Milano Film Fest giorno 3 – dall’identità di HBO Max ai nuovi modelli di famiglia in “Daughter’s Daughter”

Una programmazione ricca di incontri e proiezioni ha animato anche la terza giornata del festival, dagli appuntamenti industry dedicati alle strategie produttive e narrative dell’audiovisivo contemporaneo fino alla proiezione del film taiwanese Daughter’s Daughter, che ha offerto una profonda riflessione sui temi della maternità, della procreazione assistita e delle trasformazioni dei legami familiari.

Giunti alla terza giornata del Milano Film Fest, abbiamo proseguito il nostro percorso nel festival tra cinema, televisione e riflessione contemporanea, alternando incontri dedicati all’industria audiovisiva internazionale a proiezioni capaci di affrontare temi sociali e familiari con sensibilità molto diverse tra loro.

Nel corso della giornata abbiamo partecipato all’incontro HBO Max: Originali da sempre, dedicato al linguaggio e all’identità delle produzioni HBO, che ha approfondito il valore dell’autorialità e la capacità della piattaforma di unire serialità, documentario e true crime attraverso storie locali pensate per un pubblico internazionale. Il confronto tra le ospiti ha inoltre offerto uno sguardo sulle strategie narrative e produttive che caratterizzano il marchio.

A seguire abbiamo partecipato alla proiezione all’aperto di Daughter’s Daughter (2024) all’interno della sezione Scintille, realizzata in collaborazione con il Nuovo Armenia e a cura dei ragazzi del collettivo di cinema orientale CATAFIC. Questi ultimi per l’occasione hanno introdotto il film con un talk con Alessandra Pellegrini De Luca, giornalista de Il Post che si occupa di diritti e di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) e che ha pubblicato nel 2025 il podcast Generazione su questi temi.

Il talk dedicato a HBO Max e la proiezione di “Gina Lollobrigida – Diva contesa”

Alle 19.00, presso l’Anteo Palazzo del Cinema, si è tenuto l’incontro “HBO Max: Originali da sempre”, dedicato alla presentazione dei prodotti original della piattaforma approdata in Italia il 13 gennaio. Sono intervenute Elettra Canovi, Director Local Scripted Italy HBO Max, e Cecilia Penati, Senior Director Content Development and Production Networks & Streaming, che hanno dialogato – con la moderazione di Marina Pierri – sulle produzioni scripted e unscripted, soffermandosi sulle caratteristiche che contraddistinguono il marchio HBO. Al centro della conversazione il valore dell’autorialità, la ricerca di punti di vista originali e la capacità di trasformare storie locali in racconti che riescono a “viaggiare”

Dopo aver brevemente ripercorso la storia di HBO attraverso serie cult quali Sex and the City, The Sopranos e Game of Thrones, le ospiti hanno illustrato la filosofia che guida la selezione dei progetti italiani, citando titoli come Portobello di Marco Bellocchio, e prossimamente la docuserie sul caso Melania Rea e il medical drama 500 battiti, accomunati dalla volontà di non limitarsi a seguire i codici di genere, ma di raccontare spaccati psicologici e sociali più profondi.

Ampio spazio è stato dedicato anche al linguaggio dei docu (genere su cui HBO Max punta molto) e del true crime, in cui si privilegiano la complessità dei personaggi e una riflessione più ampia sui contesti sociali e culturali, mantenendo al tempo stesso una forte componente di intrattenimento. Tra i temi affrontati anche il rapporto tra mercato globale e specificità italiana, la costruzione di storie autentiche e la tutela della qualità produttiva nel tempo.

Al termine dell’incontro è stato proiettato il primo episodio di Gina Lollobrigida – Diva contesa, prima docuserie originale HBO Max Italia diretta da Graziano Conversano e già disponibile sulla piattaforma. La serie ripercorre gli ultimi anni di vita di una delle icone del cinema italiano, concentrandosi sul complesso intreccio di rapporti familiari, interessi economici e controversie che hanno accompagnato la gestione del suo patrimonio.

In particolare, la prima puntata, intitolata Il figlio, introduce le principali figure coinvolte nella vicenda, a partire dal figlio Milko Skofic e dall’ex collaboratore Andrea Piazzolla, alternando interviste inedite, materiali d’archivio e filmati televisivi che ricostruiscono il caso senza imporre una lettura univoca degli eventi. Il risultato è un racconto che, unendo dimensione privata e immagine pubblica di una diva, illustra i retroscena di una nota vicenda giudiziaria.

