Un evento che va oltre il semplice dj set e si trasforma in un’esperienza culturale completa: il 27 al Druso di Bergamo arriva “The Casbah Night”, il progetto firmato da Paul Simonon (The Clash) e Dan Donovan.
Tra selezioni in vinile, immaginario visivo e radici punk, la serata promette di unire generazioni diverse sotto il segno di un’estetica autentica e senza tempo. Ne abbiamo parlato con Riccardo, tra gli organizzatori, per scoprire come nasce questo progetto e cosa aspettarsi da una notte che celebra la musica come linguaggio universale.
Ciao Riccardo, per prima cosa grazie per il tuo tempo. Come nasce l’idea di portare in Italia la “The Casbah Night” con Paul Simonon e Dan Donovan, e come siete entrati in contatto con questi grandi nomi internazionali?
Ciao, innanzitutto grazie a voi per il vostro tempo e per l’interesse. “The Casbah Night” nasce dalla volontà di portare in Italia qualcosa di diverso, che non sia il solito DJ set con un nome importante, ma un progetto con un’identità più profonda.La scelta di coinvolgere Paul Simonon e Dan Donovan nasce proprio da questo approccio. Il contatto è arrivato in modo spontaneo: da oltre dieci anni lavoriamo, con artisti della scena rock e indie inglese, creando rapporti personali e non solo professionali. È grazie a queste connessioni che abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto con artisti di questo calibro e sviluppare insieme un progetto come “The Casbah Night”.
A livello personale, e professionale, cosa ti lega nello specifico a Simonon, ai Clash e in generale a quel florido periodo punk rock?
Anche se ho 33 anni, Paul Simonon e i The Clash rappresentano per me molto più di un riferimento musicale: sono un modo di interpretare la musica e, più in generale, di leggere il mondo. Sono riusciti a trasformare il punk in un linguaggio universale, portando messaggi forti e rendendoli accessibili senza perdere identità. Simonon, in particolare, incarna l’evoluzione continua di un artista, la capacità di reinventarsi e creare sempre qualcosa di nuovo, come dimostrano anche i suoi progetti e collaborazioni successive, come appunto il Casbah DJ set, ma penso anche al progetto The Good, the Bad & the Queen o la collaborazione con i Gorillaz.

Il DJ set si basa sull’archivio personale di vinili di Simonon: quanto è importante oggi proporre una selezione così “fisica” e curatoriale in un’epoca dominata dallo streaming?
Nel “Casbah DJ set” questo aspetto è fondamentale: è prima di tutto un messaggio culturale, soprattutto perché viviamo nell’epoca opposta. Una selezione su vinile è una vera presa di posizione: significa rallentare, scegliere davvero e mantenere un rapporto fisico con la musica. Nel caso di Paul Simonon e Dan Donovan, poi, parliamo di un archivio personale che racconta decenni di ascolti. Non è solo DJing, è quasi storytelling musicale, un approccio artigianale.
Musicalmente, l’evento attraversa generi e culture diverse: che tipo di pubblico vi aspettate e quanto è cambiato negli anni l’interesse verso serate di questo tipo?
Ci aspettiamo un pubblico trasversale: chi ha vissuto certe cose e chi le ha scoperte dopo.
“The Casbah Night” affonda le sue radici nell’esperienza del Casbah Club: quanto conta per voi il legame tra musica, moda e cultura visiva nella costruzione di un evento?
È centrale. “The Casbah Night” non è solo musica, ma un vero e proprio immaginario. La linea artistica che Paul Simonon e Dan Donovan hanno costruito va proprio in questa direzione: creare uno spazio in cui suono, estetica e attitudine convivono in modo naturale. Di conseguenza, il nostro obiettivo è portare anche in Italia un’esperienza coerente e riconoscibile, che vada oltre la semplice line-up.
a cura di
Redazione

