Ci sono canzoni che ti entrano dentro senza chiedere il permesso, e Eva dei Gate66 è una di queste. Non è solo un brano da ascoltare, ma da vivere sulla pelle, come un brivido in una notte che non vorresti finisse mai.

Appena parte, il basso ti cattura: è ipnotico, un battito cardiaco che detta il ritmo di qualcosa di inevitabile. Poi arrivano i synth, stratificati, nostalgici e allo stesso tempo modernissimi. Sembra quasi di trovarsi in una scena di un film che non è mai stato girato, ma che tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella nostra mente.
Il testo è una lama sottile: parla di Eva, ma in fondo parla di tutti noi. Di quella parte di noi che ci sfugge, che rifuggiamo, ma a cui torniamo sempre. Può essere una persona, un’ossessione, un’idea, un errore che continuiamo a ripetere perché, in fondo, ci fa sentire vivi.
I Gate66 sanno come costruire un mondo con il loro sound: c’è dentro il pop anni ’80, certo, ma c’è anche una sensibilità che guarda avanti, come se arrivassero davvero da un’altra epoca, da quel futuro che immaginavamo nei film di fantascienza.
E poi c’è il video, che sarà realizzato con l’AI. Un dettaglio che non sorprende: i Gate66 non si limitano a fare musica, creano esperienze. E Eva non fa eccezione. È un viaggio, una vertigine. Una porta aperta su qualcosa che non sappiamo se vogliamo attraversare. Ma che, alla fine, attraversiamo lo stesso.
a cura di
Staff

