uno dei due cantanti della band). I Fugazi sono stati una grandissima live band e non avevano bisogno di molta “lavorazione” in studio, in questo disco in particolare puoi sentire tutte le loro sfaccettature e c’è un livello di scrittura unico. Sicuramente ottimo per momenti carenti di energia.

a cura di
Redazione

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