Mondo criminale, vuoti di memoria e ritmo serrato sono le componenti chiave del nuovo film del regista giapponese, che aggiunge un altro titolo proveniente dall’Oriente al lungo elenco che caratterizza questa edizione della Mostra. Novanta minuti che giocano con i generi, in cui Sabu torna ai toni più leggeri degli esordi e si diverte con lo spettatore mentre segue un ispettore di polizia affetto da amnesia.
L’edizione della Mostra quest’anno è ricca di titoli di alta qualità provenienti dall’Estremo Oriente. Dopo gli elogi della critica riservati a Possible Love di Lee Chang-dong (Burning) e Look Back di Hirokazu Kore’eda (adesso nelle sale italiane con Sheep in the Box), e l’accoglienza più divisiva in seguito alla prima di Mr. Nelson, Did You Kill People? che ha segnato il ritorno del maestro Shin’ya Tsukamoto, arriva Fuori Concorso l’ultima opera di Sabu.
Pseudonimo di Hiroyuki Tanaka (1964), Sabu inizia come attore, lavorando per registi come Katsuhiro Ōtomo (Akira), Takashi Miike (Ichi the Killer), fino a Martin Scorsese (Silence). Tra i pochi interpreti giapponesi in grado di passare dall’altra parte della macchina da presa, i suoi esordi sono similari a quelli dell’illustre connazionale Takeshi Kitano. Dangan Runner (1996) e Postman Blues (1997) sono impostate come commedie d’azione serrate e adrenaliniche, i cui personaggi si intrecciano e incontrano in narrazioni contorte ma di grande intrattenimento.
Dopo le ultime uscite più drammatiche e apprezzate dalla critica (Mr Long è stato in concorso per il Orso d’Oro alla Berlinale del 2017), Sabu ritorna a questi esordi per il suo debutto al Lido. Arrested Memory è una conferma per i cultori del regista e una piacevole sorpresa per chi lo conosce per la prima volta. Siamo davanti ad un film in grado di unire un intreccio thriller-poliziesco intrigante, situazioni comiche basate sulla commedia degli equivoci in grado di divertire il pubblico, e molto, e un livello di introspezione psicologica non approfondito ma presente il giusto, così da aggiungere una dimensione di empatia con il protagonista sballottato da una situazione all’altra.
Trama
L’ispettore di polizia Lee (Ethan Juan) è un agente di punta della polizia di Taipei. Incaricato di salvare il figlio rapito di una facoltosa famiglia giapponese, Lee ha un ulteriore ostacolo da superare.
In seguito a un trauma legato alla perdita della propria squadra durante un’operazione, ha sviluppato infatti una forma di amnesia che ha mantenuto segreta. Lee dovrà risolvere la spinosa situazione, mentre i suoi ricordi rischiano di svanire…

Il cinema secondo Sabu
Il maestro Alfred Hitchcock descriveva il meccanismo della suspense con un’analogia, “la teoria della bomba”. Due persone parlano a un tavolo, quando una bomba scoppia all’improvviso: lo spettatore è sorpreso. Se al pubblico viene mostrata precedentemente la bomba e viene informato di quando esploderà, questo pone lo spettatore in una posizione privilegiata per cui vuole informare i due personaggi che parlano di banalità, inconsapevoli del pericolo.
Questo scarto di informazioni tra personaggi e pubblico è il meccanismo che spinge maggiormente la partecipazione del secondo in Arrested Memory. La condizione di Lee innesca diverse conseguenze nell’intreccio del film, e la maggiore consapevolezza dello spettatore ne aumenta il coinvolgimento. Numerosi sono gli equivoci innescati dall’amnesia di Lee, che da pedinatore diventa pedinato inconsapevole e le cui azioni sono fraintese in un perfetto stile da commedia degli equivoci.
L’alternanza con cui il montaggio mostra le vicende, passando dalla peregrinazione di Lee alla casa del ricco imprenditore giapponese (ruolo affidato a Shinichi Tsutsumi, collaboratore fin dagli esordi di Sabu) da cui i colleghi ne seguono gli spostamenti, genera numerose situazioni da black comedy, derivate dal fraintendimento delle azioni del protagonista.

