Weezer (The Gold Album): l’era d’oro dei Weezer

A distanza di cinque anni, il 21 agosto 2026, i Weezer tornano con un nuovo album omonimo. Un lavoro semplice, diretto e finalmente ben riuscito

Dopo anni passati a sperimentare, cambiare direzione e pubblicare dischi con una frequenza che a volte sembrava superiore alla necessità, la band californiana capitanata da Rivers Cuomo torna con il ventesimo capitolo della propria discografia, “Weezer”, conosciuto come “The Gold Album”, uscito per Reprise/Warner Records.

Sappiamo tutti quanto ai Weezer piaccia giocare con i colori e quanto, al contrario, sembrino poco interessati a scegliere i titoli. Come da tradizione, anche questo lavoro pesca dalla tavolozza cromatica, dopo “Blue Album”, “Green Album”, “Red Album”, “White Album”, “Teal Album” e “Black Album”.

“The Gold Album” arriva a cinque anni da “Van Weezer”, ultimo full length tradizionale pubblicato nel 2021. Nel mezzo ci sono stati i quattro EP di “SZNZ”, uno per ogni stagione, oltre al tour dedicato ai trent’anni del “Blue Album”.

Prodotto da Kenneth Blume e Klas Åhlund, il nuovo lavoro nasce però in maniera diversa rispetto a molte delle ultime pubblicazioni. I Weezer sono tornati a scrivere maggiormente come band, lasciando più spazio ai contributi degli altri componenti e riducendo il controllo quasi assoluto che Rivers Cuomo ha spesso esercitato sulla scrittura.

E forse avevano semplicemente bisogno di questo.

Finalmente un album dei Weezer fatto bene

Negli ultimi anni seguire la discografia dei Weezer è diventato un piccolo atto di fede.

Hanno pubblicato molto, sperimentato parecchio e attraversato praticamente qualsiasi idea passasse per la testa di Rivers Cuomo. Alcune hanno funzionato, altre decisamente meno.

Con “The Gold Album” i ritornelli sono immediati e il power pop incontra un suono più pesante e sporco. Kenneth Blume aveva parlato della volontà di realizzare il Weezer più “violento” possibile. Calma: nessuno finirà per errore nel pit di un concerto degli Slayer. Ma il suono è effettivamente più robusto, meno levigato e soprattutto più vivo.

E non è soltanto una questione musicale.

Dietro “The Gold Album”, infatti, il tema centrale pare essere proprio questo: cosa significa continuare a essere i Weezer dopo più di trent’anni?

Invecchiare, convivere con le aspettative del pubblico, accettare le proprie stranezze, trovare qualcosa di buono nella quotidianità e continuare ad andare avanti anche quando non è chiarissimo il motivo.

Per una band che ha passato buona parte della propria carriera cercando di capire quanto allontanarsi dai Weezer, il risultato ha un che di ironico: uno dei loro dischi più riusciti degli ultimi anni arriva proprio quando smettono di scappare da loro stessi.

Dentro “The Gold Album”

I tre singoli usciti prima dell’album avevano già lasciato intravedere abbastanza bene la direzione presa dai Weezer. Da “Shine Again”, firmata da Patrick Wilson, che riporta subito al centro chitarre e melodia, fino a “We Might as Well Be Strangers”, realizzata con i Wednesday, che non rinuncia alla classica sfumatura malinconica tipica della band. L’ultimo singolo ad anticipare l’uscita dell’album è stato “C.E.O.”, dove Rivers Cuomo mette sul tavolo una questione molto più personale: come continuare a essere un artista quando, nel frattempo, sei diventato anche il custode di una band, di un catalogo e delle aspettative di un pubblico che, dopo trent’anni, sa piuttosto bene cosa vuole da te.

Il resto di “The Gold Album” prosegue sulla stessa linea. “Say Yes” apre il disco tra pressioni, compromessi e quella sensazione di dover imparare a stare dentro una vita che non segue mai esattamente il programma previsto, mentre “Don’t Make It Weird” torna su uno dei terreni preferiti di Cuomo: il tentativo, quasi sempre fallimentare, di non sembrare un outsider. Tranquillo, a noi piaci proprio così!

“Hoops” e “Nowhere” lasciano meno il segno, ma scorrono bene dentro il disco e soprattutto non sembrano corpi estranei messi lì per arrivare a quota dieci.

Nella seconda parte emergono invece “The Show Must Go On” e “Up in the Clouds”, probabilmente, insieme ai primi due singoli, tra i pezzi migliori dell’album.

A chiudere c’è “The L.A. Sound”, che riporta tutto agli inizi, ai locali di Los Angeles e agli anni in cui i Weezer erano ancora semplicemente una band che cercava di capire dove sarebbe finita.

“The Gold Album” scorre bene perché non sembra avere bisogno di dimostrare continuamente qualcosa. Le canzoni si tengono insieme, condividono lo stesso mood e, nei momenti migliori, fanno tornare quella sensazione che negli ultimi anni si era un po’ persa: mettere su un pezzo nuovo dei Weezer e ritrovarsi a cantarlo poco dopo.

Era un po’ che non succedeva.

Non serve un altro “Blue Album”

Ogni volta che i Weezer pubblicano qualcosa ci sarà sempre qualcuno che se ne esce con “Eh ma li Blue Album”, qualcun altro tira in ballo “Pinkerton” e parte la caccia al ritorno agli anni Novanta.

Sono passati più di trent’anni. Possiamo farcela ad andare avanti, dai.

“The Gold Album” non è un nuovo “Blue Album” e non ha alcun bisogno di esserlo.

È semplicemente un disco ben riuscito, se non il migliore degli ultimi anni. Ed era ora. La cosa più interessante è che i Weezer sembrano aver accettato il fatto che non devono dimostrare continuamente di poter essere qualcosa di diverso.

Dopo trent’anni possono semplicemente godersi il momento d’oro.

Quindi, se non lo avete ancora ascoltato, rimediate ora.

Il nuovo tour

In concomitanza con l’uscita di “The Gold Album”, i Weezer hanno annunciato anche “The Gathering”, il nuovo tour mondiale che accompagnerà la band tra il 2026 e il 2027.

La tournée prenderà il via con una serie di concerti in Nord America, per poi proseguire in Giappone e arrivare in Europa nel corso del 2027. Il calendario annunciato comprende date nel Regno Unito e in diverse città europee, con i Taking Back Sunday come supporto in parte della tournée.

Al momento, però, non sono previste date in Italia.

Un’assenza che lascia un po’ di amaro in bocca, soprattutto considerando che “The Gold Album” sembra avere tutte le caratteristiche per trovare una dimensione interessante anche dal vivo.

a cura di
Martina Giovanardi

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