Il regista di Tutti tranne te torna con una nuova commedia romantica, ambientata a New York nell’unica notte in cui ai single è consentito fare sesso. Monica Barbaro e Callum Turner protagonisti in un racconto sulla ricerca dell’amore nell’epoca delle contraddizioni, tra ricerca di connessione e desiderio di avere tutto e subito.
La trama
Da tre anni è stata emanata una legge che ha reso illegale il sesso pre-matrimoniale, ad eccezione di 12 ore all’anno (la one night only del titolo) in cui tutto è permesso. Allie (Monica Barbaro), cantante di spot pubblicitari con la paura da palcoscenico, e Owen (Callum Turner), proprietario di una pizzeria dalla vita molto – forse troppo – ordinata, si incrociano e si conoscono mentre i loro piani si rivelano ben più complicati del previsto. È possibile innamorarsi nella notte meno romantica dell’anno?

Il regista
Il nome di Will Gluck può non scatenare reazioni immediate da parte di chi lo sente nominare, ma i titoli della sua filmografia permettono di inquadrare un certo approccio alla materia rom-com: Easy Girl ha lanciato nel 2007 la carriera attoriale di Emma Stone, Amici di letto nel 2011 quella di Justin Timberlake, mentre Tutti tranne te con Glen Powell e Sydney Sweeney ha riscosso grande successo di pubblico.
Questi titoli non hanno stravolto del tutto il genere della rom-com, ma si sono dimostrati nel tempo dei cult molto apprezzati, incentrati su dinamiche collaudate come l’amicizia uomo-donna, il rapporto tra sessualità, disillusione e ricerca dell’amore e il confronto come modalità di scoperta di sé e dell’altro.
Con One Night Only Will Gluck ripropone questi elementi in una narrazione familiare, e inserisce negli stilemi tipici del genere un twist in parte distopico, senza snaturare del tutto la materia. Il risultato mantiene certamente un tono leggero, con un lato provocatorio non troppo nascosto nei confronti di un’America reazionaria che vuole ‘tornare agli antichi valori’, dettando legge anche sulla componente più intima della vita privata.

La distopia contemporanea
La premessa della storia si può avvicinare a titoli distopici, e in particolare La notte del giudizio, con cui condivide il concept di una notte priva di regole in un futuro prossimo distopico. Il regista stabilisce un world building fatto di regole chiare prima di iniziare con l’intreccio, disseminando di informazioni e annunci gli schermi tra cellulari, televisori, fino alle insegne dei taxi. In particolare ricorrono i timer che indicano inesorabilmente il conto alla rovescia, comunicando il senso di urgenza, la corsa contro il tempo per non sprecare la possibilità offerta in quell’unica notte.
Numerosi sono gli spunti di riflessione rivolti allo spettatore attento – non che la natura stessa del film voglia renderli troppo sottili: dall’onnipresenza mediatica, agli accordi tra governo e aziende private per far rispettare la legge, all’interventismo eccessivo della polizia trasformata nella buoncostume. Una componente di critica sociale non esplorata del tutto ma sempre presente in sottofondo.
Non mancano inoltre reminiscenze della gestione della pandemia COVID che costellano inevitabilmente il cinema degli anni 2020. In particolare, è da evidenziare come parallelismo la corsa all’accumulazione dei beni di necessità e la successiva scarsità artificiale sul mercato, che annulla la spontaneità del sesso casuale tra programmaticità per i privilegiati e corse folli per chi non è stato “previdente” (diciamo solo: scena della caccia all’ultimo preservativo).
Gli stessi tatuaggi che si trovano sul polso di ogni persona, che indicano attraverso biosensori quando i rapporti sono consentiti (in modo molto semplice: verde è ok, rosso è no), sono a metà strada tra i green pass di recente memoria e un dispositivo di controllo della popolazione da distopia asimoviana.
La società descritta nel film si dimostra per lo spettatore molto più vicina a quella reale di quanto lo spettatore vorrebbe ammettere, pur non cadendo in un cinismo che sarebbe fuori posto. L’inizio della notte mostra una rapida caduta delle inibizioni forzate durante il resto dell’anno, e ne rivela la funzione di valvola di sfogo dietro alla facciata di “indice di civiltà” con cui viene descritta.