Il talk introduttivo di Daughter’s daughter tra CATAFIC e Alessandra Pellegrini De Luca

La proiezione del film taiwanese Daughter’s Daughter (2024) è stata preceduta da un talk introduttivo a cura del collettivo CATAFIC insieme alla giornalista de Il Post Alessandra Pellegrini De Luca, che ha permesso di inquadrare il film all’interno di una riflessione più ampia sui temi della procreazione medicalmente assistita, dei diritti e delle trasformazioni dei modelli familiari contemporanei. L’incontro ha sottolineato come queste pratiche non possano essere lette solo in chiave medica o tecnica, ma anche culturale e politica, inserendosi in un contesto globale estremamente disomogeneo, dove convivono sistemi normativi molto diversi tra loro.

Un focus particolare è stato dedicato proprio a Taiwan, primo paese asiatico a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2019, spesso considerato un riferimento per i diritti civili nella regione, ma ancora segnato da limiti nell’accesso alla PMA per coppie omosessuali e persone single. Il talk ha evidenziato come questa tensione tra riconoscimento dei diritti e loro effettiva applicazione generi anche fenomeni di “migrazione riproduttiva”, con persone costrette a recarsi all’estero per accedere a determinate pratiche.

È emersa inoltre la complessità delle tecniche di procreazione assistita — dalla fecondazione omologa ed eterologa fino alla gestazione per altri — e la forte disomogeneità delle loro regolamentazioni a livello internazionale. In questo quadro, il dibattito ha messo in luce anche la tendenza a semplificare questi temi nel discorso pubblico, riducendoli spesso a slogan, mentre si tratta di questioni che intrecciano desiderio, possibilità biologiche, norme sociali e condizioni economiche.

Infine, la discussione si è allargata a una riflessione generazionale sul significato dell’avere figli oggi, tra crisi demografica, incertezze globali e nuove forme di progettualità del futuro, offrendo così una chiave di lettura che trova nel film un naturale prolungamento narrativo ed emotivo.

Il riscontro del dibattito in “Daugher’s daughter”

Queste riflessioni hanno trovato una perfetta continuità e riscontro nel film di Xi Huang, che mette in scena il racconto di Jin Aixia, sessantenne che si trova a fare i conti con una maternità frammentata e mai lineare. La sua storia si costruisce infatti su un insieme di legami spezzati e ridefiniti nel tempo: una prima figlia, Emma, data in adozione durante una fase difficile della sua vita; una seconda figlia, Zuer, cresciuta tra tensioni e incomprensioni; e un presente che la costringe nuovamente a interrogarsi sul senso stesso dell’essere madre.

In particolare, il rapporto con la figlia minore, Zuer, si presenta come incrinato e segnato da incomprensioni. La distanza tra le due si amplifica soprattutto quando lei decide di trasferirsi negli Stati Uniti con la compagna per intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita e diventare madre. In questa scelta si inserisce direttamente il tema emerso nel talk, che ha evidenziato come la PMA sia oggi fortemente condizionata da differenze normative e culturali tra paesi.

È proprio questo percorso a subire un’improvvisa interruzione quando un evento inatteso sconvolge i piani di Zuer, costringendo Jin Aixia a riavvicinarsi in modo più profondo alla propria storia di maternità e alle sue conseguenze ancora aperte. Il film si concentra così sul riemergere del passato e sulla necessità di confrontarsi con scelte già compiute, che continuano a sollevare interrogativi nel presente.

Daughter’s Daughter mette al centro l’essere madre ed essere figlia in tutte le sue forme possibili, intrecciando complessi conflitti generazionali, l’elaborazione di traumi e la riconsiderazione di posizioni già assunte, anche in età avanzata. È un racconto sul cambiamento di prospettiva e sulla possibilità di ridefinire sé stessi e i propri legami, ma anche una profonda riflessione su tempo e memoria, in cui le scene di dialogo e confronto tra le donne protagoniste – in momenti diversi del tempo – diventano le parti più significative e impattanti dell’opera.

a cura di
Alfonso La Manna
Micol Perotti

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