Nitro torno a Torino per aprire il suo Incubi tour e tra moshpit e rime taglienti, il pubblico si è goduto un’ora e mezza di pura energia senza filtri nel tempio della musica live torinese
Il ritorno di Nitro a Torino passa per la dimensione cruda e viscerale dell’Hiroshima Mon Amour. Martedì 24 marzo, il rapper vicentino ha dimostrato ancora una volta perché i palchi dei club rimangono il suo habitat naturale, costruendo un live in cui la tecnica prende il sopravvento su qualsiasi sovrastruttura.
Nessun trucco scenografico imponente o visual pensati per distrarre: il focus è tutto sulla performance vocale e sulla presenza scenica.
Fin dal primo brano, l’impatto sonoro è frontale. Nitro gestisce il palco con l’autorità di chi ha fatto dei live il proprio marchio di fabbrica, alternando le sue classiche metriche serrate a momenti di pura esplosione di stampo quasi crossover.
La risposta del pubblico torinese non si è fatta attendere, trasformando rapidamente il parterre in un blocco compatto che ha assecondato ogni cambio di ritmo, aprendo i moshpit sui pezzi più aggressivi e accompagnando all’unisono i brani più introspettivi e storici del repertorio.
In un panorama musicale che dal vivo si affida sempre più spesso a voci registrate e autotune esasperato, la scelta di portare uno show basato esclusivamente su fiato, incastri e sudore è una presa di posizione chiara.
Quella dell’Hiroshima è stata un’ora e mezza di set tiratissimo, che ha certificato ancora una volta lo spessore di un artista capace di far convivere l’anima hardcore e quella più intima con una lucidità tecnica impressionante.
a cura e foto di
Andrea Munaretto


