La coppia che (non) scoppia
Un fattore fondamentale per la buona riuscita in una rom-com è l’intesa tra i due protagonisti, la chimica che o c’è o non c’è. E in One Night Only la chimica c’è: Callum Turner e Monica Barbaro dimostrano un’ottima intesa sullo schermo, e danno un tocco brioso ai loro personaggi sia da soli che insieme. Se Turner conferisce a Owen una bontà che diventa spesso goffaggine, Barbaro fa convivere in Allie determinazione e una fragilità di fondo.
Lo spettatore si diverte a vedere le (dis)avventure di Owen e Allie mentre cercano di uscire dal loro elemento. Una coppia da slow burn, da attimi di sospensione, più adatta per una storia alla Prima dell’alba, sembra spinta dalla situazione che li circonda a doversi conformare a una ricerca di soddisfazione immediata del desiderio.
La contraddizione insita nel percorso che compiono durante il film è evidente: in una società che dovrebbe promuovere una maggior conoscenza dell’altro, e suggerire di “andarci piano” preferendo la conoscenza dell’altro all’intimità fisica, i protagonisti si trovano invece in un microcosmo fatto di potenziali partner casuali e consumazioni rapide, la conseguenza opposta di quello che la legge oppressiva in vigore suggerirebbe.
Mentre tutta la città corre freneticamente a a sfruttare il poco tempo concesso, Allie e Owen si nascondono, deviano il reciproco interesse, si limitano a parlare tra loro, a scoprire piano piano la persona che hanno davanti. Non trovandosi in grado di adeguarsi alla fretta che li circonda, devono spesso rallentare e studiarsi, quasi un controsenso rispetto al poco tempo che hanno.
In una società che cerca di acquistare e finire compulsivamente l’atto per passare a quello successivo, i protagonisti si trovano a preferire l’attesa precedente e ciò che viene dopo. La scelta è quella di non adeguarsi al consumismo affettivo.
Love is in the air
Il coinvolgimento di Monica Barbaro, che ha ottenuto la notorietà per il ruolo di Joan Baez nel biopic pluri-nominato agli Oscar A Complete Unknown, ha conferito alla musica un ruolo come mezzo per svelarsi e aprirsi da parte del suo personaggio. Allie ha paura di essere vista mentre canta, ha bisogno della barriera dello studio di registrazione dei suoi spot, e durante la notte la musica diventa per lei un indicatore di affinità con un potenziale partner.
Non è una novità per Will Gluck, che già in Easy Girl e, soprattutto, in Tutti tranne te utilizza brani pop e il canto come strumento di rivelazione del mondo interiore dei protagonisti e modalità di connessione tra i personaggi. Diverse scene di One Night Only riprendono questa abitudine del regista, che in una performance in particolare dimostra la necessità di avere il giusto ascoltatore dall’altra parte.
In conclusione
Per quanto la tagline iniziale diventi più veicolo per scatenare equivoci e situazioni divertenti che un effettivo studio sociale che sarebbe potuto risultare troppo pesante per il tipo di pubblico che il film vuole richiamare, la curiosità nel capire gli estremi ai quali la situazione possa essere portata può essere uno stimolo.
Rimane nei fatti una commedia divertente e ben retta da dei protagonisti perfettamente calzanti nei loro ruoli, supportati da un cast di contorno all’altezza (tra questi Molly Ringwald, Maya Hawke, Julia Fox e Charlie Gillespie) e un comparto tecnico che svolge il suo lavoro senza picchi di eccellenza. Un film divertente da grande pubblico, che prova a elevare la posta in gioco tutto sommato semplice attraverso l’impalcatura distopica della sua ambientazione.
a cura di
Luca Murgia