Non mancano anche inaspettati risvolti nei rapporti di forza, specie nella location della casa, dove un personaggio assolutamente inaspettato si rivelerà il più competente nel lavoro di tracciamento degli spostamenti di Lee. Anche il gruppo dei rapitori non manca di creare situazioni surreali e rendere perplesso lo spettatore su come siano riusciti a effettuare il rapimento.
L’uomo senza passato
Arrested Memory lavora di decostruzione degli stilemi del genere poliziesco-thriller, contaminati da elementi comici, ma anche della psiche del suo smemorato protagonista. A differenza di Guy Pearce in Memento, Lee non prende appunti che gli ricordino la propria identità e la missione che deve compiere, e questo, insieme al fatto di mantenere la sua condizione segreta, aumenta esponenzialmente la sua difficoltà.
Il trauma originario, la perdita della sua squadra, è apparentemente un ricordo troppo doloroso per il protagonista, che si ritiene responsabile di quanto successo. Il desiderio di dimenticare la propria colpa, e lo stigma che è convinto deriverebbe dalla propria condizione, porta Lee sull’orlo di perdere sé stesso. I ricordi e le esperienze sono parte di ciò che siamo, ed esserne privi ci porta a vagare ed errare.
I ricordi non sono però tutto ciò che siamo: la personalità modellata in base alle esperienze, i riflessi sviluppati, e, soprattutto, il senso morale, permangono anche se si dimentica da dove derivano. Lee non diventa una tabula rasa, ma persiste nella sua missione di proteggere, come si vedrà nelle interazioni con il personaggio di Hua (Moon Lee), una giovane ragazza in difficoltà.

Il regista ha commentato che, attraverso la perdita della memoria, il protagonista ritrova paradossalmente il sé che aveva dimenticato o, meglio, che aveva inconsciamente voluto dimenticare, considerandosi un fallimento dopo la perdita della sua squadra. Lee ha voluto fermarsi, ma la memoria non può essere arrestata del tutto. Andare avanti, ricordare, è ciò che può permettergli di salvare la situazione, e sé stesso.
Azione e tecnica
Non manca la componente d’azione. La scena d’apertura, che ripercorre la missione di Lee con la sua squadra perduta, è in puro stile heist movie e sottolinea il talento di Sabu nel montaggio concitato. Il suo stile si riconosce nelle scene di inseguimenti, serrate ma perfettamente comprensibili nelle loro dinamiche, in cui non mancano momenti di divertimento per lo spettatore.
Le coreografie sono ben studiate, ma non brillano per la loro varietà. Non si parla di un cinema improntato sui combattimenti alla The Raid e Ethan Juan dimostra una certa fisicalità, però ci si sarebbe potuto aspettare di più su quel versante. Sono gestite molto meglio le sparatorie e, nuovamente, la scena iniziale è in grado di garantire momenti avvincenti.
Dal punto di vista dei costumi, gli outfit di Lee simboleggiano il suo stato d’animo. La giacchetta in cui predomina il rosso che indossa all’inizio indica i sensi di colpa e il sangue che vede sulle proprie mani. Il completo bianco con cui svolge la propria missione, ovvero portare la borsa contenente il riscatto, indica invece lo stato amnesico che ripulisce la sua memoria, e lo riporta a uno stato di innocenza. La camicia rosso scuro sotto al completo, tuttavia, indica come il suo trauma sia ancora presente e dovrà essere affrontato.
In sintesi
Arrested Memory si propone come una commedia poliziesca con connotati thriller e un twist legato allo stato di amnesia del suo protagonista, che aggiunge una certa imprevedibilità agli sviluppi di una trama semplice. Sabu approda a Venezia con un film distillato della sua poetica cinematografica, garantendo agli spettatori del Lido una visione divertita e dando loro respiro in un’edizione della Mostra improntata su pellicole di una certa importanza dal punto di vista tematico.
a cura di
Luca Murgia

